In Myanmar è morto padre Gioacchino, per 17 anni ha servito la Chiesa agrigentina

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Il vescovo della diocesi di Pathein in Myanmar, mons. John Hsane Hgyi,  ha comunicato, al card.  Francesco Montenegro, che nella mattinata del 20 maggio 2021 ha concluso il suo pellegrinaggio terreno don Joachim Naing Moe (in foto). mentre risiedeva nella casa del fratello maggiore a Yangon. La notizia della morte, di padre Gioacchino, come era conosciuto in diocesi, era stata data inizialmente da Salvo Di Benedetto sulla testata locale di informazione di Raffadali “ilpoliedronotizie.it” che così lo ricorda: “Nei tanti anni che ha servito la comunità cattolica di Raffadali, come parroco nella chiesa del Rosario, tanti hanno apprezzato il suo spirito cristiano votato quasi esclusivamente a raccogliere fondi da inviare ai suoi bambini in Birmania. Molti non sono entrati in sintonia con lui, non comprendendo la grandezza di un uomo che viveva in povertà assoluta, sacrificandosi quotidianamente per un obiettivo più che nobile”. Abbiamo trovato, inoltre,  sul Web, riscontri su siti istituzionali riconducibili alla Chiesa del Myanmar che fanno chiarezza anche in merito alla sua morte. “Un sacerdote cattolico della diocesi di Pathein in Myanmar è morto per ischemia cerebrale il 20 maggio all’età di 63 anni”. L’ufficio della Commissione episcopale per il clero in Myanmar ha annunciato la “perdita prematura” di padre Joachim Naing Moe. “Padre Joachim – si legge – era molto ospitale, amato da molte persone, premuroso e desideroso di condividere la sua conoscenza”, ha detto padre Jimmy Ei Taw.” Alle esequie,  il vescovo di Pathein, mons. John Hsane Hgyi,  ha condiviso con i fedeli ciò che gli ha detto padre Joachim quando lo ha incontrato. “Sono cresciuto in una famiglia povera ed ero molto povero nella mia vita. Per questo motivo ho risparmiato denaro senza stravaganze per aiutare i poveri e le persone in difficoltà”, ha ricordato il vescovo John”. Padre Joachim era nato l’11 settembre 1958 nella città di Kyon Ma Ngae nella regione di Ayeyarwady. Era il figlio più giovane di Joseph Ni Cor e Clara Daw Shan Tay. Aveva dieci fratelli. Ha conseguito una laurea in chimica. È stato ordinato sacerdote nel 1980 ed è stato assegnato come vicario nella parrocchia di Maungmya nella diocesi di Pathein dal 1986 al 1987. È stato, successivamente, parroco di Santa Teresa a Yangon dal 1987 al 1989, anno in cui intraprende, a Roma, la licenza in teologia biblica e Spiritualità. Terminati gli studi, svolge il suo ministero presbiterale in Sicilia come sacerdote Fidei Donum come vice parroco a a Belmonte Mezagno e successivamente nella nostra diocesi a Villafranca Sicula in aiuto dell’Arciprete Catalanotto  e dal settembre 2001 al settembre 2018, come vicario parrocchiale della parrocchia B.M.V del Rosario di Raffadali, quando ritorna definitivamente in Myanmar per continuare il suo ministero sacerdotale tra la sua gente. Ho conosciuto, padre Gioacchino, il suo stile di vita povero, in particolare ricordo di averlo invitato – dopo un suo intervento durante un incontro del clero diocesano nel quale ci rappresentava la difficile vita della minoranza cattolica in Myanmar – per una veglia di preghiera e di raccolta fondi nella parrocchia B.M.V. Madre della Chiesa a  “San Giusippuzzu”, nel 2008, in seguito al violento ciclone, con oltre 100 mila morti, che colpì il Myanmar ed in particolare la sua diocesi radendo al suolo il suo villaggio di pescatori, i suoi parenti e amici avevano perduto, soprattutto le barche che servivano per guadagnarsi da vivere. Quella sera ci colpì la sua testimonianza,  si sentiva un privilegiato nell’avare, per vivere, molto più di quanto aveva la sua gente ed in particolare i bambini del suo villaggio; per lui era, ci disse, una questione di giustizia, far arrivare – come poteva a anche a costo di stenti personali – il necessario anche per garantire una adeguata istruzione in un contesto sociale particolare,  ci ha parlato anche del regime di terrore che ieri, come oggi, mette a dura prova la minoranza cristiana del Myamar. È del 21 aprile scorso, per esempio,  questo lancio dell’Agenzia della Conferenza Episcopale Italiana (Sir): Dopo la denuncia ieri (recita) dell’agenzia vaticana Fides, anche fonti del Sir confermano la notizia. “Le chiese cattoliche nella diocesi di Pathein – dice un sacerdote che per sicurezza rimane nell’ anonimato – sono state invase ieri. Si comportano come banditi. Non so quando verranno da noi. Non abbiamo paura. Ci preoccupiamo solo dei nostri centri sanitari. Ci sono molti pazienti che hanno bisogno di cure e trattamenti”. Le irruzioni avvengono in molti luoghi. “I militari – racconta il prete – entrano nelle cliniche e negli ospedali privati, arrestano medici e infermieri, portano via tutte le medicine e le strumentazioni e distruggono il resto che non vogliono. Preghiamo che non succeda a noi”. I centri sanitari gestiti e sostenuti dai religiosi stanno svolgendo un ruolo essenziale nel Paese. “A seguito del colpo di Stato militare, il sistema sanitario governativo è già al collasso. Pertanto, i nostri centri sanitari ora funzionano come ospedali generali. Ma non sarà facile resistere a lungo. Stiamo affrontando tante difficoltà e anche il problema finanziario si sta aggravando. I servizi, fino ad ora, vengono erogati gratuitamente ma non sappiamo fino a che punto possiamo farlo in queste condizioni. D’altra parte, è difficile per noi addebitare il trattamento in questo momento perché la gente non ha i mezzi per pagare. Chiediamo loro una donazione almeno per l’acquisto dei medicinali”. “La giunta militare – conclude il sacerdote birmano – ha stabilito le leggi marziali per il popolo ma non per i militari. Possono fare tutto ciò che vogliono. Nessuna regola. Nessuna legge!”.

I suoi funerali sono stati celebrati il il 22 maggio,  nel cimitero cattolico di Mayanchaung, nel complesso del Seminario minore del Sacro Cuore, presieduti da Sua Eccellenza Mons. John Hsane Hgyi, accompagnato da circa 50 sacerdoti della diocesi di Pathein e 40 religiosi fratelli e sorelle di diverse Congregazioni e circa 100 fedeli cattolici. Erano presenti alle esequie i  suoi familiari di Yangon guidati da p. Dominic Thet Tin, parroci della St. Jude Church. esequie. Le foto delle esequie mostrano l’affetto e il cordoglio della sua gente per una morte improvvisa. Grazie padre Gioacchino, per il tuo servizio alla Chiesa agrigentina. Buon viaggio tra le braccia di Dio.

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