“Rogo coop Livatino, mons. Damiano: “reazione corale per alimentare l’acqua per spegnere i focolai di una cultura violenta”

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(Giovanni Lo Iacono, pres. Cooperativa Rosario Livatino)

L’Arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano, esprime solidarietà e vicinanza alla cooperativa “Rosario Livatino – Libera Terra” per il rogo che ha distrutto dieci ettari di grano, pronti per la mietitura, sui terreni confiscati alla mafia proprio dal giovane magistrato ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 e beatificato lo scorso anno come “martire della Fede e della Giustizia”.
“Mentre bruciano i terreni – dice mons. Damiano – purtroppo, si mantiene viva la fiamma di coloro che perpetuano azioni contro chi vuole, con determinazione seguire percorsi di legalità con l’onesto lavoro. Solo una reazione corale a questi atteggiamenti può alimentare l’acqua per spegnere i focolai di una cultura violenta e prevaricatrice”.

“Ma la mafia non si arrende – scrive Toni Mira su Avvenire – e colpisce proprio chi concretamente ha raccolto il testimone di Livatino.. Un danno considerevole, almeno 10mila euro, e una forte preoccupazione. Si tratta, infatti, del quarto incendio subito dalla cooperativa negli ultimi 3 anni e sempre nello stesso luogo, come ci spiega il presidente della cooperativa Giovanni Lo Iacono. “Sempre lì, sempre con la stessa modalità. Parte dall’interno dell’appezzamento, dal bordo di una stradella interpoderale. Il grano era pronto per essere raccolto, avevamo la mietitrebbia prenotata. Proprio come le altre volte”.
Così Lo Iacono lancia un forte appello. “Diamo fastidio a molti. Noi certo non ci fermiamo, ma potremo andare avanti fin quando potremo. Daremo fondo alle riserve. Ma se lo Stato vuole vincere deve puntare anche qualcosa su di noi, perché siamo deboli, non abbiamo un’economia tale da poter subire per altri anni questi incendi. Se no la cooperativa fallisce, lo Stato ha perso e la mafia ha vinto”.
Anche perché altri gravi fatti denunciati da mesi da Avvenire – si legge sul quotidiano –  non si sono risolti.. “Purtroppo non si è mosso niente”, è l’amaro commento del presidente della cooperativa, che coltiva oltre trecento ettari confiscati alle cosche mafiose nei comuni di Naro e Canicattì.
Alla Livatino, nata nel 2012 col sostegno del Progetto Policoro della Cei, sono arrivati oltre alla solidarietà e vicinanza dell’arcivescovo  anche quella del sindaco di Naro, Maria Grazia Brandara: “Siamo vicini alla cooperativa e auspichiamo che i responsabili di tutto questo possano essere celermente individuati. La violenza non fermerà la voglia di rendere questa terra un luogo in cui ognuno può formare il proprio futuro”. “Solidarietà e vicinanza” viene espressa dal Cartello sociale della provincia di Agrigento. “Si tratta – scrive il Cartello – di un segnale molto inquietante per l’obiettivo scelto su un terreno confiscato alla mafia per riconsegnarlo ad attività produttive nel segno della legalità – si legge in una nota -. Confidando sull’operato delle forze dell’ordine e della magistratura per individuare gli autori del gesto criminale e considerato che non è il primo episodio teso ad intimidire chi cerca di portare a reddito questi terreni sarebbe auspicabile adottare misure adeguate di prevenzione anche attraverso un impianto di videosorveglianza”.

Il Centro Servizi del Progetto Policoro di Agrigento in un nota scrive: “Siamo addolorati della triste vicenda che ha coinvolto la Cooperativa Sociale Rosario Livatino. Gesto Concreto del Progetto Policoro dal 2012 rappresenta la possibilità di fare impresa in maniera dignitosa seguendo i principi della legalità e della trasparenza.
Il sogno e il desiderio di bene della Cooperativa non potranno essere bruciati dal vile gesto che dimostra come ancora la nostra Terra sia colpita dalla criminalità.
Questo evento spinge tutta la comunità a non arrendersi di fronte a tali episodi ma continuare a promuovere una cultura del lavoro basata sul rispetto della legalità e della dignità umana”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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