Ricordando mons. Bommarito nel V anniversario dalla morte

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Mons. Luigi Bommarito (Archivio "L'Amico del Popolo"

Il 19 settembre 2024 ricorre il 5° Anniversario della morte di Mons. Luigi Bommarito. Pubblichiamo il ricordo che ci fa fatto pervenire don Angelo Chillura (cfr. n27/2024 de “L’Amico”), suo segretario negli anni anni di ministero episcopale ad Agrigento, unitamente ad altri testi tra cui alcuni tratti dall’Archivio del nostro settimanale (vedi correlati in basso).

Il giorno dell’anniversario della morte di Mons. Luigi Bommarito, alle ore 11:00, nella Chiesa Madre di Terrasini, dove riposano le sue spoglie mortali, si terrà concelebrazione Eucaristica.

“Tessitore di Relazioni”. Questo il primo pensiero affiorato subito nella mia mente, e che ho consegnato a coloro che mi chiedeva una testimonianza sul vescovo Luigi Bommarito il 19 settembre 2019, giorno della sua morte. Curava i rapporti con tutti e, nello stesso tempo, facilitava i rapporti fra le persone e i sacerdoti. Tutti quelli che incontrava si sentivano accolti. Per il ruolo che aveva, teneva contatti con tutte le realtà sociali. Ma il modo di rapportarsi era uguale per tutti: sia con quelli di una scala sociale superiore che con gli altri. Anche la persona più semplice provava motivo di vanto nel dire “sono amico del vescovo Bommarito”, come a sentirsi l’amico esclusivo, perché si sentiva accolto e rispettato. Non ha mortificato nessuno. Mai. Ha accolto tutti e sempre.

Capace di sdrammatizzare, era sempre pronto a fare il primo passo. Un elemento dominante del suo episcopato riguarda proprio la grande attenzione per i sacerdoti. Per quanto dipendeva da lui, faceva in modo da non farli sentire soli o abbandonati. Si poneva come mediatore per risolvere le difficoltà che potevano nascere tra i sacerdoti. Col suo carisma e con molta delicatezza, senza forzature e senza pretendere, otteneva i risultati. Alla base c’era questa sua capacità di accettare e accogliere le persone nella loro singolarità, con pregi e difetti. “Ama l’omu to, cu lu viziu so”, ripeteva frequentemente questo antico proverbio legato al rapporto coniugale ma che ben si addice ad ogni tipo di relazione umana e che lui applicava al rapporto con i sacerdoti. Ha reso concreto il motto del suo stemma “Ecclesiam dilexi”: ha amato la Chiesa ed i sacerdoti. Il Signore ha voluto che nel percorso della mia vita fossi chiamato ad essere segretario del vescovo Bommarito negli ultimi due anni del suo servizio episcopale ad Agrigento. E questa esperienza è stata fondamentale nel plasmare il mio stile sacerdotale e l’impegno pastorale. Ho imparato sia dai tanti insegnamenti, ma principalmente dal suo comportamento, da come lui ha vissuto il suo episcopato, da come ha saputo gestire le relazioni ed affrontare le difficoltà. Dai “grandi” c’è sempre da imparare.

(foto, www.diocesi.catania.it)

Dopo l’ordinazione sacerdotale del 28 maggio 1983 a S. Stefano Quisquina, mi disse di continuare gli studi a Roma all’Accademia Alfonsiana per la teologia morale. Per me fu una sorpresa. Non l’avevo messo in conto. Mai avevo avanzato una richiesta. Anzi, mi ero preparato a ricevere un incarico in qualche parrocchia. E nello stesso momento mi disse: “al ritorno verrai a fare il mio segretario”. Ho trascorso tre anni a Roma: i primi due per la Licenza in teologia morale, il terzo per frequentare i corsi e sostenere gli esami del primo anno del biennio per il Dottorato. Pensavo che, dopo tutto questo tempo, i suoi progetti fossero cambiati. Invece, tornato in diocesi, ad ottobre 1986 iniziai a svolgere questo nuovo servizio a tempo pieno. Contemporaneamente ho continuato a studiare e a completare la tesi per il dottorato, ho iniziato l’insegnamento di teologia morale nello studio teologico del Seminario e nell’Istituto di Scienze Religiose, facendo anche il cappellano delle Suore Paoline per le quali celebravo ogni mattina alle 7.30 la S. Messa nella loro cappella in via Atenea.

Con mons. Petralia per il Sinodo diocesano

Ha amato la Chiesa (e la Chiesa locale, agrigentina) promuovendo iniziative e attività per arricchire e rendere bella la sposa di Cristo. Ed ha amato i preti per i quali ha sempre avuto grande attenzione e rispetto. Aveva una particolare sensibilità nello scorgere le qualità, i carismi delle persone e di valorizzarle. In ogni occasione, specialmente nelle celebrazioni parrocchiali, trovava il modo di evidenziare i pregi (piccoli o grandi, pochi o molti) dei sacerdoti. Ciò serviva ad alimentare la stima dei parrocchiani verso il sacerdote, ma anche a sostenere l’autostima del sacerdote. A 5 anni dalla sua morte desidero raccontare alcuni episodi della quotidianità, per lo più sconosciuti, che diventano rivelativi della sua personalità umana, sacerdotale e spirituale. Ogni azione la possiamo considerare come un “microcosmo”: in un gesto possiamo ritrovare tutta la persona.

  • Bene silenzioso Sono testimone di ciò che racconto, e di questi fatti lui non ne parlava mai, né pubblicamente né privatamente, con altre persone. Tutti i pomeriggi li dedicava alle parrocchie e alle attività pastorali, dopo le mattinate trascorse nelle udienze o negli incontri con gli organismi diocesani. Si partiva da Agrigento subito dopo pranzo (lui non ha mai sentito l’esigenza del riposo pomeridiano). Ma prima di arrivare alla destinazione finale, aveva programmato una serie di tappe nei paesi che si trovavano nel percorso per fare visita ai sacerdoti e ai familiari, alle comunità religiose, a qualche ammalato, o per una visita di lutto.

Poi faceva in modo da arrivare in anticipo nel paese di destinazione per visitare ancora le mamme dei sacerdoti, verso le quali aveva una grande attenzione. Capiva che la presenza della mamma è molto importante nella vita del sacerdote, e le ringraziava per avere “offerto” un figlio al Signore e alla Chiesa. Dedicava tanto tempo a questi contatti carichi di grande umanità. Era consapevole che il rapporto personale aveva un valore grandissimo. E questo, di conseguenza, creava fiducia e disponibilità nei confronti del Vescovo. Incontrando i sacerdoti chiedeva subito: “come va la salute? Hai bisogno di qualcosa? I tuoi familiari?”. Il rapporto con le persone era facilitato da una straordinaria memoria: ricordava nomi e fatti.

Fra i tanti ricordi: aveva un impegno in una parrocchia di Palma di Montechiaro. Quando partiamo da Agrigento mi dice di passare prima da Camastra per visitare un giovane che da anni si trovava in una sedie a rotelle. Bisognava andare apposta a Camastra perché non si trovava sulla strada per Palma. Ma da Camastra si poteva poi facilmente raggiungere Palma di Montechiaro. E così, tutte le volte che era nella zona, faceva una visita, anche breve, a questo giovane.

Lo stesso avveniva con un giovane disabile di Cammarata, di cui ricordo tuttora benissimo il nome e l’abitazione. Trovandosi in paese o dovendo attraversare il paese per andare a S. Stefano, si fermava a fargli visita. E cosi faceva con tante altre persone.

Con queste persone manteneva un contatto continuo. Tutte le volte che poteva faceva una telefonata, anche breve, consapevole che non era la durata del colloquio che poteva portare beneficio all’interlocutore, ma il fatto di sentirsi pensato.

  • Grande incassatore. Solo i grandi uomini posseggono questa capacità Ne due anni di segretario io mi sono mosso sempre con grande discrezione e delicatezza, nel pieno rispetto della persona, sapendo custodire nella riservatezza tutto quello di cui venivo a conoscenza. A volte si confidava e raccontava, ma tante volte conservava nel suo animo i vari fatti.

All’inizio del mio servizio mi disse: “il segretario è il volto del Vescovo”, un’affermazione che mi caricava di grande responsabilità. Il ruolo mi imponeva di stare molto attento al mio comportamento e alle mie parole. Ha dovuto ingoiare tanti bocconi amari, tanti tradimenti da parte di persone da cui non se l’aspettava. Ma sapeva incassare, senza serbare risentimento o rancore. Restava fortemente amareggiato. Ma ciò non alterava il suo stato d’animo e il modo di trattare i preti. Deluso si, ma non cancellava il rapporto con la persona. E potrei raccontare tanti episodi.

Fra i tanti, un episodio è molto rivelativo della sua personalità e della sua capacità di perdonare. La sera della vigilia della sua partenza per Catania, dove il 14 settembre 1989 iniziava il nuovo servizio episcopale, si siede in segreteria ed incomincia a fare alcune telefonate. Io mi trovavo sul divano della stanza antistante. Le ultime telefonate le ha fatte a quei sacerdoti che frequentemente lo criticavano o avevano sempre da ridire sul suo operato. Li chiama per nome e poi aggiunge: “prima di lasciare Agrigento per andare a Catania desidero salutarti”. L’ultimo pensiero non è stato per i collaboratori o le persone più vicine, ma per chi lo aveva osteggiato. Un gesto che rivela grandezza d’animo e il cuore libero da risentimento e cattiveria.

  • mons. Bommarito e San Giovanni Giovanni Paolo II che accolse a Catania il 4 novembre 1994

    Generosità nascosta e silenziosa. Non posso dimenticare la sua generosità. Facilmente e frequentemente metteva la mano in tasca per aiutare i sacerdoti e i laici bisognosi. Sono tantissimi gli episodi che potrei raccontare.

Grande generosità verso il Seminario, quando, a motivo dell’aumentato numero di seminaristi, all’inizio del suo episcopato, divenuto vescovo titolare di Agrigento, pensò di rendere più funzionali e accoglienti gli antichi ambienti. Lavori fatti in economia, senza contributi pubblici, quando ancora non esistevano l’8xmille e i contributi della CEI. Si inventò di tutto per raccogliere offerte. Non saprei quantificare il risultato, ma è facile ipotizzare che la cifra è consistente. Uno fra i tantissimi episodi per raccogliere offerte a favore del Seminario. Promossa  dalla famiglia Rubino, durante il periodo natalizio, fu organizzata in un albergo della città un’asta di beneficenza con i tanti gioielli e pezzi di oreficeria e argenteria donati dalle famiglie di Agrigento. Il raccolto fu notevole. Riceveva tante offerte, e subito le destinava al Seminario scrivendo nella busta una nota “Con preghiera di ringraziare”. Ed ancora: quando mandava i sacerdoti a studiare nelle Facoltà teologiche romane, provvedeva a tutto: all’alloggio in parrocchia o in un Istituto, e poi faceva in modo da garantire il necessario per affrontare le spese indispensabili.

E quando andava a Roma, programmava sempre una visita ai sacerdoti ai quali chiedeva se avessero bisogno di qualcosa. E metteva ancora le mani in tasca. Non li lasciava soli. Un episodio, non piacevole a dir la verità, mi è rimasto impresso nella memoria, e di cui sono diretto testimone. Un sacerdote anziano negli ultimi tempi della sua vita ha avuto una grave malattia. Mons. Bommarito andava a trovarlo e generosamente lo aiutava per affrontare le spese necessarie per la cura. Alla morte del sacerdote, viene a sapere che aveva lasciato in eredità ai parenti una significativa somma. E commentò: “u poviru unn aviva, e limosina faciva”. Provò una grande delusione nel vedere come il sacerdote avesse accettato l’offerta senza averne bisogno. Ma ciò non gli fece fare nessun passo indietro, non lo fece diventare diffidente, non bloccò la sua generosità.

E la generosità non si fermava solo a dare un aiuto economico. Tutte le volte che poteva, con equilibrio e nel rispetto delle regole e della giustizia, si interessava per aiutare le persone a risolvere i problemi o a trovare lavoro. Quante persone sono state aiutate! Purtroppo, alla sua morte, ho dovuto constatare quello che lui stesso aveva scritto nella sua ultima lettera pastorale alla Chiesa di Catania: la gratitudine non alberga nel cuore di tante persone. Erano pochi i preti e i laici agrigentini presenti al funerale a Terrasini.

Posso certamente affermare che mons. Bommarito, 86mo vescovo della diocesi di Agrigento, ha tracciato un solco profondo, ha messo un tassello prezioso, ha scritto una pagina ricca nella storia della Chiesa agrigentina. Anche se sono passati 5 anni dalla morte e 36 anni del suo trasferimento dalla diocesi di Agrigento a quella di Catania, chiunque lo ha conosciuto conserva vivo ricordo di una persona straordinaria. Impegnati a imitarne gli esempi, pregando, lo immaginiamo accolto dal Pastore eterno per l’intercessione della Madre di Dio, alla cui ombra materna ha voluto riposare nella matrice della natia Terrasini.

Correlati

  • Chiesa madre di Terrasini: Benedetta la sepoltura di Mons. Luigi Bommarito (leggi qui) 
  • Funerali mons. Bommarito, Papa Francesco:”il suo un ministero generoso” (leggi qui)

  • Il telegramma di Papa Francesco  (leggi qui) 
  • Saluto di mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Morreale, diocesi di origine di mons. Bommarito, pronunciato er le esequie iniziale (leggi qui il testo)

  • Il testo dell’omelia pronunciata da mons. Salvatore Gristina il giorno dei funerali (leggi qui il testo integrale)

Dall’archivio del nostro settimanale:

Sepolcro di mons. Bommarito, nella chiesa madre di Terrasini.
il giorno dei funerali
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