All’alba del 21 aprile 2025 Jorge Mario Bergoglio, il figlio di emigranti per mare divenuto vescovo di Roma, è sceso dalla barca di Pietro: sorella morte l’ha traghettato all’approdo della vita vera nel Lunedì dell’angelo della Risurrezione.
Alla guida della barca apostolica, Papa Francesco, era stato chiamato nel 2013, ed Egli come un timoniere l’ha condotta tra i marosi della storia. Il primo Viaggio Apostolico del suo Pontificato nell’isola di Lampedusa – pellegrinaggio ai migranti – evocò l’immagine evangelica della barca e del mare in tempesta, del Maestro e di Pietro, del pescatore provetto ma con le reti vuote che, come timoniere obbedisce al capitano: tanta fatica per nulla, ma sulla tua parola Gesù, torno a gettare le reti. È ora di pescare non più pesci ma uomini, pescatore di uomini. Arrivato dal mare e sbarcato, come i tanti migranti che approdano a Lampedusa, dal molo Favaloro si trasferì allo stadio Arena dove, su un altare ricavato da una vecchia imbarcazione, celebrò la Messa. Dall’ambone, realizzato con il timone di una imbarcazione dei migranti, pronunciò parole che come onde continuano a infrangersi su coscienze spiaggiate, sciabordii in risacca su anime pietrificate a scoglio: la sofferenza si è globalizzata, frutto amaro di un mondo ingiusto e di un sistema economico-finanziario iniquo alla radice. E con essa anche l’indifferenza si è diffusa, una globalizzazione dell’indifferenza, per la quale nessuno più prende su di sé il dolore dell’altro. Da ciò il richiamo: salvare il migrante per salvarci, per non annegare noi dopo di loro, tendere la mano noi per essere condotti tutti, insieme da Cristo, al Porto Salvo della comune umanità.
La direzione che il timoniere Francesco, in ascolto dei comandi superiori, ha impresso alla navigazione ecclesiale non ha mai deflesso dalla verità evangelica. Lo ribadì dieci anni dopo, in un messaggio all’Arcivescovo Alessandro per il X anniversario della visita a Lampedusa (leggi qui) ci ricordò:
«Il consumarsi di sciagure così disumane deve assolutamente scuotere le coscienze; Dio ancora ci chiede: “Adamo dove sei? Dov’è tuo fratello?”. Vogliamo perseverare nell’errore, pretendere di metterci al posto del Creatore, dominare per tutelare i propri interessi, rompere l’armonia costitutiva tra Lui e noi. Bisogna cambiare atteggiamento; il fratello che bussa alla porta è degno di amore, di accoglienza e di ogni premura. È un fratello che come me è stato posto sulla terra per godere di ciò che vi esiste e condividerlo in comunione».
Questo annunzio il timoniere Francesco ha portato per mari lontani e in terre estreme, a lande periferiche abitate da popoli non cristiani o cristiani in condizioni di esigua minoranza 
numerica. Francesco, sapeva bene che era al timone di una vecchia barca. D’altra parte Cristo a chiesto a Pietro di scostare la barca dalla riva, prendere il largo e a sperare ancora in un pescato abbondante, non di innalzare bandiere e pavesare a festa una nave per vacanze. “Dio non vuole una nave da crociera, gli basta una povera barca sgangherata, purché lo accogliamo”, disse papa Francesco durante l’angelus del 6 febbraio del 2022, commentando proprio il brano della pesca miracolosa. Il suo pontificato è stato un continuo invito a non cedere al pessimismo e alla sfiducia, ma ad ospitare Gesù nella barca della vita senza paura. E, in piena pandemia, in una Piazza San Pietro vuota, ci ha ricordato: “Nessuno si salva da solo, perché siamo tutti nella stessa barca tra le tempeste della storia”; “nessuno si salva senza Dio, perché solo il mistero pasquale di Gesù Cristo dà la vittoria sulle oscure acque della morte”.
Il vissuto familiare dell’emigrazione, dell’attraversamento del mare oceano, dello sradicamento dalle proprie radici e dell’integrazione in un altro mondo che ti giudica diverso, ha indiscutibilmente contrassegnato l’uomo Bergoglio, ma molto di più il suo esercizio di timoniere della barca di Cristo.
Francesco ha disinnescato il pilota automatico dell’imbarcazione ecclesiale, ha avuto l’audacia evangelica di abbandonare tracciati sicuri, sotto costa, al riparo dai venti, dalle tempeste del “si è fatto sempre così”, per affrontare il mare sempre smosso dai venti, per essere, fedele alla Parola del Maestro, orientando la rotta a salvare uomini, lì dove si innalza il grido dei poveri e della terra, la dove l’uomo vive, lotta e spera; «i gemiti di sorella terra, che si uniscono ai gemiti degli abbandonati del mondo, con un lamento che reclama da noi un’altra rotta» (Laudato si’, n. 53). Con lo sguardo volto alla stella polare del Vangelo e di una nuova umanità, papa Francesco a suggerito a genti di fedi diversi e costumi differenti, una rinnovata visione integrale connessa a tutto il creato, un invito a riconoscere l’Onnipotente come il vero timoniere. «Nel mondo attuale – scrisse nella Fratelli tutti – i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità si indeboliscono, mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi. Vediamo come domina un’indifferenza di comodo, fredda e globalizzata, figlia di una profonda disillusione che si cela dietro l’inganno di una illusione: credere che possiamo essere onnipotenti e dimenticare che siamo tutti sulla stessa barca» (n. 30).
Nell’anno giubilare dei Pellegrini di speranza, Francesco da solo, ha attraversato da solo non la piazza san Pietro vuota dell’anno della pandemia, ma la soglia della morte. Trasformiamo in preghiera per lui le sue stesse parole di quel 27 marzo 2020: «Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. (…) ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza».
Grazie Signore per papa Francesco! Per lui preghiamo Cristo risorto: come fece con Pietro, apparecchi pesce arrostito dal perdono e dalla carità. La misericordia del Signore sia con il papa defunto ed egli continui a vegliare sulla navigazione della Chiesa.
Carmelo Petrone
(cfr. “L’Amico del Popolo” n.13/2025)
Nel video mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo di Agrigento, davanti la Porta d’Europa a Lampedusa, legge il messaggio di Papa Francesco in occasione del X anniversario dal Primo Viaggio Apostolico a Lampedusa (8 luglio 2013)

















