Dall’Albania ci scrive don Ignazio ad un anno dall’inizio del mandato missionario

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don Ignazio Bonsignore

“Carissimi confratelli, visto che molti di voi mi hanno raggiunto telefonicamente in questi mesi, chiedendomi come stesse andando questa esperienza missionaria, ho pensato che potesse essere bello comunicare a tutti voi, un pò l’esperienza di questo primo anno”.

È l’incipit della lettera che don Ignazio Bonsignore –  presbitero agrigentino, missionario a Korçë e Bilisht(Albania) – ha indirizzato ai presbiteri dell’Arcidiocesi di Agrigento per fare un resoconto ad un anno dal suo mandato missionario in terra albanese.

“Come sapete – scrive don Ignazio – sono partito ad ottobre dell’anno scorso subentrando a Giovanni Russo, per raggiungere don Riccardo, Vicky e Maria che da un anno erano già arrivati qui a Korçë. L’impatto con questa realtà è stato subito molto positivo, sono stato accolto davvero con tanto affetto dalle comunità di Korçë e Bilisht con le quali si è istaurato subito un bel rapporto di stima e affetto (queste due comunità, distanti circa 30 km l’una dall’altra, sono le uniche realtà cattoliche presenti nella nostra zona. Per trovare la comunità cattolica più vicina a noi bisogna raggiungere Elbasan a circa due ore e mezza di macchina, che è servita dai Padri Orionini). Anche la lingua che all’inizio è oggettivamente un punto di difficoltà non è stata un’obiezione affinché si potesse entrare subito in relazione con questo popolo che, seppur segnato da tanta sofferenza e quindi per certi versi anche duro, sa essere molto ospitale e accogliente, mettendoti sempre a tuo agio. Dopo i primi due mesi e mezzo – prosegue don Ignazio –  nei quali ho vissuto al seminario di Scutari e ho seguito un corso intensivo per imparare la lingua, sono tornato a Korçë e pian piano mi sono inserito nelle varie attività già avviate nell’anno precedente dai miei compagni di avventura. L’aspetto che più mi ha affascinato fin da subito della nostra attività missionaria è il clima da libro degli Atti degli Apostoli che si respira. Qui in tanti villaggi Cristo ancora non è conosciuto, perciò la nostra principale attività consiste proprio nella prima evangelizzazione, che, come ci insegna San Francesco, è più convincente quando a parlare sono le nostre azioni seguite eventualmente anche dalle parole. Così è il nostro farci prossimi alle situazioni di sofferenza e di difficoltà (non solo materiale anzi il più delle volte umana e spirituale), che via via si presentano, il primo modo di entrare in relazione con la gente dei villaggi, o altre volte è l’amicizia con alcuni di loro che misteriosamente ci apre sempre a nuovi incontri e a strade inaspettate. L’altro aspetto della nostra attività è il servizio alle due comunità cattoliche già presenti

nel territorio. Come molti di voi già sapranno, dal 2001 queste comunità non hanno avuto più la possibilità di godere della presenza stabile di un sacerdote e solo saltuariamente qualcuno riusciva a venire per celebrare la messa domenicale. E questo è durato per 20 anni!!! Adesso perciò c’è proprio tanta sete… Quest’anno abbiamo iniziato a coinvolgere le persone della comunità stessa nelle varie attività che abbiamo proposto, per iniziare a rendere loro stessi protagonisti del cammino che stiamo compiendo insieme. E la risposta è sempre stata molto positiva. Le attività con i bambini del catechismo, i corsi di formazione per gli adulti, i momenti di preghiera, le giornate comunitarie insieme, tutto viene accolto sempre con tanto entusiasmo e partecipazione e questo senza dubbio è una spinta in più a non fermarsi ed andare avanti.

In visita ai villaggi della parrocchia

Il terzo aspetto molto affascinante è la comunione che si respira con le altre comunità missionarie. In primis ciò che personalmente sto vivendo io nell’amicizia con i catechisti maltesi (Società della Dottrina Cristiana fondata da San Giorgio Preca a Malta nel 1907) qui presenti da 30 anni, che svolgono il loro servizio in un liceo da loro aperto fin dagli inizi, ma che abbiamo coinvolto molto anche nelle nostre attività parrocchiali, e con le Sorelle Francescane del Vangelo che invece vivono a Bilisht. Davvero la comunione tra di noi è la forza del nostro stare qui. Poi l’amicizia che c’è con tutte le altre comunità missionarie sparse per la vasta Amministrazione del Sud. Le distanze sono davvero ampie, ma quando ci si incontra e sempre una grande festa. E anche se questo non permette una collaborazione fitta, davvero si respira un’aria di partecipazione e sostegno reciproco a distanza che è di grande aiuto. Ovviamente potrei raccontare tante altre cose e soprattutto tantissimi fatti e occasioni dove è stato facile riconoscere Cristo all’opera. Davvero qui sembra tutto una sua grande opera che misteriosamente si serve del nostro esserci, per costruire passo dopo passo, qualcosa che ci supera da ogni parte. Spero che con chi vorrà ci sarà l’occasione di mostrarvi qualcosa in più venendoci a trovare di presenza.

da sx don Angelo Porrello, mons. Giovanni Peragine, don Riccardo Scorsone e don Ignazio Bonsignore

Come sapete dal 1° settembre don Riccardo è partito per Roma dove svolgerà l’incarico di vicerettore del Seminario Urbano e anche Vicky e Maria hanno terminato il loro servizio e sono tornate in diocesi mentre qui tra qualche giorno arriverà don Angelo. Anche per quest’anno le sfide che il Signore ci lascia intravedere all’orizzonte sono tante e complesse (la realtà dal punto di vista politico, economico e sociale è davvero catastrofica e molto difficile da affrontare anche per noi), ma io sono davvero tanto curioso di vedere come Lui continuerà ad accompagnare questa missione e a benedire e fecondare questa terra con la sua Grazia. Anche per questo motivo vi chiedo di ricordarvi di noi ed accompagnarci con le vostre preghiere. Nonostante la grande gioia e l’entusiasmo che ho, anch’io sperimento la fragilità e la debolezza del mio “eccomi”. 

Vi abbraccio forte tutti.

Korçë, 26 settembre 2023

Fraternamente

Don Ignazio Bonsignore

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