Cammarata saluta don Liborio Russotto, «pastore buono e umile». Aveva preparato i suoi funerali

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don Liborio, con l'Arcivescovo Francesco Montenegro, in occasione del suo 50° di ordinazione presbiterale

Per la terza volta, in pochi giorni, sorella morte è tornata a bussare alla porta della Chiesa agrigentina. Lunedì 15 giugno 2020, memoria liturgica di San Vito martire, per una “strana“(ai nostri occhi) manifestazione della Provvidenza divina è ritornato alla casa del Padre, all’età di 79 anni, e 52 di ministero presbiterale, don Liborio Russotto, parroco della parrocchia San Vito di Cammarata, comunità che ha servito per 52 anni. Fratello gemello – in tutto anche nel ministero presbiterale – di mons. Salvatore Russotto. Era nato il 4 gennaio del 1941 a Cammarata ed è stato ordinato presbitero il il 30 giugno del 1968 da mons. Giuseppe Petralia nella Chiesa San Domenico di Agrigento. Fu lo stesso mons. Petralia a volerlo, prima come cooperatore e poi come parroco.

Le esequie

I funerali sono stati celebrati martedì 16 giugno nella parrocchia San Vito in ossequio alle disposizioni dell’emergenza sanitaria in corso che hanno  impedito la partecipazione di molti presbiteri e laici se non per piccole rappresentanze; in tanti hanno seguito le esequie in diretta streaming sulla pagina Facebook della parrocchia (Vedi), oltre 300 i commenti di stima, affetto e riconoscenza a margine. A presiedere la S.Messa il vicario Generale mons. Melchiorre Vutera, che ha portato il saluto è la vicinanza nella preghiera ai familiari del card. Francesco Montenegro fuori sede per impegni pastorali.

L’omelia di don Vutera

don Melchiorre Vutera

“Questa celebrazione eucaristica – ha detto –  vuole essere un rendimento di grazie per tutto il bene che il Signore ha operato, per mezzo di don Liborio, in questa Comunità nei 52 anni di servizio pastorale portato avanti con amore, con zelo, con fedeltà, con umiltà. Questa celebrazione Eucaristica – ha proseguito – è molto di più di un dovere cristiano: è un grande gesto di affetto, e di gratitudine; è soprattutto un corale atto di fede nel Signore risorto. Il nostro affetto è sincero, anche perché era impossibile non voler bene a Don Liborio, uomo e pastore umile e buono, disponibile e generoso… sacerdote fedele al suo dovere, obbediente ai superiori, sempre presente ai momenti di formazione presbiterale e di vita diocesana. La nostra gratitudine – ha proseguito –  viene dall’averlo conosciuto come un buon pastore dedito al suo ministero con passione e con autentica disponibilità, capace di mettere la sua vita al servizio degli altri. La parola di Dio proclamata in questa liturgia – ha rivelato mons. Vutera –  è quella scelta dallo stesso don Liborio per il suo funerale, come ha lasciato detto e scritto”. Ed alla luce della Parola proclamata, don Melchiorre, ha evidenziato degli spunti sia per rileggere la vita di don Liborio, sia per aiutare il cammino della Comunità. La prima lettura scelta è tratta dalla prima Lettera di S.Paolo a Timòteo dove lo informa dell’imminenza della sua morte («..è giunto il momento che io lasci questa vita») e lo esorta a continuare nel suo ministero di annuncio del vangelo. “Lascia – ha detto don Melchiorre –  un vero e proprio testamento spirituale, indicando con estrema precisione i comportamenti da tenere”: “l’annuncio della Parola, con insistente magnanimità… Ricorda che dovrà anche soffrire, ma questo non dovrà ostacolare la missione di annunciare il Vangelo. Paolo racconta di essere alla fine del suo percorso terreno, consapevole di aver “terminato la sua corsa”, fa un bilancio ed è soddisfatto per aver mantenuto la fede e ora è felice perché l’aspetta la “corona di giustizia” che Dio gli consegnerà.  Credo – ha proseguito –  che don Liborio si sia rispecchiato in questa pagina di Paolo a Timoteo”. Don Melchiorre ha avuto anche una parola di speranza per la comunità parrocchiale S. Vito. “Voi – ha detto – avete conosciuto molto bene don Liborio che vi ha amato e servito per ben 52 anni con lo stesso amore con cui Paolo ha servito le sue comunità. Vi ha amato come una madre: piena di compassione e di attenzione, che ha nutrito i suoi figli offrendo a tutti il nutrimento del Vangelo; per altri come un padre, che sapeva incoraggiare e a volte rimproverare, che ha favorito mediante l’esortazione e l’incoraggiamento un cammino di crescita nella fede; per tutti è stato un amico schietto e sincero, pronto a dare sempre una mano… don Liborio ha interpretato la caratteristica principale che deve avere un sacerdote diocesano: una grande umanità – uomo tra gli uomini – e una grande capacità di voler bene a tutti. Poi, citando il Vangelo, il celebrante ha concluso: “State pronti!” (Lc 12, 40) … Si – ha continuato – bisogna stare sempre pronti perché l’ora arriva improvvisa, senza preavviso, proprio come è successo a don Liborio… E questo, se da una parte ci sconvolge perché ci accorgiamo di non essere i padroni della nostra vita, dall’altra deve aprirci il cuore alla speranza e alla gioia perché l’ora di cui parla Gesù non è un’ora buia e senza prospettiva, ma è l’ora dell’incontro con lo sposo, è l’ora della gioia, perché incontrare lo sposo è entrare nella sua gioia! E don Liborio, sebbene sorella morte lo abbia strappato al nostro affetto, crediamo con fede certa che è entrato nella gioia del suo Signore, e che sta nella luce senza tramonto! E da lì ci dà il suo ultimo, in senso cronologico, insegnamento: “Siate pronti”. Carissimo Don Liborio, amico e fratello, ti pensiamo ormai per sempre felice davanti alla SS. Trinità, insieme ai tuoi cari, insieme al carissimo don Salvatore, tuo fratello gemello con il quale hai condiviso il ministero sacerdotale. Non dimenticarti di noi, di questa Chiesa agrigentina, di questa comunità di S. Vito, che hai amato e alla quale hai donato tutto te stesso. A noi rimane ora il dovere di custodire nel cuore ed attuare nella vita i tuoi esempi ed insegnamenti, che hanno fatto camminare nella fede questa comunità.”

I saluti prima del concedo

Prima nel congedo finale hanno preso la parola, a nome della comunità ecclesiale, Carla Di Grigoli e il sindaco Vincenzo  Giambrone. “Tanti ricordi mi legano a lui- ha detto il sindaco che ricorda don Liborio come una persona discreta, rassicurante e sempre disponibile, allegro e sorridente, amico e amato da tutti… con lui se ne va – ha proseguito un grande pilastro del paese, un

Il Saluto del sindaco Giambrone

punto di riferimento per i parrocchiani e non solo, un elemento del mosaico della storia della Chiesa di Cammarata”. Facendo riferimento al dramma del giovane Lorenzo morto, il giorno prima, a 28 anni per una puntura di insetto, ha proseguito dicendo” voglio pensare che Dio abbia voluto che don Liborio raggiungesse Lorenzo per accompagnarlo nel viaggio per la via del Paradiso… A nome di tutta la comunità, di tanti Sindaci e di diverse persone che mi hanno chiamato, mi stringo al dolore della famiglia ed esprimo sinceri sentimenti di riconoscenza per quanto ha fatto e  per quanto ci hai donato incondizionatamente”.

Il saluto, a nome della comunità di S.Vito, di Carla Di Grigoli

La giovane Carla, invece, a nome della Comunità San Vito ha espresso il dolore e lo smarrimento, e rivolgendosi a monsignore, così come i giovani sanno fare, con schiettezza ha detto: “Lei è stato per tutti una guida e un esempio… sempre accogliente, amorevole e fiducioso nella provvidenza divina. La sua porta è stata sempre aperta… Instancabile lavoratore della vigna del Signore, per la quale si è speso anche nei momenti in cui la sua salute ha cominciato a vacillare. In questi particolari momenti, alla sofferenza fisica si aggiungeva quella di non potere vivere la sua comunità e di aprire quella porta che raramente, passando, si poteva trovare chiusa… grazie, per essere sempre stato fedele alla sua missione di sacerdote e padre. Grazie al suo operato molte vocazioni sacerdotali e religiose sono scaturite dalla nostra comunità, segno tangibile della bontà del suo lungo ministero, nel corso del quale ha potuto raccogliere i preziosi frutti del suo faticoso lavoro. Si è sempre circondato di giovani, che ha saputo tenere vicino a sé, creando con loro un sincero legame di affetto reciproco, facendo sentire prezioso ognuno di loro, esaltando ed incoraggiando i talenti di ciascuno di essi, così da poterli mettere al servizio della comunità. I giovani erano il suo orgoglio: amava trascorrere molto tempo con loro… Oggi – ha proseguito – più che chiedere al Signore il perché c’è stato tolto così all’improvviso, vogliamo ringraziarla per il dono prezioso di averla avuto come pastore per così tanti anni, e per averci dato il privilegio di avere come guida un esempio di obbedienza, umiltà, abnegazione e vero spirito di sacrificio. Grazie, Monsignore. Le vogliamo bene. Siamo sicuri che dal cielo lei ci starà guardando e ancora una volta sarà orgoglioso della sua San Vito, dei suoi parrocchiani, dei suoi giovani, del suo coro, dei suoi catechisti, dei suoi chierichetti che lei amava incondizionatamente e di cui era fiero e orgoglioso, di tutte le persone che in silenzio e con sacrificio si sono sempre prodigate per la pulizia e il decoro della Chiesa, del comitato del Santissimo Crocifisso degli Angeli, con il quale ha sempre collaborato e dell’Azione Cattolica… Ciao monsignore, guidaci da lassù, ci dia la forza e il coraggio di andare avanti seguendo il suo esempio. Le vogliamo bene. Arrivederci in Paradiso”. Al termine della Messa sono stati i presbiteri di Cammarata e San Giovanni G. a voler portare, a spalla (foto a destra) il feretro del confratello fino carro funebre per il suo ultimo viaggio verso cimitero cittadino dove riposerà?, mentre la gente presente in chiesa, con un lungo applauso e con i volti rigati dalle lacrime lo salutava.

 

Il video dei funerali

Pubblicato da Parrocchia San Vito Martire- Cammarata su Martedì 16 giugno 2020

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