Casteltermini: È nato alla Vita Vera, il già Arciprete don Giovanni Di Liberto

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Sabato 7 ottobre 2023, memoria liturgica della beata Maria Vergine del Rosario, don Giovanni Di Liberto, ha riconsegnato il “respiro” al suo Signore e Creatore, ricevuto in dono 86 anni fa venendo al mondo,  il 22 gennaio 1937 a Casteltermini, don Giovanni Di Liberto.

Ordinato presbitero il 29 giugno del 1963 nella Cattedrale di Agrigento da mons. G.B.  Peruzzo; nei 60 anni di ministero presbiterale ha servito la Chiesa agrigentina con Vicario Cooperatore della parrocchia San Vincenzo Ferreri di Casteltermini (1963-65) Dal 1965 al 1969 è parroco della parrocchia San Giovanni Battista a Raffadali; dal 1967 al 1969 accompagna come Assistente i gruppi di Azione Cattolica della Forania, Raffadali, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Ioppolo Giancaxio. Dal 1969 al 1981, ritorna nella sua Casteltermini, dove svolgerà interamente il suo ministero, inizialmente come parroco della parrocchia San Francesco. Il primo settembre del 1981, subentra nell’incarico pastorale a don Pino La Palerma come parroco Arciprete della Matrice fino al 28 settembre 2019, quando gli subentra nell’incarico, l’attuale Arciprete,  don Carmelo Lo Bue. L’ultimo stratto del suo pellegrinaggio terreno, anche se a riposo per raggiunti limiti di età, presterà il suo servizio come rettore della Chiesa della Passione e  rimarrà a disposizione dei parroci delle parrocchie di Casteltermini. Il 28 settembre 2019, salutando la Comunità ecclesiale nel suo discorso di commiato ha detto: “Io rimango a Casteltermini, il mio paese natìo, così piccolo e così bello… Un parroco se ne va e un altro subentra. Lo scossone provocato dalla partenza di un sacerdote dalla sua comunità lancia nuove speranze e sprigiona nuove energie”. E ripercorrendo gli anni del suo ministero a Casteltermini ha detto: “per tanti anni Gesù Cristo si è servito delle mie mani per benedire, per battezzare, per consacrare, per assolvere, per accarezzare. Quante messe celebrate… quanta Parola seminata nei vostri cuori che è diventata parola di vita, di conversione, di fede vissuta e testimoniata. Di tutto ne rendo grazie a Dio.

Che cosa mi porto dietro – si è chiesto – come ricordo, impresso nel mio cuore?
Una vita vissuta con voi e per voi, un cammino di fede partecipato, una esperienza di una umanità fiorita dalla conoscenza e dall’amicizia con tante persone, composta da tante gioie, ma anche da qualche dolore, di delusioni, di qualche amarezza; la memoria di persone, di avvenimenti e di rapporti umani depositati nella mia anima in maniera indelebile. Alla fine ho imparato  – ha proseguito  – che la misericordia, la bontà e la dolcezza sono la suprema regola spirituale e pastorale. Rimane la certezza della grazia di Dio che mi accompagna e illumina la mia mente, riscalda il mio cuore di passione perenne per la salvezza delle anime. Come nel passato, non potrò mai dire di essere solo, convinto che Dio Padre, il Figlio Gesù Cristo e lo Spirito Santo sono con me, che la Madonna non mi ha mai abbandonato e sarà sempre la mia guida spirituale (lo sono io e siate anche voi innamorati della Vergine Maria, nostra dolcissima madre). Carissimi – disse ai suoi parrocchiani quella sera – quella che stiamo vivendo è un ‘ora densa di sentimenti e carica di emozioni. E come due compagni di viaggio che, dopo un lungo cammino fatto assieme, dopo aver condiviso per anni gioie e dolori, fossero costretti a separarsi. Guardando piuttosto a questi anni  – ha proseguito – vissuti assieme a voi, mi sento il cuore ricolmo di gioia e di gratitudine al Signore. Gioia e gratitudine per tutto quello che Lui mi ha dato di realizzare insieme, tra lentezze e ritardi, tra difficoltà e fatiche; ma questa nostra chiesa, la nostra comunità è cresciuta. Senza ingenui ottimismi e senza sciocca vanteria, possiamo affermare che un cammino è stato fatto. Avrei voluto fare di più e meglio – ha confessato – , ma ho la coscienza di aver lavorato con amore e completa dedizione. Con san Paolo posso dire: “voi sapete come mi sono comportato tra voi fin dal primo giorno in cui arrivai (dal settembre 1981 ed anche prima). C’è una gioia che mi accompagnerà sempre dilatando il mio cuore: quella di aver conosciuto tantissime persone splendide e ricche di sapienza, di umanità, di fede operosa, persone con le quali ho costruito rapporti di cordialità, di collaborazione, di amicizia, di paternità spirituale. Persone che mi hanno arricchito, stimolato, sostenuto con la preghiera e con l’affetto fraterno.”

La concelebrazione eucaristica il giorno del 60° di ordinazione presbiterale (ph. da Fb)

Il ricordo poi si è fatto rendimento di grazie per “ le tante  figure di laici maturi, di genitori attenti, di educatori validi, d  bravi catechisti. Quanta ricchezza – disse – di doni e di talenti, di immaginazione e di creatività nel campo dell’apostolato. Di tutto questo e di tante altre cose ringrazio il Signore. Ringrazio anche quanti mi hanno aiutato con il loro esempio, con la preghiera e con l’affetto sincero.”
Quel giorno no è mancata anche la richiesta di perdono: “ Chiedo perdono per tutte le volte  – ha detto – che non sono stato all’altezza delle situazioni e delle vostre attese; perdono per le delusioni e per le sofferenze che ho potuto causare in qualcuno; perdono per i miei difetti e peccati che hanno frenato il vostro cammino verso la santità. La mia piccola sofferenza per questo distacco da voi è mitigata dalla certezza di lasciarvi in buone mani, ad un pastore buono, ad un padre amorevole don Carmelo Lo Bue, che saprà fare molto di più e molto meglio, di quello che ho fatto io, ma non da solo. ma col vostro aiuto e la vostra fattiva collaborazione, come e meglio del tempo passato.” Ha concluso con un un pensiero di Madre Teresa di Calcutta: “il passato appartiene alla misericordia di Dio, il futuro alla Provvidenza di Dio, il presente all’amore di Dio”. Uniti sempre nella preghiera e nella reciproca stima, edificandoci gli uni gli altri con le parole e l’esempio, imploro dal Signore, per intercessione della Vergine Santa, pace, gioia e serenità ai vostri cuori e alle vostre famiglie.”

Il manifesto che ne annuncia la morte, con le parole scritte da padre Giovanni

Il giorno della Vergine del Rosario, il Signore lo ha chiamato a se e mi piace pensare, mentre pregava“… Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte.Amen” Nell’ultimo tratto del suo pellegrinaggio terreno, segnato dalla malattia, si è preparato all’incontro con il suo Signore. Il giorno dei funerali a Casteltermini, tutti hanno potuto leggere i manifesti che ne annunciavano la sua morte su cui era stampato un testo che lui stesso aveva scritto e voluto: “Cristo si è addormentato nella morte e si è svegliato nella risurrezione. In questa verità ho sempre creduto. Lo spero per me e lo auguro anche per tutti voi, fratelli e sorelle quando verrà la vostra ora. Chiedo il ricordo delle vostre preghiere”. (padre Giovanni Di Liberto).

Le esequie sono state celebrate il 9 ottobre, dal Vicario Generale, don Giuseppe Cumbo, nella maestosa matrice del paese, la cui struttura, cosi come l’edificio spirituale fatto di “pietre vive”, don Giovanni ha curato con particolare zelo. Il vicario nell’omelia, ha portato alla comunità ed ai familiari l’abbraccio dell’Arcivescovo, fuori sede per impegni pastorali ed ha ripreso i tratti salienti del ministero di don Giovanni, ripercorrendo il testo – riportato sopra – del saluto alla comunità, leggendolo alla luce della parola proclamata (la vicenda di Giona e la parabola del buon Samaritano) In particolare si è soffermato sulla dimensione comunitaria del suo servizio che ha saputo farsi prossimità attraverso le azioni del  buon samaritano; insomma una vita sacerdotale spesa nella comunità per la comunità con la comunità. Una comunità che ha amato, dalla quale è stato amato e che ha servito fino alla fine. Prima del saluto finale ha preso l a parola in rappresentanza di tutti, Serena Palmeri che ha ricordato come don Giovanni è stato un esempio di vita per la comunità fino all’ultimo.  “Ci lasciato – ha detto Serena – una testimonianza nel non aver vissuto la morte come una disgrazia, ma come un prepararsi ad un incontro, come l’inizio di una festa senza fine. Non solo la parrocchia, ma l’intera comunità cittadina ha perso un importante punto di riferimento, per l’affabilità e vicinanza che ha sempre dimostrato alla gente, per la sua capacità di entrare in rapporto con le persone e per aver vissuto appieno la sua vocazione pastorale. Conosceva tutti e tutto, sapeva le storie di ciascuno  – ha proseguito – e proprio per questo riusciva ad entrare in sintonia con chi aveva più bisogno. Padre di Liberto era di tutti…È stato un Padre, ci rassicurava e ci dava la forza per portare avanti le varie attività che si svolgevano nella nostra Comunità Parrocchiale, non ci ha detto mai di no anzi i suoi ‘si’, che potevano sembrare all’inizio una debolezza, un voler il quieto vivere poi diventavano un modo per tenerci tutti li, accanto a lui, per custodirci e non farci allontanare; erano un grande atto di fiducia nei nostri confronti e nel nostro modo di operare. Mai arrabbiato, sempre sorridente e accogliente, le sue manifestazioni di affetto sempre discrete e delicate. La sua attenzione alle ricorrenze, onomastici, nascite, matrimoni. I Suoi modi garbati, la Sua serenità e il Suo portamento d’altri tempi rimarranno sempre nei nostri cuori. Il suo saper stare allo scherzo senza offesa, il suo sapersi divertire insieme a noi e al sapere stare al gioco. Tutto – ha concluso – in questa Chiesa parla di lei, la nostra bellissima Chiesa Madre è così oggi grazie al suo impegno nella promozione e nel rispetto del decoro non solo di questa ma di tutte le altre chiese parrocchiali.” Ha concluso riportando le sue ultime parole durante il discorso dei suoi 60 anni di sacerdozio celebrati il 29 giugno u.s.: “Ci siamo voluti bene, accettandoci e compatendoci e ce ne vorremo ancora di più; siete stati la mia gioia, la mia contentezza, motivazione profonda di stare con voi e per voi per tanti anni. Siete stati e sarete sempre nel mio cuore e se il mio cuore è troppo piccolo per amarvi tutti vi metto nel cuore di Cristo e nel cuore materno di Maria”.

Don Giovanni con mons. G. Battista Peruzzo, il giorno dell’ordinazione sacerdotale il 29 giugno 1963. (ph. dalla pagina Facebook, Casteltermini nel cuore)

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