Chi ha pianto? A 10 anni dal viaggio del Papa a Lampedusa

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L’8 luglio 2023 ricorre il X anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa (8 luglio 2013). Fu il primo viaggio del suo Pontificato. Di quell’evento ebbi il privilegio di curare, insieme a Marilisa Della Monica, l’Ufficio Stampa messo su, tra mille difficoltà, in poco meno di una settimana. Furono oltre 300 i giornalisti accreditati. Di quei giorni – che resteranno nella storia della Chiesa agrigentina e non solo –, tra gli oggetti che conservo gelosamente, vi è una pendrive che contiene l’omelia che il Santo Padre ha pronunciato durante la Messa (foto). 

Il 7 luglio 2013, vigilia della visita del Santo Padre nella maggiore delle Pelagie, in tarda serata, ricevetti una chiamata: «Pronto, don Carmelo, puoi raggiungermi gentilmente presso il B&B dove pernotto? Ho da consegnarti una cosa». A chiamare padre Federico Lombardi, allora direttore della Sala stampa della Santa Sede. Andai immediatamente. Mi consegnò la pendrive che vedete in foto con lo stemma pontificio inciso su uno dei lati. «Contiene – mi disse padre Lombardi, l’omelia che il Santo Padre pronuncerà domani durante la S. Messa. Il testo – mi disse, guardandomi negli occhi – è “sotto embargo” fino al momento in cui il Santo Padre lo pronuncerà. Custodiscilo, fai le copie necessarie e distribuiscilo, domani, ai giornalisti presenti in Sala Stampa». Non aggiunse altro. Presi in consegna il pennino e ritornai a casa. Non riuscivo a prendere sonno, mi alzai, accesi il mio pc, lessi il testo. Ero commosso per la fiducia che mi era stata accordata. Non riuscendo a prendere sonno, a tarda ora mi recai – dopo una granita fresca in via Roma – in parrocchia. Don Stefano Nastasi mi aveva affidato le chiavi della sagrestia dove si trovava il ciclostile. Stampai il testo ed anche le copie necessarie da distribuire. Ritornato a casa collocai il malloppo con i fogli ciclostilati sotto il letto e andai a dormire. Ricordo di essermi svegliato più volte. Alle 3.30, dopo un bicchiere di acqua fresca e menta, non riuscendo più a dormire, rilessi il testo dell’omelia e con l’evidenziatore, colore arancio, segnai alcune parti.  Mi rimisi a letto, ma invano; nella mia testa, fino all’alba, rimbombavano quelle domande, che sentivo e sento ancora, a distanza di 10 anni, rivolte anche a me perché il dramma dei migranti morti in mare continua: «Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle?  Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con”: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere!  … «Chi ha pianto?». Chi ha pianto oggi nel mondo? Signore – disse il Papa – in questa Liturgia, che è una Liturgia di penitenza, chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo Padre perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore! Signore, che sentiamo anche oggi le tue domande: «Adamo, dove sei?», «Dov’e il sangue del tuo fratello che grida fino a me?». 

A Lampedusa, il Pontefice, dopo avere lanciato in mare una corona di fiori in memoria dei migranti morti nel Mediterraneo, incontrando alcuni giovani migranti sul Molo Favarolo, parlò di globalizzazione dell’indifferenza e di una società che ha dimenticato l’esperienza di piangere. Ecco, se dovessi in breve dire qual è, per me, l’eredità di quel giorno, non esiterei a rispondere che sta nell’invito di Papa Francesco a saper tornare a piangere, a versare lacrime, che aprono il cuore alla condivisione di ciò che si ha e di ciò che si è.

Carmelo Petrone

CHI HA PIANTO ?

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