Nel corso di una delle tante interviste che lo storico del cristianesimo Alberto Melloni ha rilasciato come tanti altri qualificati studiosi e improbabili analisti sull’imminente conclave, ha dichiarato di ‘non voler avere a che fare con quella che denomina ‘ludopatia papista’. Esplicita il concetto asserendo che non c’è un solo settore della Chiesa che non ritiene di avere il nome idoneo per il papa futuro. Allo stesso gioco tuttavia egli stesso non si sottrae, rispondendo all’intervistatore. Così le sue sottolineature: È incontrovertibile che il Conclave non abbia mai eletto un candidato cittadino di una grande potenza o di una già potenza coloniale (La Stampa, 24 aprile 2025). In un altro scritto su Il Corriere della sera (27 aprile) inoltre ha rilevato come, secondo lui la Chiesa “chiede un papa che riporti Roma ad una funzione più centrale e più mite, non con più democrazia ma con più comunione”. A quanti, secondo lui, hanno scritto “con fiumi d’inchiostro zuccherato sull’originalità bergogliana “ ripresenta un detto che, sempre a suo dire, risalirebbe a papa Giovanni Paolo II: “le rivoluzioni quando sono di 360° tornano al punto di partenza”.
Da grande esperto della storia della chiesa, specialmente del Vaticano II , Melloni asserisce che i cardinali si orientano sull’eletto in ragione di un Agenda, di una serie di accordi, obiettivi rinnovati e verifica dei processi avviati. Altri criteri, quali la capacità mediatica o di essere ‘vicino alla gente’, lasciano il tempo che trovano. Non è questa la chiave, il Papa lo si fa e basta, conclude Melloni.

E come nei secoli passati le ricche famiglie romane in fazioni l’una contro l’altra armata, i re, gli imperatori e le nazioni, rappresentavano veti mediante cardinali facinorosi (l’ultimo nel 1903) a candidati poi eletti, benché oltremodo discutibili, così oggi c’è chi pensa di dettare agende, mettere paletti e stabilire condizioni al futuro svolgimento del ministero del successore di Pietro. Di questa eventuale agenda poco sappiamo e sapremo. E forse, è meglio così. Dopo aver fatto scorpacciate di interviste ai cardinali, omelie e condizioni, articoli e saggi di vaticanisti, vista la imperizia di chi scrive è bene sospendere qui la riflessione sull’Agenda.
Ed anche perché gli ultimi conclavi, dal 1939, si sono chiusi in non più di 2 – 3 giorni. Il papa potrebbe arrivare prima che voi possiate leggere queste righe!
Tutto il mondo attende che i cardinali diano il successore di Pietro alla Chiesa e vicario di Cristo nel mondo. E a noi basta il comignolo che dalla Sistina emana la fumata. In una stufa i cardinali scrutatori fanno bruciare le schede dell’elezione. Alla canna di questa stufa, dal 2005, ne è stata collegata un’altra che, da un altro cammino aggiunge il colore bianco (o nero) mediante speciali cartucce di sostanze chimiche. Raggiunto il quorum dei due terzi, mai così alto ben 89 su 133, perché non tragga in inganno l’eventuale incertezza del colore del fumo, si aggiunge un fumogeno colorato bianco, per rafforzare la chiarezza del segnale. La legge per l’elezione del papa parla del camino non della visibilità del comignolo, né del fumo bianco che riconoscibile sale visibile da Piazza san Pietro. A pensarci bene fa riflettere che delle schede di carta infuocate e del ‘fumo’ al quale si aggiunge un poco di colore, niente di più inconsistente e impalpabile, sia il segno al popolo che Roma ha il suo vescovo. Fuoco, fumo e colore aggiunto.
Quel fuoco che, prima che divampare nella stufa, preghiamo accenda il cuore dei fedeli cardinali, lo Spirito che Cristo ha promesso ai suoi amici, anche alla Sistina. Ai piedi dell’affresco del Cristo raffigurato da Michelangelo nell’atto di dare inizio al vortice della sentenza universale, alla destra del giudice in basso i corpi che risuscitano per la vita. Alla sua sinistra, sempre in basso, altri sono cacciati verso un antro dove, in fondo, l’artista raffigura un altro tipo di fuoco che brucia. Tenendo la scheda sollevata in modo che sia visibile, dal loro posto, singolarmente, i porporati si recheranno sotto il Giudizio universale, all’altare posto tra il rimando allo Spirito che da vita alle ossa inaridite narrate da Ezechiele e la condanna del fuoco inestinguibile, e pronunceranno questa frase: “Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto”.

Quindi poseranno la scheda su un piatto per poi con questo introdurla nel recipiente posto sull’altare. Eseguito ciò, faranno un inchino all’altare e torneranno al loro posto. Quale responsabilità dinanzi a Dio! Perché la persona indicata sia idonea, secondo i criteri della natura, del carattere e anche, soprattutto, della fedeltà a Cristo, occorre una dose abbondante di fuoco di Spirito santo. Un po’ di fumo bianco fra poco ci riempirà di gioia. All’alba del lunedì di pasqua era sopraggiunto il pianto per Francesco: ed ora ecco, presto, sopraggiunge la gioia per … Giovanni XXIV! Colpito anch’io dalla ‘ludopatia papista’, smetto subito e prego con voi a che il fuoco delle schede sia segno dello Spirito santo e della purità di cuore dei cardinali. Il fuoco nella stufa, sarà bianco, non solo per il fumogeno ma per più di qualcuna delle pagine della cosiddetta Agenda dettate da pensieri umani, troppo umani, solo umani.
Così Melloni, sul Corriere del 4 maggio: «Il conclave non incorona un re, non dà fiducia ad un governo, non vota un programma: ma sceglie una persona che deve dire ’accetto’ ad una responsabilità immensa. E lì non conta la carriera, l’orientamento politico, ma la credibilità cristiana». Perché in fondo solo di questo si tratta: che il fuoco portato e acceso da Cristo sulla terra ancora continui a divampare e mai si spenga. E sappiamo benissimo che questa missione, non di far fumo e colore, ma d’incendiare il mondo col suo Spirito Cristo non l’ha data solo al papa e ai cardinali.

Vatican City 13 March 2013

















