Domenica 28 aprile la S. Messa di RaiUno in onda dalla Cattedrale

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La Cattedrale di Agrigento (f.to #Petrone

Domenica 28 aprile, la S. Messa teletrasmessa da RaiUno, andrà in onda dalla Cattedrale di Agrigento a partire dalle ore 10.55.

L’occasione è propizia per rispondere a una domanda che sovente ci si pone in merito alla Messa teletrasmessa:  “la Santa Messa domenicale tramite il mezzo televisivo (Rai, Tele Padre Pio, Radio Maria ecc.), soddisfa il precetto domenicale?

La risposta è no.  Non si soddisfa mai il precetto ascoltando e guardando la trasmissione radiofonica e televisiva della Messa.  Resta tuttavia da considerare l’aiuto e il significato spirituale che la trasmissione televisiva della Messa può dare alle persone impossibilitate a partecipare di persona alla celebrazione domenicale. Sono chiarificatrici le parole che in vari documenti i vescovi italiani hanno espresso a questo riguardo.  Ne riportiamo alcuni.

«La messa in TV è spesso vissuta con partecipazione e devozione dal malato, dall’anziano, o da chi si trovi comunque nell’impossibilità di recarsi personalmente in chiesa. E proprio a questi ultimi essa può offrire un servizio spiritualmente assai utile. Anzi, è soprattutto a queste categorie di persone che bisognerà pensare nella preparazione di quelle messe, nell’omelia, nelle intenzioni della preghiera universale.

Chi per seri motivi è impedito, non è tenuto al precetto. D’altra parte, la partecipazione alla messa alla radio o alla televisione non soddisfa mai il precetto. Tuttavia è evidente che una Messa alla televisione o alla radio, che in nessun modo sostituisce la partecipazione diretta e personale all’assemblea eucaristica, ha i suoi aspetti positivi: la parola di Dio viene proclamata e commentata «in diretta», e può suscitare la preghiera; il malato e l’anziano possono unirsi spiritualmente alla comunità che in quello stesso momento celebra il rito eucaristico; la preghiera universale può essere condivisa e partecipata. Manca certamente la presenza fisica, ma l’impossibilità di portare un’offerta all’altare non esclude quella di fare della propria vita (malattia, debolezza, memorie, speranze, timori) un’offerta da unire a quella di Cristo. E l’impossibilità di accostarsi al banchetto eucaristico può essere oggi superata, in molti casi, dal puntuale servizio dei ministri straordinari della comunione» (Il giorno del Signore, 1984).

E ancora, a venti anni di distanza: «Per la natura e le esigenze dell’atto sacramentale non è possibile equiparare la partecipazione diretta e reale [alla Messa] a quella mediata e virtuale, attraverso gli strumenti della comunicazione sociale. Pur rappresentando una forma assai valida di aiuto nella preghiera, soprattutto per chi è malato o impossibilitato a essere presente, in quanto offre «la possibilità di unirsi ad una Celebrazione eucaristica nel momento in cui essa si svolge in un luogo sacro”, va evitata ogni equiparazione» (Comunicazione e Missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, 2004, n. 64).

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