don Melchiorre, da 50 anni prete!

0
703

Don Melchiorre Vutera, parroco della parrocchia del Santissimo Crocifisso di Agrigento, ha festeggiato, sabato 29 luglio 2023, il cinquantesimo anniversario di ordinazione presbiterale. Era, infatti, il 29 luglio 1973 quando, mons. Giuseppe Petralia, nella Chiesa madre di Casteltermini, suo comune di origine, lo ordinava presbitero.

La comunità parrocchiale, presbiteri e diaconi, giunti anche dai comuni dell’Arcidiocesi,  unitamente a parenti e amici, si sono stretti a don Melchiorre durante la Santa Messa, presieduta da mons. Ignazio Zambito per lodare e ringraziare il Signore del dono della vocazione e del servizio vissuto da don Melchiorre con amore, impegno e profonda sensibilità pastorale nel corso del suo ministero. Nell’intervento omiletico mons. Zambito, ha unito insieme una riflessione sul presbitero nella Chiesa e note biografiche della lunga amicizia con don Melchiorre.

L’Omelia di mons. Zambito (qui). “Per quel che mi riguarda – ha esordito mons. Zambito, sono grato a don Vutera per più ragioni: che spero emergano da quanto andrò dicendo. Il suo invito – ha detto –  mi ha consentito di tornare qui a S. Vito dove, da giovane diacono, venivo, nei giorni festivi per quella che si chiamava pratica pastorale in vista dell’ordinazione sacerdotale”. Ha successivamente fatto riferimento ad un episodio risalente al 6 giugno 1954. “Ero stato inviato a Casteltermini – racconta mons. Zambito – , con altri seminaristi per la Giornata Pro Seminario. Il parroco, il mai dimenticato don Filippo Bonanno, dopo la Messa mi ha fatto conoscere, conducendomi da un bambino ‘che – per don Filippo – sarebbe diventato sacerdote’ che, intanto, al riparo dal movimento della strada, era seriamente impegnato a giocare, Quel bambino era don Vutera che, essendo nato nel marzo del 1950, aveva raggiunto la significativa età di quattro anni e qualche mese”.
Ha poi parlato dei vescovi che si sono succeduti nella diocesi di Agrigento negli anni di don Melchiorre. “Ognuno di loro – ha detto – ha amato, stimato d. Vutera e ne ha chiesto e avuto collaborazione. Mons. Giovanni Battista Peruzzo. Mons. Giuseppe Petralia che lo ordinò sacerdote, Mons. Luigi Bommarito che volle in maniera efficace che don Vutera perfezionasse gli studi giuridici. Mons. Carmelo Ferraro e il Card. Francesco Montenegro che a don Vutera hanno affidato, senza dettagliare più di tanto, ogni genere di ufficio: Vicario Giudiziale. Rettore del Seminario, Vicario Generale. Mons. Alessandro Damiano che del nostro don Vutera, come voi fratelli della parrocchia del SS. Crocifisso, raccoglie i frutti della maturità sacerdotale. Spero  ancora di potere dire – ha continuato – con la stima, l’affetto e la gratitudine doverosi, dei familiari tutti di d. Vutera e in particolare dei suoi amati genitori e sorelle. Accanto ai familiari, sicuro di non sbagliare – ha proseguito –  pongo l’amatissimo, parroco Filippo Bonanno sempre lieto, innamorato del sacerdozio, vero punto di riferimento di tutta una generazione e, in particolare, dei giovani di quella generazione”. Mons. Zambito ha poi delineato la figura del sacerdote “chiamato a immergersi, predicare, testimoniare, difendere e trasmettere la verità dell’alterità di Dio. Sì, Dio è oltre, Dio è altro.
Dio è il pastore, buono perché ha cura dell’una pecorella su cento smarrita. Dio è la massaia che invita le amiche alla festa per l’una moneta ritrovata. Dio è padre. Padre così paterno da impazzire di gioia per il figlio ritrovato. Il sacerdote è sacerdote della Chiesa; per la Chiesa; con la Chiesa.
Appartenere alla Chiesa ha senso. Appartenervi dà la vita eterna, quella giusta e vera. Tutto il resto, è il forte insegnamento Papa Ratzinger, è secondario. Il sacerdote povero uomo con compito immane. Egli sta, perché sta la parola divina, e alla Parola egli è attaccato e la Parola serve. Quale Parola?  ‘Sacerdoti santi offriranno a Dio l’incenso e il pane al Signore Dio che, ogni mattina, fa attento il loro orecchio, perché lo ascoltino come discepolo’ (cfr. Is 50,4).
Il regno di Dio non è affare di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: chi serve il Cristo in queste cose, è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini (Rm 14, 17-18).

Il sacerdote colui che celebra messa, Sì, questo lo qualifica. Purché la Messa non sia ridotta al Rito della Messa nel quale non è poi così arduo finire per essere decentemente esperti. Il sacerdote celebra Messa e ‘il Signore è con voi’. Dio è l’Emmanuele. Non abbandona il suo gregge e mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce…  Il sacerdote celebra la Messa e rinnova la chiamata a guardare verso l’alto, a ispirarsi all’alto, a pensare alto, ad agire in obbedienza all’alto. E l’Alto, veramente Alto, è Dio solo Lui… Sì, il sacerdote è colui che celebra messa perché e purché tutto mariano. “Maria, nel giorno dell’annuncio dell’Angelo, era tutta raccolta e al tempo stesso aperta all’ascolto di Dio. In lei non c’è ostacolo, non c’è nulla che la separi da Dio. Questo è il significato del suo essere senza peccato originale: la sua relazione con Dio è libera da qualsiasi incrinatura; non c’è ombra di egoismo, ma perfetta sintonia: il suo piccolo cuore umano è perfettamente «centrato» nel grande cuore di Dio”(Benedetto XVI).  Il passaggio è ardito … egli, il sacerdote, al riparo da alienazione, pensa, parla, progetta, prega e agisce per gli uomini fratelli. Per questo, odia l’ordinaria amministrazione, come svuotamento dello spirito e mancanza di passione e convinzione. Caro fratello, caro don Melchiorre – ha concluso mons. Zambito –  “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”, hai mille volte cantato. E invece di una moltitudine si fa avanti ora un piccolo gruppo di uomini lieti e disponibili per farsi messaggeri di pace. Certo sarebbe bello che i messaggeri di pace fossero parte dell’esercito celeste, cioè – secondo l’immaginazione spontanea – angeli, esseri perfetti, instancabili, creature sottratte alla stanchezza, alle passioni umane, ai peccati, e alla fragilità. E invece di angeli del cielo si fanno avanti uomini fragili come tutti i figli degli uomini, uomini animati da buone volontà, ma imperfetti. Tu ne fai parte e noi, che pure ne facciamo parte, ti stimiamo, ti vogliamo bene, con te ringraziamo il Signore per averti chiamato, per il bene che ti ha dato la possibilità di compiere e che ancora si attende da te”.

Il saluto del Vicario Generale (qui). Al momento di festa era presente anche il vicario generale, don Giuseppe Cumbo, che ha portato il messaggio augurale dell’Arcivescovo, fuori sede per impegni pastorali e cogliendo tre suggestioni dalla Parola proclamata ha ringraziato don Melchiorre per il suo ministero a servizio della Chiesa agrigentina, in tanti settori della pastorale diocesana, come docente, educatore e rettore del Seminario, Giudice e Presidente del Tribunale Ecclesiastico, Vicario Generale, parroco di Francesco a Casteltermini, Maria Madre della Chiesa, Baidola e Cattedrale e SS.mo Crocifisso di Agrigento, solo per citarne alcuni. (vedi video)

 

Il grazie della Comunità (vedi qui).  Al temine della Messa, animata dai ragazzi del coro parrocchiale, ha preso la parola, a nome della Comunità, Roberto Vanadia che ha esordito dicendo come “è bello constatare che don Melchiorre, è un prete. Ed è felice di esserlo!
Don Melchiorre carissimo, riconosciamo in Lei un uomo che realmente ha consacrato la sua vita al servizio di Dio e della comunità. Cosa rara di questi tempi e per questo preziosissima! Non manca mai uno sguardo buono e una parola di speranza per tutti, soprattutto per chi soffre ed ha bisogno di aiuto…
Quanti volti ha incontrato, quante gioie ha condiviso e quante lacrime ha asciugato… Grazie, don Melchiorre per questa sua testimonianza! “
Citando Papa Francesco ha proseguito dicendo che la vocazione “nasce da un incontro d’Amore: quello con Gesù e quello con il popolo di Dio”.
A ben riflettere – ha detto – la stessa dinamica caratterizza la vocazione alla vita matrimoniale che nasce anch’essa da un incontro d’Amore: quello tra i coniugi e con Gesù.
Così come non è possibile affrontare la vita matrimoniale solo appoggiati su sé stessi, allo stesso modo è impossibile affrontare la vita sacerdotale contando soltanto sulle proprie forze! In Lei, carissimo Don Melchiorre – ha proseguito Vanadia – traspare in modo chiaro che Gesù Cristo è il centro della Sua vita e la vera forza che Le consente di vivere in pienezza il Ministero sacerdotale facendosi compagno di viaggio e prossimo a ciascuno di noi. Non manca mai uno sguardo buono e una parola di speranza per tutti, soprattutto per chi soffre ed ha bisogno di aiuto…
Che il Signore, e la bontà della nostra Madre celeste – ha concluso – La aiuti a camminare ancora a lungo nella grande avventura della vita, e che la Sua credibile testimonianza evangelica sia per tutti noi fonte di grande esempio.

Don Melchiorre, nel suo intervento finale (vedi qui) ha avuto parole di ringraziamento per tutti. “Con Maria – ha detto – canto il mio Magnificat. Grazie Signore: per avermi chiamato.” Ha ricordato poi l’affetto, i sacrifici e l’esempio, l’esempio dei suoi cari; la guida, i consigli, le esortazioni dei educatori; l’affetto, l’amicizia, la stima dei tanti alunni del Seminario che ha servito per ben 33 anni; la benevolenza, la fiducia, le responsabilità dei Superiori, dei confratelli, la collaborazione, l’esempio, le preghiere dei fratelli e sorelle che ha incontrato nel suo ministero ha tutti ha espresso affetto e riconoscenza chiedendo di intensificare la preghiera, perché il Signore mandi gli operai di cui la Chiesa agrigentina ha bisogno.

Dopo la Celebrazione è seguito un momento conviviale, col il taglio della torta del 50°, nei locali del rinnovato oratorio parrocchiale che don Melchiorre, unitamente alla Comunità, vuole rilanciare come segno e scelta preferenziale per i giovani ed i ragazzi della parrocchia.

 

 

(don Melchiorre si racconta)

donazioni

Sostieni L'Amico del popolo

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare L'Amico del Popolo a crescere con una micro donazione.