È nato al cielo don Giuseppe Tagliareni. don Cumbo: «Ha annunciato la bellezza del Vangelo, in ascolto di Dio e dell’uomo»

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Martedì 25 gennaio 2022 è nato al Cielo don Giuseppe Tagliareni. Nato il 23 agosto del 1943 a San Giovanni Gemini; ordinato presbitero, nella Congregazione Salesiana di S. Giovanni Bosco, il 29 maggio del 1976 nella Basilica Maria Ausiliatrice Torino dal card. Egidio Vagnozzi, è stato incardinato nell’arcidiocesi di Agrigento l’11 luglio del 1982. Il suo primo incarico pastorale è stato a servizio,  come vicario cooperatore, del Carmine di Sciacca  e successivamente come rettore della chiesa B.M.V. Loreto di Sciacca (1982-86). Dal 1986 al 1988 è Parroco della parrocchia S. Francesco d’Assisi a Caltabellotta. Nel 1983, fonda la “Pia Unione dell’Opera della Consolazione”. Dal 1987 al 996 è parroco della B.M.V. Perpetuo Soccorso di Sciacca ed infine Arciprete della Chiesa Madre di S. Vincenzo Ferreri di Calamonaci. Aveva, inoltre, conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia, all’Università di Palermo nel 1968 e la Licenza in Teologia Morale presso la Pontificia Università Salesiana di Roma nel 1978.

“ P. Tagliareni – ci dice don Enzo Cuffaro –  ha vissuto la prima parte del suo ministero nella congregazione dei Salesiani, dove aveva studiato da ragazzo. Ma la volontà di Dio non era questa per lui. Dopo pochi anni, infatti, chiese di uscire dalla congregazione, incardinandosi nella nostra Arcidiocesi e fu mandato a Sciacca… Il suo arrivo a Sciacca produsse un risveglio della fede nella parrocchia, attirando tante persone al suo ministero di confessore. In un certo senso – continua Cuffaro – il suo carisma più evidente era proprio la direzione delle coscienze e molti hanno iniziato, ha portato avanti con sempre maggiore pienezza, una vita cristiana più impegnata grazie al suo ministero. Gradualmente si aggiunsero altre tappe nel suo cammino sacerdotale. Per diversi anni, in assenza di un esorcista ufficiale nella diocesi, si rese disponibile all’ascolto delle persone colpite dai mali dell’occulto. In questo campo egli ha coperto una lacuna non piccola nel popolo di Dio, i cui bisogni sono molteplici, ma quelli derivanti dall’occulto sono particolarmente dolorosi e non sempre ascoltati. Infine, negli ultimi anni la sua fecondità sacerdotale ha raggiunto un traguardo particolare: la fondazione della comunità della “Divina Consolazione”, un centro di spiritualità che ha sede presso la zona di San Giorgio” a Sciacca.

La celebrazione eucaristica con il rito delle esequie, presieduta dal Vicario Generale, don Giuseppe Cumbo, ha avuto luogo il 27 gennaio nella Chiesa del Collegio di Sciacca.

Nell’omelia, commentando il brano evangelico della risurrezione di Lazzaro, don Giuseppe ha detto: «… molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello”… Ma quella consolazione offerta dai Giudei era incompleta, non abbastanza efficace per consolare le due sorelle che piangeva la morte di Lazzaro, mancava della presenza e della promessa del Maestro. L’incontro con Gesù, infatti, permette a Marta di accogliere una presenza (“come udì che veniva Gesù, gli andò incontro”) e di ricevere una promessa (“Tuo fratello risorgerà”, perché “Io sono la risurrezione e la vita”). È ciò che avviene – ha detto don Giuseppe – tutte le volte che andiamo incontro al Signore: non si ritorna mai con le mani vuote, Lui offre tutto se stesso e ci apre la via dell’eternità. Padre Giuseppe – ha proseguito –  tutto questo lo ha compreso. Ha trovato consolazione nell’andare incontro al Signore e esercitando il suo ministero presbiterale ha cercato di indicare agli altri il modo di farlo…  Ha annunciato il Cristo crocifisso e risorto, e questa “convinzione” non lo ha fatto scoraggiare dinanzi alle prove e alle contraddizioni: aveva la consapevolezza che “il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria”. Questa profonda fede nella Parola del Signore gli ha permesso di “non fissare lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili”, cosciente del fatto che queste ultime, “sono eterne”.

Carissimi fratelli e sorelle – ha proseguito, non vogliamo ridurre il funerale di don Giuseppe Tagliareni a un panegirico, a una specie di commemorazione nostalgica del bene da lui compiuto; tradiremmo il senso della nostra celebrazione e — nello stesso tempo — l’invito che lui stesso ha rivolto ad alcuni negli ultimi messaggi inviati, nei quali chiedeva “silenzio e preghiera”. Desideriamo, invece, celebrare la grandezza di Cristo che ha operato nel suo ministro. Colui che nella Chiesa esercita il servizio sacerdotale – ha detto – esprime in se stesso il mistero stesso di Cristo, le due dimensioni della croce, quella verticale e quella orizzontale: da una parte l’altezza della contemplazione e dall’altra la compassione verso la debolezza umana. Così si esprime san Gregorio Magno nella Regola pastorale:

“Il pastore d’anime deve essere vicino a tutti per la comprensione, deve elevarsi al di sopra di tutti nella contemplazione (…). Anelando a tali altezze, non disprezzi la debolezza del prossimo, o viceversa adattandosi a questa debolezza, non cessi di anelare a tali altezze”.

Dalla Parola e dall’insegnamento dei Padri, allora, ricaviamo la mappa del sentiero percorso da don Giuseppe nei suoi 45 anni di ministero sacerdotale: ha annunciato la bellezza del Vangelo con convinzione, ha fissato lo sguardo sui beni visibili ed eterni, è andato incontro al Signore e, ricevuta da Lui la consolazione, l’ha dispensata con impegno e dedizione agli altri.

… Impegniamoci anche noi – ha concluso –  a vivere bene la missione che il Signore ci ha affidato. Il segreto sta nell’accogliere la proposta di Dio che è una chiamata alla santità. Scrive papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate: “Ogni cristiano, nella misura in cui si santifica, diventa più fecondo per il mondo” (33). Non dobbiamo avere paura, allora, di puntare più in alto, di lasciarci amare e liberare da Dio. Non dobbiamo avere paura di lasciarci guidare dallo Spirito Santo. La santità non ci rende meno umani, perché è l’incontro della nostra debolezza con la forza della grazia (cfr. 34). Prima di concludere – ha detto il Vicario –  vorrei ringraziare con voi il Signore per io dono della vita di don Giuseppe. L’insegnamento che ci consegna è impreziosito da alcuni passaggi fondamentali nella sua esperienza di vita cristiana e sacerdotale: l’amore per l’Eucaristia e per la Madre di Dio, l’amore per la Parola, la dedizione per la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali, la capacità di ascolto, la capacità di sapersi mettere in ascolto di Dio e in ascolto dell’uomo. In questa celebrazione pasquale, desideriamo dire il nostro grazie al Signore per avere donato alla nostra Chiesa questo suo figlio sacerdote. Il Signore lo accolga nel suo Regno di luce e di pace, lo immerga nella sua infinita misericordia e lo ricompensi per il bene che ha saputo seminare nel suo pellegrinaggio terreno.»

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