Il 16 maggio, fr. Francesco Narcisi sarà ordinato diacono

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Ancora una volta la comunità di San Vito in Cammarata (oggi facente parte dell’Unità Pastorale San Vito – Santa Maria di Gesù) è chiamata a vivere un momento di grazia per l’ordinazione diaconale di Fr. Francesco Pio Maria Narcisi OP (Ordine dei Predicatori).

Fr. Francesco è nato il 12 gennaio 1995, ha ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana presso la chiesa parrocchiale di San Vito che lo ha visto crescere nella fede. Dopo aver frequentato il Liceo Scientifico “Madre Teresa di Calcutta” di Cammarata, si trasferisce a Roma dove inizia il percorso universitario presso la Pontificia Università Lateranense, nello stesso periodo sente forte il desiderio di offrire la sua vita al Signore così inizia il suo discernimento presso l’ordine dei predicatori. Il 19 settembre 2016 veste l’abito domenicano facendo la professione semplice l’anno successivo. Completa gli studi filosofici a Roma e nel 2018, trasferendosi a Bari prosegue con gli studi teologici.

Il 19 settembre 2020 emette la professione solenne nelle mani del provinciale P. Francesco La Vecchia OP presso la Pontificia Basilica di San Nicola a Bari, consacrando così tutta la sua vita alla predicazione del Vangelo.

Il prossimo 16 maggio sarà ordinato diacono per l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione di S. Ecc. Rev.ma Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo metropolita di Bari.

don Giuseppe La Rocca con fr.Francesco Narcisi

L’Unità Pastorale San Vito – Santa Maria di Gesù guidata dal parroco don Giuseppe La Rocca  si sta preparando a questo lieto avvenimento con diversi momenti di preghiera e innalzando il corale ringraziamento a Dio per questo suo figlio prediletto che si prepara alla missione diaconale.

È possibile seguire in diretta la Santa Messa di ordinazione – domenica 16 maggio 2021 alle ore 11.30 – dalla pagina facebook “Unità Pastorale San Vito – Santa Maria di Gesù Cammarata – Ag”. (guarda QuI)

Di seguito, il testo integrale della lettera che Fr. Francesco Pio M. Narcisi ha fatto pervenire alla comunità e al nostro settimanale.

Sic nos amantem quis non redamaret?

“Un famoso adagio popolare recita: «Le vie del Signore sono infinite». E, in effetti, sono davvero senza numero le vie per mezzo delle quali il nostro Dio giunge fino a noi; numerose quanto tutti gli uomini che calcano il suolo terrestre e infinite quanto infinito è il suo amore per noi. Tra queste infinite strade c’è anche quella che il Padre ha pensato sin dall’eternità per me e solo per me. Il Signore trova, infatti, una via differenziata e speciale per giungere a tutti, come segno del suo amore particolare e speciale per ognuno di noi. Molto spesso queste vie possono essere simili, avere punti di contatto, ma mai uguali poiché sono il frutto dell’azione dello Spirito e della nostra libertà, carica di tutto ciò che noi siamo.

La mia strada – scrive – mi porterà il prossimo 16 maggio, solennità dell’Ascensione del Signore, a ricevere il dono del diaconato per l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione di Sua Ecc.za mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto.

Come in ogni cammino che si rispetti, quando si giunge a una tappa importante ci si ferma un attimo per riposarsi, ripensare al tratto di strada fino quel punto percorso e magari godersi la bellezza del posto in cui ci si trova. In questo viaggio figurato, che è la mia vita, mi siedo un attimo, contemplo la strada già fatta e nel frattempo godo delle bellezze che lo Spirito ha compiuto lungo il cammino. Oggi siedo sulle sponde del Mare Adriatico, nella bella città di Bari che mi ospita da quasi tre anni, molto lontana dai superbi monti del centro Sicilia che hanno visto i miei natali – sono originario di Cammarata –; pur nella differenza dei luoghi, scorgo una certa unitarietà e ritornano alla mia mente queste parole: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore […]. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15, 9-11).

La prima domanda che mi sorge spontanea è come ci possa essere gioia quando si deve sottostare a dei comandamentiche ci vengono imposti. A ben vedere, la traduzione italiana del passo evangelico non rende giustizia all’originale greco; il termine che, qui, è tradotto con comandamento in realtà designerebbe più un’istruzione, una prescrizione o, meglio ancora, dei doveri che scaturiscono da un incarico ricevuto. Il Signore Gesù ci ha amati con lo stesso amore divino del Padre e, per farlo, ha donato la sua vita per noi. L’invito è questo: rimanete nel mio amore. Il nostro rimanere è il corrispondere a questo dono di amore: nessun innamorato desidera che il suo amore cada nel vuoto, ma vorrebbe che l’amato potesse riposare nel suo amore e ricambiare. Il dono chiama in causa sempre la nostra respons-abilità (capacità di dare una risposta): quando si è amati non si riceve un sentimento, si riceve l’altro nella sua totalità; noi siamo liberi di rispettarlo con cura o gettarlo via. Analogamente accade con il Signore: Egli ci ha amato donandoci tutto se stesso e ci invita a rispondere a questo amore non perché ha bisogno di essere amato ma perché nell’amare è la chiave della vera gioia: egli vuole soltanto che noi siamo felici. Come corrispondere a questo progetto di amore? «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15, 12). L’istruzione/incarico è quello di amare come anche noi siamo stati amati, con un amore totale e universale, proprio come quello di Gesù che ha amato tutti e fino in fondo. L’esperienza quotidiana ci testimonia che solo quando ci sentiamo pienamente amati possiamo amare veramente senza ricercare un contraccambio, essendo totalmente liberi di donarci e sperimentando, per questo motivo, una gioiaprofondissima e ineffabile. Ecco allora che quel comando non è un’imposizione che ci viene dall’esterno ma è il codice con il quale siamo stati programmati: fuor di metafora, il senso profondo della nostra vita.

Il lettore si starà chiedendo cosa c’entri tutto questo discorso con quella sosta nel nostro cammino di cui parlavamo prima. Proprio fermandomi a riguardare la mia vita mi accorgo che queste parole del Vangelo la riassumono e la illuminano. In questo cammino ho sperimentato quanto Gesù ha detto: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi». L’ho sentito nel dono di una magnifica famiglia, che mi ha testimoniato l’amore che unisce; l’ho sentito nel dono di una comunità parrocchiale che, pur nelle difficoltà e fragilità, ha cercato di testimoniare la gioia di donare amore; l’ho sentito negli incontri e nelle persone che il Signore mi ha fatto incontrare in questo viaggio, specialmente quei presbiteri che mi hanno fatto vedere come il donarsi sia il compimento dell’uomo: in primis il mio parroco mons. Liborio Russotto (ritornato al Padre, poco tempo fa), per me modello di donazione e dolcezza. Mi fermo qui perché la lista delle misericordie del Signore potrebbe essere lunga!

Dopo aver sperimentato l’amore, ho sentito quest’invito: «Rimani nel mio amore». La modalità del rimanere il Signore me l’ha presentata in san Domenico di Guzman e nei suoi fratelli, che oggi sono anche i miei; lo scorso settembre ho professato nell’Ordine dei Predicatori, votando tutta la mia vita all’annuncio della buona notizia di Gesù a tutti gli uomini perché possano vivere in quella gioia che anche io, pur nei limiti delle mie fragilità, ho sperimentato e sperimento.

Il Signore Gesù mi ha già chiamato a custodire la sua istruzione/incarico di amare tutti gli uomini con il dono immenso del Battesimo e, successivamente, tramite i voti di castità, obbedienza e povertà; nei prossimi giorni, tramite il dono del diaconato, mi ricolmerà ancora di più del suo amore, richiamandomi maggiormente, e a nuovo titolo, a quell’amore totale verso tutti. Con il dono del diaconato, il Signore mi renderà un segno per ricordare a tutti i fratelli la nostra identità profonda: essere dono totale per gli altri. Non lo fa perché io sia migliore degli altri ma perché Egli semplicemente sceglie chi vuole, seguendo le sue infinite vie. Il diacono è colui che incarna nel suo ministero il servizio di Cristo all’uomo e, di conseguenza, il servizio di tutta la comunità al mondo; questo avviene per dono gratuito di Dio e come ogni dono porterà frutto se non cadrà nel vuoto. Soltanto se vivrò ciò che ho ricevuto potrò custodire la sua istruzione/incarico; e se sarò in grado di corrispondere a questo dono sarà solo perché l’intera comunità mi sosterrà con il suo variegato servizio cristiano e, così facendo, possiamo rendere presente insieme il Cristo chinato a servire in mezzo al mondo.

Il primo tra i servizi incarnati dai cristiani è la preghiera: per questo – conclude –  chiedo a coloro che leggono di poter pregare per il mio ministero in questi giorni che precedono la mia ordinazione e anche in quelli che la seguiranno. Così facendo, sorretto dalla vostra preghiera, potrò realmente figurare nella comunità il Cristo servo e,  insieme, servire il mondo donando la nostra vita per esso. Grazie!”

Francesco Pio M. Narcisi OP

Nella foto con mons. Liborio Russotto
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