In ricordo di Enzo Vaccaro diacono

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Il 4 settembre 2020 è ritornato alla Casa del Padre, il diacono Enzo Vaccaro. Era originario di Naro, ma a Licata  ha trascorso gran parte della sua vita, lasciando un segno indelebile nella comunità civile ed ecclesiale. Abbiamo chiesto al fratello Giovanni, anche lui diacono permanente, di ricordare Enzo, fratello nella carne e nel ministero. 

Erano gli anni Settanta, ritornavo da Palermo in autobus e casualmente mi trovai ad ascoltare i discorsi delle due persone sedute innanzi a me, parlavano di un giovane impiegato al municipio, un giovane bravo, cordiale con tutti e sempre disponibile: “un sapi diri mai di no”, dicevanoCapii che erano di Licata e che il giovane bravo di cui stavano discorrendo era mio fratello. Provai un sussulto di gioia, ma non dissi niente sul momento; giunto a casa raccontai tutto a mia madre, la quale, con gli occhi lucidi mi fece una carezza e mi disse: “tuo fratello è cosa buona e si fa volere bene da tutti. L’apprezzamento di allora, rafforzato e cresciuto nel tempo, l’ho ritrovato in un giorno speciale, un bene sincero di quanti hanno voluto porgere un ultimo saluto al ragazzo gioioso e solare di un tempo, al don Enzo di oggi. L’educazione religiosa e il buon esempio dei nostri genitori, ci ha portati a vivere insieme la meravigliosa esperienza del corso di studi presso il Seminario Arcivescovile di Agrigento, culminata con l’ordinazione diaconale nel 1983 per me e l’anno successivo per mio fratello.

Come diacono, la presenza di Enzo è stata attiva nella Comunità ecclesiale di Licata, dalla collaborazione con i vari parroci, alla guida spirituale di organismi associativi tra cui, da ultimo, la Pia Unione di S. Rita. È però nel suo servizio di carità verso quanti si trovavano nel bisogno che si è contraddistinto, incoraggiato dai vescovi Luigi Bommarito prima e Carmelo Ferraro poi. Sostenuto da un nutrito gruppo di volontari, ha fondato la Caritas cittadina interparrocchiale per assicurare ogni giorno un pasto caldo, indumenti e generi di prima necessità a quanti ne avessero bisogno, nonché l’accoglienza agli emigrati approdati, spesso con mezzi di fortuna, presso le coste di Licata. Negli ultimi dieci anni si è dedicato con amorevole dedizione all’incontro settimanale degli anziani ammalati ospiti presso la casa di riposo Parnaso, con la celebrazione della Liturgia della Parola, la distribuzione dell’Eucarestia e il dialogo personale con tutti i ricoverati. Erano proprio i poveri e gli ammalati che Lui amava particolarmente, secondo l’insegnamento e la testimonianza di Madre Teresa di Calcutta, verso cui nutriva una grande venerazione; loro costituivano, diceva, la sua seconda famiglia, una famiglia che spesso occupava il primo posto nelle sue occupazioni e che nel momento dell’addio ha voluto dirgli: a presto Enzo. Questo era don Enzo, mio fratello, un uomo semplice e buono che in punta di piedi e all’improvviso la sera del 4 settembre alle ore venti è ritornato alla casa del Padre per iniziare il suo viaggio eterno. Durante i funerali, celebrati lunedì 7 settembre presso la Chiesa Madre di Licata gremita di fedeli, alla presenza di tutti i sacerdoti della città e di un nutrito gruppo di diaconi, l’Arcivescovo Cardinale Francesco Montenegro, che ha presieduto la Celebrazione Eucaristica, ha nell’omelia sottolineato con splendida chiarezza, la profonda umanità del Diacono Enzo e la sua scelta di vita di amore e di servizio verso gli ultimi. Il distacco doloroso dal punto di vista umano, che ha lasciato un profondo vuoto in me e particolarmente nella moglie Giovanna, nei figli Tito e Lillo e nel resto della famiglia che lo ha tanto amato, si rinfranca nel vedere e sentire il grande affetto mostrato verso un uomo, che mai aveva cercato lode o plauso per il suo operato. Servo del Signore e dei poveri lo ha definito il Vescovo Carmelo Ferraro; uomo semplice pieno di ricchi valori pronto a servire con amore e dedizione gli ultimi, mons. Melchiorre Vutera; sei stato un dono prezioso per la Chiesa e per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di incontrarti, è stata la voce unanime di tutti i fratelli diaconi; ho visto un servitore del Regno di Dio che vedeva nell’ammalato Gesù Crocifisso, così il ricordo del carissimo Filippo Incorvaia. La sua vita trascorsa a Licata ha lasciato un segno indelebile, ha commentato Quilicata.it.  Al canto unanime degli Scout, gruppo Agesci Licata 1, presenti in gran numero alle esequie: Arrivederci fratello, ci rivedremo un dì, il feretro del loro vecchio capo scout, accompagnato in spalla, lasciava Licata, sua città di adozione, per fare ritorno a Naro. Durante l’ultimo incontro avuto con i figli, mentre cercava di trovare la forza di un sorriso, quel sorriso che lo aveva contraddistinto per tutta la vita, le sue ultime parole sono state “..dobbiamo andare a ringraziare la Madonna..” e subito dopo, fissando la parete che stava di fronte il suo letto, quasi come in estasi, ha continuato dicendo per due volte: “anche la Madonna di Lourdes”.

Sono certo,  fratello mio,  che la Vergine Santa ti ha preso per mano e ti ha guidato verso Gesù che ti ha accolto con il suo paterno abbraccio. Vivi nel Signore la tua eternità accompagnato sempre dal nostro amore e dall’affetto di quanti in questa vita ti hanno stimato e voluto tanto bene.

 Giovanni Vaccaro

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