La Chiesa accanto ai lavoratori della Calcestruzzi Belice

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A quarantanove anni dall’evento sismico che sconvolse distruggendo e seminando morte la Valle del Belice si è abbattuto, su un territorio in cui la presenza della mafia è tangibile, lo spettro della disoccupazione per i lavoratori della Calcestruzzi Belice. L’azienda di Montevago gestita dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati dopo la dichiarazione di fallimento pronunciata dal Tribunale di Sciacca attende l’esito dell’appello che dovrebbe arrivare il prossimo 2 febbraio.

A battersi accanto ai lavoratori il sindaco di Montevago Margherita La Rocca. Il sindaco in questi giorni ha incontrato i componenti della Commissione nazionale antimafia ed in settimana dovrebbe incontrare il funzionario dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, dott.ssa Manzo per discutere dei prossimi passi da compiere.

Tra i tanti attestati di solidarietà giunti ai lavoratori anche quello dell’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro che, sabato 14 gennaio durante la fiaccolata in ricordo del sisma del 1968 che devastò i paesi della valle del Belice, si è stretto accanto ai lavoratori. «Voglio esprimere la mia indignazione – ha detto il card. Montenegro – per quanto avvenuto per la Calcestruzzi Belice, mi sembra strano che 11 famiglie debbano affrontare una “morte bianca” per delle cifre che, nel gran pentolone dei soldi, sono irrisorie. Ai lavoratori voglio dire che non siete soli e la mia solidarietà voglio dimostrarla con un gesto che non ha nulla di straordinario. Se tutto è soltanto per una cifra di 30 mila euro io darò al sindaco questa cifra».

“Questa fiaccolata – ha detto il sindaco La Rocca – era stata organizzata in memoria delle vittime del quarantanovesimo anniversario del terremoto del Belice che furono 400. Solo a Montevago furono 100. La fiaccolata serve anche a perorare la causa dei lavoratori. Abbiamo avuto solidarietà di Libera, della Calcestruzzi Ericina, il sindacato ha tenuto la spalla ai lavoratori, dell’arcivescovo Montenegro, dei sindaci del comprensorio. Vogliamo protestare in maniera silenziosa, con la schiena dritta, perché non si può perdere il lavoro per qualche distrazione”.

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