Lampedusa, la strage dell’indifferenza: il gelo che spegne il futuro

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Foto Calvarese/SIR

Il Mediterraneo torna a farsi sepolcro. L’ultima tragedia consumatasi a largo di Lampedusa non è solo un bollettino di morte, ma il ritratto di un paradosso umanitario intollerabile: 19 vittime, tra cui due bambini, uccise non dalle onde, ma dal freddo.
Il grido che si leva dalle realtà ecclesiali, il parroco di Lampedusa e Caritas Italiana,  raccolto dal SIR, delinea una frattura netta tra la realtà dei moli e la politica dei vertici. Oliviero Forti, responsabile responsabile del Servizio accoglienza e integrazione migranti e rifugiati di Caritas Italianadi Caritas Italiana (vedi), usa parole taglienti per descrivere quello che definisce “il paradosso più oscuro”. Da un lato, a Bruxelles, si “brinda” all’approvazione del regolamento per i rimpatri, una misura che Forti giudica restrittiva e punitiva verso i più vulnerabili; dall’altro, i medici a Lampedusa refertano morti per ipotermia.
“Il sangue si addensa, il cuore smette di battere e il cervello illude persino la vittima di aver caldo mentre la vita la abbandona”, spiega Forti. È la morte silenziosa di chi cerca il futuro e trova il gelo, proprio mentre l’Europa “si fa fortezza”, allontanandosi da un’accoglienza degna.
Dall’isola, il parroco don Carmelo Rizzo (vedi) esprime lo smarrimento di una comunità che non vuole abituarsi all’orrore. “Vedere gente che scende dai barconi più morta che viva fa chiedere: perché ancora?”. Il sacerdote punta il dito contro stragi che definisce “evitabili” se solo si garantissero viaggi sicuri. Non è una critica al singolo politico, ma un richiamo alla responsabilità collettiva: “Come si fa a dormire in pace sapendo che le cose si potrebbero evitare?”.

In un contesto di guerra globale, Lampedusa diventa il termometro di un’umanità che sembra assistere passivamente al proprio naufragio morale.
A fargli eco è don Aldo Sciabbarrasi, direttore di Migrantes Agrigento, che definisce “assurdo” che nel 2026 si possa ancora morire di freddo e fame. Egli denuncia il contrasto tra la comodità dell’Occidente “sui divani” e l’odissea di chi è costretto ad affidarsi ai mercanti di morte. Citando il teologo Mühlen, Sciabbarrasi ricorda che il sacro abita la storia umana, non solo i templi: “L’incontro con Dio avviene nell’incontro con chi è vittima di soprusi”.
Il messaggio è unanime: la Pasqua non può essere celebrata ignorando questa “Via Crucis” marittima. Serve tradurre la carità in leggi e strutture, superando l’immobilismo di governi che appaiono impotenti o indifferenti di fronte al traffico di esseri umani.

“Porta di Lampedusa -Porta d’Europa” opera dell’artista Mimmo Paladino