Lampedusa: si presenta il libro di Fra Emiliano Antenucci “La Tartaruga arriva prima”

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(particolare della copertina del libro)

Sabato 11 gennaio, alle ore 19.00, nel salone parrocchia San Gerlando di Lampedusa, si terrà la presentazione del libro “La Tartaruga arriva prima, manuale di sopravvivenza spirituale” di Fra Emiliano Antenucci (frate cappuccino e iniziatore dei corsi del silenzio). Abbiamo chiesto a don Fabio Maiorana – parroco in solidum di Lampedusa con don Carmelo La Magra – che ne ha curato la prefazione di presentarci il testo. 

La copertina del libro

“Nel mese di settembre dello scorso anno – dice don Fabio –  il frate cappuccino, per la prima volta,  visita l’isola di Lampedusa, ospite della parrocchia di San Gerlando intrattenendo i parrocchiani sulla sua devozione alla Vergine del Silenzio e la preziosa spiritualità del dono del silenzio. Dalla preghiera, dalle catechesi e dall’incontro con la gente dell’isola nasce questo scritto. Durante la sua permanenza, Fra Emiliano scrive una lettera a “sorella Tartaruga (simbolo di Lampedusa). Nella Tartaruga il frate scorge tanti aspetti significativi e valoriali, quali la fortezza, la tenacia, la resilienza, la saggezza, la fortuna, la longevita, la prudenza, la libertà e l’indipendenza, ma quello che più colpisce è che “la tartaruga scrive nella lettera –  conosce le strade più delle lepri ed è umoristica e divertente perché nel momento che si rovescia, vede meglio le stelle”. Dalla lettera alla Tartaruga, fra Emiliano passa a contemplare il mare come luogo di meraviglie, ma anche come luogo di contraddizioni a causa delle responsabilità insensate dell’uomo. Propone, quindi, alla riflessione e alla meditazione, gli otto pensieri malvagi (o vizi capitali). L’uomo di oggi, imprigionato da questi pensieri, sente la propria anima come in un mare agitato e in tempesta. C’è rimedio? Il frate presenta le quattro “P” dell’ armatura spirituale (passione, prudenza, pazienza, pace) e le tre medicine per crescere spiritualmente (umiltà, docilità e meditazione sulla propria morte). Lo scritto si conclude con 50 “pensieri di luce” a guida del nostro cammino come fari che indicano il tragitto da percorrere. Cosa si vuole trasmettere con questo scritto? Ritornano le parole di Padre Ermes Ronchi: “Uno dei nomi più belli di Dio è Seminatore. La sua gioia non è raccogliere, ma seminare; la sua gloria non è mietere ma lanciare semi di vita in ogni stagione. Come una perenne primavera del cosmo”. Questo testo è un seme gettato nel cuore degli uomini, non per vedere subito i frutti ma con la certezza che, gettato il seme nel cuore dell’umanità, è sostenuto e fatto crescere da Dio: “Contro tutti i rovi e le spine, contro tutti i sassi e i predatori, lui vede in ciascuno una terra capace di accogliere e di fiorire” (Ermes RonchiR.). Non dimentichiamoci quello che dice San Paolo ai Corinzi: “Ora né chi pianta né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere” (1Cor 3,7). Lasciamo che Dio, attraverso questo scritto, possa far crescere i nostri deserti interiori affinché i deserti esterni del mondo possano diventare giardini fioriti e gioiosi di Dio.

Fabio Maiorana

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