L’ OESSG , celebra in Cattedrale la B.M.V Regina di Palestina, Patrona dell’Ordine

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(foto di gruppo al termine della S. Messa ph. da pagina Fb dell'Ordine)

Sabato 28 ottobre 2023, La Luogotenenza dell’Italia-Sicilia dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme ((OESSG), ha celebrato, nella Basilica Cattedrale di Agrigento, la Beata Vergine Maria Regina di Palestina, Patrona dell’Ordine. La celebrazione eucaristica, “con il cuore e la mente rivolti alla Terra Santa”, è stata presieduta dal gran priore di luogotenenza, Card. Paolo Romeo e con celebrata dall’Arcivescovo Priore di Agrigento, mons. Alessandro Damiano e da mons. Domenico Mogavero, Priore della delegazione di Mazara del Vallo e dai sacerdoti e cerimonieri ecclesiastici delle quattro sezioni e otto delegazioni che compongono la luogotenenza dell’Italia-Sicilia. 

Mons. Damiano, nell’omelia, ai Cavalieri e alle Dame presenti in Cattedrale convenuti da tutta la Sicilia ha ricordato come “la maternità di Maria ricorda come ciascun cristiano, dovrebbe prendersi cura dell’altro con tenerezza materna. Siamo chiamati ad essere “custodi”, “fratelli”, ma anche “padri” e “madri” del nostro prossimo… La devozione a Maria Vergine deve condurci, dunque, a servire ‘puramente’, cioè senza secondi fini, il nostro prossimo… il pensiero va – ha detto – alla Palestina, alla terra di Gesù e di Maria… Noi oggi la veneriamo sotto il titolo di «Regina della Palestina». Ma cosa vuol dire che Maria è regina? Lo è in quanto madre del re che è Gesù. Certo si tratta di una regalità, come lo stesso Gesù ha puntualizzato, dinanzi a Ponzio Pilato, che non è di questo mondo. Ovvero non si basa sul potere ma sul servire, non sul dominare ma sull’amare. Maria è anche regina, perché ha sempre saputo dominare, per grazia di Dio, sé stessa, ha avuto un totale e integrale mitezza. Anche noi siamo chiamati a regnare sul male che ci abita, a dominarlo con la grazia divina, ottenuta e impetrata per l’intercessione della Vergine Madre”. Ha poi ricordato come «La piccola comunità cristiana di Gaza, composta da un migliaio di cristiani, di cui poco più di 150 cattolici, è gravemente minacciata, anche se del tutto innocente. Da una suora amica – ha detto – ho saputo che alcune religiose lì presenti, che accudiscono anche alcune famiglie musulmane bisognose, hanno detto: “non possiamo abbandonare i nostri bambini”. Che coraggio. Che amore!»; testimonianze senza filtri mediatici che dovrebbero fare riflettere. Ma noi – si è chiesto – che cosa possiamo fare? Anzitutto pregare Iddio, per intercessione di Maria, affinché doni la pace e, in secondo luogo, essere noi stessi “artigiani di pace nel nostro quotidiano. “Artigiani” vuol dire che la pace richiedere tempo – Papa Francesco ci ha ricordato nell’Evangelii gaudium (cf. nn. 222-225) come il tempo sia superiore allo spazio -, fatica, travaglio ma nello stesso tempo creatività e fantasia. Tutto ciò è un “artigiano”. Sì, cari fratelli e sorelle – ha proseguito – , esiste una “fantasia della pace”, ovvero diversi “sentieri creativi” percorribili per arrivare a tagliare il traguardo della pace. Uno di questi, praticabile da tutti, è molto semplice. Iniziamo a porre fine a tutti i nostri piccoli conflitti quotidiani, che spesso nascono con chi ci vive vicino. Sarebbe contraddittorio pregare per la pace, se poi noi – può capitare – magari non salutiamo chi ci sta antipatico, o peggio non riusciamo a perdonare…  Le nostre tante “piccole paci” costruiranno la “grande pace”. L’estinzione delle nostre “micro-guerre” spegneranno le “macro-guerre” nel mondo. Certo – ha proseguito – , può sembrare un’opera immane, ben superiore alle nostre forze, ma non bisogna mai dimenticare che l’oceano è fatto da tante, tantissime piccole gocce. La “macro-pace” è figlia delle nostre “micro-paci”.

A conclusione della celebrazione S. E. Il Luogotenente, Cav. Gr. Cr. Ing. Maurizio Russo, ha voluto ringraziare tutti i presenti e in particolare le Autorità Civili e Militari, il Cancelliere, i Presidi e i Delegati delle Sezioni e delle Delegazioni locali e quanti si sono adoperati affinché il momento di preghiera fosse vissuto intensamente e con il giusto significato.

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