Memorie agostiniane nell’Arcidiocesi di Agrigento (appunti)

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La presenza dell’ordine di Papa Leone XIV è sempre stata viva nel territorio della nostra Arcidiocesi e vive le testimonianze. Proponiamo oggi, 28 agosto 2025, memoria liturgica di Sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa, un testo rivisto e ampliato nella documentazione fotografica pubblicato a pochi giorni dall’elezione di Papa Leone XIV sul nostro settimanale (cfr. n.16/2025, pag.2).

Gli appunti che seguono non hanno alcuna  pretesa di essere un articolo accademico. Piuttosto, mirano a essere uno strumento divulgativo, offrendo una trattazione sintetica corredata da immagini. L’obiettivo è stimolare la curiosità del lettore e offrire una panoramica che possa fungere da punto di partenza per ulteriori approfondimenti. Da diversi siti archivistici ufficiali dell’Ordine agostiniano, da altri siti di appassionati storico culturali e, non ultimo, il sito beweb.chiesacattolica.it/, è stato possibile offrire questo primo approccio alla presenza religiosa dei figli di Agostino nel nostro territorio.

Partendo da est, a Licata troviamo due memorie architettoniche: la chiesa S. Agostino e quella che solo dal 1897 è stata intitolata alla Madonna di Pompei, che alcuni anziani denominano ancora come Chiesa della Collura. Nel 1611, i padri agostiniani, ottenuta dal Vescovo di Agrigento il possesso dell’antica chiesa Santa Margherita, presumibilmente su una precedente chiesa dedicata a S. Maria di Antiochia. Il tempio, presso il regio Caricatore di grano, fu trasformato completamente: la facciata della chiesa fu girata e i religiosi vi edificarono una casa per la loro comunità dedicando il tutto a Sant’Agostino.

Chiesa Sant’Agostino, interno
Tela della Madonna della cintura

Dal 1973, Santuario diocesano dell’Addolorata, custodisce un dipinto su tela del ‘700 con la “Madonna della cintura” con il Bambino e i SS. Agostino e Monica (foto sopra). Sembra che questa presenza a Licata, seppur con qualche interruzione, si sia protratta sino al 1735. Antecedente a questa Chiesa, sempre a Licata, si trova la Chiesa detta della Madonna di Pompei. Questa intitolazione è avvenuta solo nel 1897. Originariamente edificata nel XV secolo sul monte sant’Angelo, zona archeologica di Licata, la chiesa era dapprima chiamata “Santa Maria del soccorso”. Nel 1557 era stata acquisita dai padri domenicani, ignoriamo se avesse un altro titolo, e nel 1566 dai padri agostiniani.

NARO. La presenza storicamente più significativa, religiosamente rilevantissima e architettonicamente insuperabile è la Chiesa Sant’Agostino a Naro. Sembrerebbe che lì la presenza di alcuni eremiti della regola di Sant’Agostino secondo la regola dettata da Fulgenzio, vescovo di Ruspe, risalga addirittura al VI secolo. Monaci sfuggiti dalla persecuzione dei Vandali in Africa si sarebbero insediati a Siracusa e a Naro, in una chiesa che era detta del romito. Il semplice convento nel quale rimasero sino all’invasione dei saraceni avrebbe ospitato nel 627 il venerabile Eustachio da Naro.

Tela di Sant’Agostino, Naro

Gli agostiniani tornano per certo nel 1086 grazie al conte Ruggero e si allocarono in un secondo sito per poi trasferirsi definitivamente dove attualmente sorge la Chiesa del loro santo con quel che resta dell’antico convento. La costruzione avviata nel 1707 e completata nel 1815, ancora impressiona per la facciata che rimanda alla Basilica di San Giovanni in Laterano.

La Vergine con Sant’Agostio e Santa Monica, Chiesa Sant’Agostino a Naro

AGRIGENTO. Con notizie tratte dagli studi di Nino Sciangula (cfr. Rubrica “Chiese e Conventi” sul nostro settimanale) ed Elio Di Bella che citano il R. Pirro e il G. Picone, ricaviamo notizie interessanti su ciò che rimane del grande convento agostiniano che, in Agrigento, aveva sede proprio di fronte alla sede del Comune e già convento domenicano. Intorno al 1550 i seguaci di Agostino accanto alla Chiesa San Sebastiano, prospiciente l’attuale piazzetta Sinatra, sorse il grande convento che, nel 1766 fu, come altri conventi per disposizione papale, soppresso per esiguità di frati e mezzi. Sulla memoria sempre agrigentina databile al 1779 di Agostiniani in una costruzione che, tagliava l’attuale piazza Pirandello e chiudeva il procedere di via Atenea verso l’attuale via Garibaldi sino al 1864 quando fu abbattuta, ci sia dato qui di soprassedere.

Agrigento ex Convento dei Padri Agostiniani oggi sede del Museo Civico (ph.C.P.)

A testimonianza del Convento resta (lato piazza Sinatra) l’ingresso al Convento con la scritta “Ordinen SP Augustini” e lo stemma degli Agostiniani un cuore ardente trafitto da una freccia lo stesso che Papa Leone XIV ha inserito nel suo Stemma da Pontefice;  tale figura rappresenta simbolicamente le parole di Sant’Agostino riportate nel libro delle Confessioni: «Sagittaveras tu cor meum charitate tua», («Hai ferito il mio cuore con il tuo amore»)   Nella nicchia fino agli anni ’50 era presente un mezzobusto di Sant’Agostino, che il prof.Settimio Biondi, da me sentito,  sostiene essere stato musealizzato, per timore di essere trafugato,  presso il museo del Monastero Santo Spirito di Agrigento.

L’ingresso dell’ex Convento dei Padri Agostiniani di Agrigento (ph Carmelo Petrone)

Prospetto lato sud del Convento di Agrigento

RACALMUTO. Anche Racalmuto ha visto, sin dal 1500, la presenza di quest’ordine presso la Chiesa San Giuliano. Seppur il progetto iniziale non fu mai completato, per certo dal 1614 e fino agli ultimi del ‘700 ospitava il Convento degli Agostiniani Riformati di San Adriano. “Alla Chiesa – si legge sul sito turismoracalmuto.it –  nel 1614, viene annesso l’omonimo Convento degli Agostiniani Riformati di San Adriano, promotori il Conte Girolamo del Carretto e frate Evodio Di Polizzi; gli Agostiniani vi soggiornano fino agli ultimi del ‘700. Nel 1935 la Chiesa viene elevata a Parrocchia…”

Ex Convegno degli Agostiniani di Racalmuto (foto Salvatore Picone)

CATTOLICA ERACLEA. Estinto del tutto il ricordo del Convento san Giovanni Battista degli Agostiniani Scalzi che, poveramente risiedevano dal 1650 a Cattolica Eraclea.

CANICATTì (1882-2017 . “In un clima di sensibile commozione e di malcelata amarezza – scrive don Diego Acquisto sul suo Blog – , ieri (2 marzo 2017 per chi legge) pomeriggio a Canicattì, nella Parrocchia S. Biagio, si è svolta la cerimonia di commiato, per la partenza dell’ultimo dei Padri Agostiniani, Padre Giuseppe Lo Verme, 84 anni, parroco della chiesa nell’ultimo trentennio, e prima valido collaboratore di P. Luigi Cacciato, considerato il fondatore della Parrocchia, eretta dall’arcivescovo Peruzzo nel 1934. Una presenza quasi sempre a Canicattì, quella di P. Giuseppe Lo Verme, dal giorno della sua ordinazione sacerdotale a Gubbio, a metà degli anni ‘40. Come ha messo in risalto la cronaca provinciale, grande è stata ieri la partecipazione di popolo, proveniente da ogni parte della Città, presente il Sindaco Scrimali e il Clero al gran completo, mentre la diocesi era rappresentata dal Vicario Generale, Don Salvatore Muratore, che ha presieduto la solenne concelebrazione. A dare il saluto ed ad esprimere gratitudine per l’opera svolta, il Sindaco ed il Vicario Foraneo, mentre il venerando ultranovantenne arciprete Mons. Restivo, ha preferito esprimere i suoi sentimenti con uno dei suoi tanti componimenti poetici, particolarmente sentito e ricco di affettuosa solidarietà per il confratello P. Lo Verme, in partenza per il Convento della Rocca a Palermo, che ha concluso una lunga presenza oltremodo benemerita e fruttuosa per Canicattì. Una presenza, quella dei Padri Agostiniani a Canicatti, di poco più di 120 anni, da quando il 4 settembre 1882, furono chiamati dall’allora vescovo mons. Turano, a prendere possesso della Chiesa di S. Biagio, accanto alla quale eressero il loro Convento.
Come già alcuni anni fa è avvenuto con la partenza dei PP. Francescani Minori – scrive padre Acquisto –  dalla Parrocchia dello Spirito Santo, con la partenza degli Agostiniani da Canicattì, si chiude, ancora una volta, un pezzo di storia. Infatti, per oltre un secolo i religiosi di questo ordine, con la particolarità del loro carisma agostiniano, hanno contribuito alla crescita sociale e culturale della città, incidendo soprattutto nel settore giovanile, a cavallo degli anni ‘60 e ‘70, vale a dire negli anni più difficili della contestazione. Varie e molteplici sono state le manifestazioni sportive e culturali che a Canicattì, hanno organizzato i Padri Agostiniani, con il solo scopo di coinvolgere il maggior numero di giovani ed indirizzarli ad una crescita sana e nel rispetto dei valori cristiani. Restano indimenticabili, ad esempio, le iniziative coinvolgenti, di Don Raimondo Salvaggio, che ha deciso poi di continuare il suo impegno in favore dei giovani, scegliendo di essere cappellano militare. Ma sempre in tutte le iniziative agostiniane, la presenza discreta, quando non direttamente in prima linea, di P. Giuseppe Lo Verme. Ecco perché a salutarlo ieri sera, sono stati proprio in tanti, che, nei decenni passati, hanno apprezzato ed amato il suo ministero sacerdotale, condividendone le tante valide iniziative, compresa quella della creazione del gruppo Scout nel lontano 1952.
Non è mancata perciò ieri qualche lacrima, unitamente alla speranza di un possibile ritorno, se, come ci si augura, nel prossimo futuro, dovessero aumentare le vocazioni. Intanto però, sicuramente la città – conclude Acquisto –  è diventata più povera, come pure la stessa diocesi, visto che quella degli agostiniani a Canicattì era ormai l’unica presenza”.

CAMMARATA. Benemerita perciò è giunta a Cammarata nel 2011 l’iniziativa congiunta del clero e dell’Amministrazione comunale, di titolare una piazza ‘Largo degli agostiniani’. Il prezioso suggerimento è stato di P. Vincenzo La Mendola C.SS.R., valente storico ed archivista dei Redentoristi a Roma ma originario della città montana (che ci ha gentilmenteconcesso le foto che pubblichiamo). Dagli inizi del ‘600, infatti,  sorgeva a Cammarata la chiesa e Convento di Sant’Agostino. In un suo testo lo storico ricorda che i locali, furono chiusi ed abbandonati nel 1919 dopo la morte dell’ultimo religioso P. Giandomenico Maida. Questi, nel 1910-15 cappellano della chiesetta Madonna del Barone, dall’antico convento a questa trasferì il quadro della Madonna delle Grazie.

Copertina del testo di Vincenzo La Mendola
P. Giandomenico Maida, ultimo padre agostiniano di Cammaratese
Rara immagine del beato Daniele da San Vito, agostiniano scalzo, era sepolto nella Chiesa Sant’Agostino: dopo la demolizione della Chiesa i suoi resti mortali vennero portati nella cripta della Chiesa Madre di Cammarata. Il Beato godeva di una venerazione fino ai primi del ‘900

CALTABELLOTTA. A Caltabellotta i padri erano già presenti nel 1335 con la Chiesa e il Convento di sant’Agostino.

Chiesa Sant’Agostino di Caltabellotta

SCIACCA. E per finire, ad ovest della diocesi, la chiesa di sant’Agostino che sorge tutt’ora a Sciacca. La costruzione, sostenuta dal popolo e dal governo della città, in onore di Maria, si protrasse dal 1753 al 1792. Sorge in prossimità della scomparsa chiesetta di S. Barnaba del secolo XV sempre degli agostiniani, dal quale il culto della Madonna del soccorso aveva preso origine nella città marinara. “Eretta (si legge su Sciacca.it), a spese del popolo e del Comune, su disegno del gesuita Onofrio Luna, e dedicata alla Madonna del Soccorso, fu iniziata nel 1753 e terminata e aperta al culto nel 1792, come si può leggere in una iscrizione incisa su intonaco sopra la porta.  La facciata, rimasta in gran parte in rustico, ha linea movimentata ed è caratterizzata da tre portali con sopraporte di eleganti forme barocche e, sul lato destro, da un campanile culminante a cuspide che nel progetto originario doveva certamente fare pendant con un altro sul lato sinistro mai costruito. L’interno, a pianta basilicale, diviso in tre navate da una serie di pilastri che reggono archi a tutto sesto, ci offre un buon esempio di equilibrata ed armoniosa architettura barocca. Le volte e le pareti sono finemente decorate con stucchi di gusto rococò. Sull’altare maggiore è una bella statua di marmo della Madonna del Soccorso (1538) di Giacomo Cagini, proveniente dalla chiesa di S. Francesco d’Assisi. Sugli otto altari delle navate laterali, dedicati per lo più a Santi Agostiniani, sono 5 dipinti, non privi di qualche pregio…”

Madonna della Cintura con Sant’Agostino e Santa Monica, Chiesa Sant’Agostino Sciacca.

 

Il collegio dei Santi Agostino e Tommaso

Il prospetto del Collegio dei Santi Agostino e Tommaso oggi sede della Curia Arcivescovile.
Tela di Sant’Agostino collocata nello scalone d’accesso all’ex Collegio dei Santi Agostino e Tommaso ph. Carmelo Petrone

Un discorso a parte merita il “Collegio dei Santi Agostino e Tommaso” all’interno del complesso del Seminario Arcivescovile di Agrigento. Oggi esso è  sede della Curia Arcivescovile, dopo che, come scrivevamo sul nostro settimanale,  “la necessità di ambienti atti a compiere con qualità di vita il cammino verso l’aggregazione al presbiterio diocesano, ha imposto la restituzione da parte della Curia al Seminario dell’immobile denominato “plesso scolastico” dove erano stati trasferiti, nel 2014, dalla storica sede di via duomo, 96,. La benedizione e inaugurazione dei nuovi locali si tenne il 24 febbraio 2027 (vedi qui)

“Dai documenti storici in nostro possesso – ci disse don Giuseppe Pontillo in una intervista al nostro settimanale – sappiamo che il venerdì 2 gennaio del 1711 iniziò la costruzione del Collegio che verrà realizzata adiacente alla fabbrica del Seminario, così da risultare, architettonicamente come un solo edificio. In una prima fase furono costruiti il lato orientale (per le stanze dei collegiali) e poi quello meridionale (per la cappella e la biblioteca ad uso comune col Seminario). La prima parte della costruzione fu terminata nel luglio del 1713 poiché il 27 agosto dello stesso anno i lavori furono sospesi per l’esilio al quale fu sottoposto il fondatore per una questione legata ad una controversia con il potere temporale. Lasciando la sede Agrigentina il vescovo decretò l’interdetto per la Diocesi. Il costo della prima parte delle fabbriche fu di circa 3000 onze. I marmi della scala furono fatti arrivare da Trapani e pagati dal Ramirez con denaro proprio. L’amministrazione fu demandata ad una Deputazione formata da quattro sacerdoti.

Il Collegio fu eretto per il perfezionamento della formazione dei chierici che completavano i loro studi in Seminario, consentendo una specializzazione in Morale e Diritto. Il modello che mons. Ramirez aveva in mente era quello dell’antica Università di Salamanca. Il 27 agosto 1715 mons. Francesco Ramirez, muore a Roma e verrà seppellito nella Chiesa di S. Maria alla Minerva e il  24 agosto 1719 l’Interdetto verrà soppresso. Con l’episcopato del mons. Anselmo La Pegna (1723-1729) riprenderanno i lavori di completamento del Collegio che continueranno sino al 1731. A conclusione dei lavori i deputati commissionano il ritratto del Fondatore ad altezza naturale che era posto nella stanza della deputazione e che oggi troviamo nello scalone al secondo piano. La vita e le attività del Collegio furono molto travagliate, con diversi momenti di chiusura che porteranno nel 1911 alla perdita della funzione originaria.

Prospetto del Collegio

Sotto l’Episcopato di mons. Domenico Turano ((1872-1885) e di mons. Gaetano Blandini (1885-1898), il Collegio ha conosciuto gli anni di massimo splendore. I vescovi hanno dettato norme e regole per adattare gli studi al tempo e alle necessità della Diocesi.

Durante l’episcopato di mons.  Bartolomeo Lagumina (1899-1931) dopo alcuni anni di normale attività, lo splendore del Collegio iniziò a declinare.

Il 9 ottobre 1911 è stata una data storica nella vita del Collegio, poiché con deliberazione, concordata tra il Vescovo e i Deputati, il Collegio non sarà più un corso di perfezionamento negli studi dopo l’ordinazione sacerdotale, ma un premio per gli alunni più meritevoli degli ultimi due anni di teologia, esentati dalla retta mensile con il privilegio di non dormire nei cameroni del Seminario, ma nelle stanzette del secondo piano del Collegio, con conseguente maggiore libertà di attività e di movimenti. Anche l’abito venne mutato, non più la talare nera con il cordoncino e i bottoni di colore rosso, ma quella usuale solo nera.

Negli anni 1915-18, durante la prima guerra mondiale, il Seminario e il Collegio furono requisiti e adibiti a ospedale territoriale.

Il 4 marzo 1936 il vescovo mons. Giovan Battista Peruzzo (1932-1963) ha cambiato la

mons. G.B. Peruzzo

destinazione d’uso del Collegio diventando residenza dei docenti del Seminario e di altri sacerdoti, dettando norme e regole per il suo funzionamento.

Sotto l’episcopato di mons. Giuseppe Petralia (1963-1980) il 29 ottobre del 1968 venne firmata una convenzione con il Rettore del Seminario che si impegnava a curare l’amministrazione del Collegio con la condizione di potere usare le stanze per le necessità dei professori e dei seminaristi. Il 20 febbraio 1973 l’amministrazione del Collegio passa nuovamente alla Deputazione.

Dal 1973 al 2014 il Collegio ha avuto la funzione di casa del clero, poiché ha ospitato non solo professori del Seminario, ma anche sacerdoti che svolgevano servizio pastorale in città. Nel 2015 l’Ordinario diocesano ha chiesto alla Santa Sede di autorizzare che l’edificio del Collegio dei Santi Agostino e Tommaso potesse essere destinato a sede della Curia Diocesana, poiché la volontà del fondatore, considerato il tempo presente,  non è più perseguibile. La Santa Sede, verificata la compatibilità dell’uso dell’edificio con la nuova destinazione autorizzata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento, ha  dato parere favorevole. In virtù di una convenzione l’edificio è stato concesso all’Arcidiocesi di Agrigento che, con un contributo della Conferenza Episcopale Italiana (8xmille), ne ha curato la messa in sicurezza e l’adeguamento».

Mons. Francesco Ramirez – come si legge nel pannello esplicativo collocato all’ingresso – ha predisposto per il Collegio la realizzazione di un”Aula di Teologia”, “costituita da sedili unici con spalliera, con al centro la Cattedra per il maestro.

L’aula riporta al centro il ritratto del fondatore, realizzato sul dipinto del pittore agrigentino Francesco Narbone (not. 1721-1761), con ai lati due statue dei SS. Agostino e Tommaso, titolari del Collegio quest’ultime realizzate dallo scultore trapanese Rocco Jacopelli “uno scultore operante tra Sei-Settecento e fondatore di una scuola per scultori ad agrigentini”. La scelta di dedicare il Collegio e l’Aula di Teologia a Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino non è marginale e conserva ancora oggi il messaggio e l’approccio che il vescovo Ramirez volle allo studio della Teologia (anche impresso nelle opere e sulla pietra). Essi, infatti,  sono due  pilastri del pensiero e della dottrina cattolica e insieme, rappresentano due approcci complementari, uno più orientato alla fede e l’altro alla ragione, entrambi essenziali per la teologia della Chiesa cattolica.  Lo stesso edificio del Collegio è fondato, nella scelta della costruzione e della collocazione delle aule scolastiche sulla fede (teologia) e sulla ragione (Filosofia, foto in basso)

Ingresso (veduta dall’Atrio del Pozzo) del Collegio dei Santi Agostino e Tommaso, a fondamento, quasi come pilastri su cui poggia la struttura, l’aula di Filosofia a sx (Ragione) e quella di Teologia a dx (Fede)

 

L’autore dell’apparato ligneo dell’Aula di Teologia è Onofrio Vicari, padre di Giuseppe Vicari (professore di diritto canonico, arcidiacono e vicario generale della diocesi nel 1761), attivo come maestrto ebanista.

 

Le opere

La cappella del Collegio – oggi sala riunioni degli uffici di Curia – è impreziosita da pregevoli dipinti settecenteschi. La tavola raffigurante Cristo Spirante, destinata originariamente al refettorio del Seminario eseguita dal pittore agrigentino Francesco Narbone, nel 1742, attivo sia in Seminario che nel Collegio nella prima meta del XVII secolo. Per analogie stilistiche, si attribuisce al Narbone il dipinto raffigurante la Madonna e i Santi Agostino e Tommaso collocato nell’ex Cappella del Collegio. (foto sopra).

SEMINARIO ARCIVESCOVILE Anche nella cappella del Seminario Arcivescovile di agrigento, tra i santi che adornano l’aula liturgico c’è il dipinto di Sant’Agostino.

 

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