La scena della foto di copertina è muta, eppure assordante. Un prete imponente, don Luca, si china, in un gesto di compassione, davanti a una piccolissima bara bianca sul molo di Porto Empedocle; su di essa solo un numero e una data. Al suo interno, il corpicino di una neonata di appena 11 mesi; ennesima vittima del mare.
Questa immagine, così forte e tragica, racchiude in sé l’assurdità di una tragedia che continua a ripetersi, nonostante i “mai più!” dei potenti della terra, gridati a Roma, Bruxelles e a Lampedusa dinanzi al mar Mediterraneo, tomba per tanti, troppi, migranti.
Il contrasto è stridente e non trova risposte.
Sulla nave che li ha portati da Lampedusa erano presenti anche 250 migranti trasferiti dalla Maggiore delle Pelagie (trasferimento ordinario).
Ad accoglierli sulla banchina le autorità civili, militari, religiose e marittime del territorio. Dopo un momento di raccoglimento segnato dal silenzio, dalla preghiera, da parole di pietà e compassione le salme sono state trasferite nei cimiteri comunali di: Canicattì, Palma di Montechiaro, Grotte, Castrofilippo e Joppolo Giancaxio.
Mentre da queste colonne scriviamo dell’ennesimo naufragio nel nostro Mare non possiamo non fare appello alle nostre coscienze a non abituarci alla morte in mare di persone migranti unitamente all’auspicio che fatti del genere non abbiano più a ripetersi nella piena consapevolezza che, quella che si è consumata, è stata la “cronaca di una morte annunciata”. Il fenomeno non è più una emergenza, come qualcuno si ostina ancora a definirlo, e i morti in mare chiedono ben altre risposte e uno sguardo nuovo al fenomeno, più umano. L’approccio non può essere ridotto unicamente a una questione di sicurezza; sebbene l’aspetto non è secondario esso non tiene in debita considerazione le cause profonde che spingono una mamma con una bambina di 11 mesi a salire su una imbarcazione fatiscente e a migrare, vendendo tutto e lasciando tutto, casa ed affetti, rischiando tutto: la sua vita e la vita della sua creatura.
Video La partenza da Lampedusa

















