Palma M. funerali Ginevra,Damiano: «Non è più tra noi, sgambetta nella Gerusalemme nuova»

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È una Palma di Montechiaro  addolorata e ferita quella che si è stretta – questa mattina, 27 dicembre 2021, giornata dei funerali e di lutto cittadino – nella Chiesa madre, attorno ai familiari della piccola Ginevra Manganello, morta nell’incendio di casa sua,  in via San Giuseppe,  il 21 dicembre scorso. A presiedere i funerali, l’arcivescovo, mons. Alessandro Damiano, a concelebrare il Vicario Generale, don Giuseppe Cumbo ed il parroco della Chiesa madre, don Gaetano Montana. Durante  l’omelia, davanti la piccola bara bianca posta al centro del presbiterio, facendosi guidare dalla liturgia della Parola, nella memoria liturgica dell’Apostolo ed Evangelista Giovanni e in particolare dal brano del Vangelo della corsa al sepolcro degli apostoli Pietro e Giovanni, il mattino di Pasqua: “Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” (Gv.20,8) ha invitato i presenti ad  indossare gli abiti dell’apostolo Giovanni, il che era giunto per primo e “vide e credette”.

Siamo qui radunati – ha detto ai presenti in matrice – “per fissare lo sguardo non sulle cose visibili ma su quelle invisibili; gettare gli occhi del cuore oltre le porte dello spavento supremo e contemplare la piccola Ginevra giocosa nell’armonia Trinitaria. Lì, dove «non vi è più notte e non hanno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illumina …» (cfr. Ap 22,5)”

Mons. Damiano sa che non è facile perché “la separazione tragica da una figlia, da un figlio è una esperienza contro natura e segna un prima e un dopo nella vita di ogni genitore. Impariamo – ha detto ai presenti, con i volti rigati dalle lacrime –  dalla Beata Dei Genetrix Maria che in questi giorni contempliamo, stupita, con il bimbo Gesù tra le braccia, e che ritroviamo sotto la croce da dove colui che aveva portato in grembo pendeva. Il silenzio di Maria è più eloquente di tanti discorsi. È un silenzio urlante e allo stesso tempo contemplativo del mistero vita/morte che la supera, che ci supera”. L’Apostolo della Chiesa agrigentina, Alessandro, in continuità apostolica  con l’Apostolo Giovanni ha ribadito ai presenti : «quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi». “Giovanni – ha proseguito mons. Damiano – ascoltò e vide il Verbo della vita. Anche noi in questa liturgia abbiamo ascoltato il Verbo della vita, così come facciamo ogni volta che ci poniamo sotto la Parola, anche noi nel pane eucaristico vediamo il Verbo che si fa ancora presente tra le nostre mani perché ce ne nutriamo. Tuttavia di Giovanni non possiamo limitarci ad indossare l’abito, un abito si può sempre indossare per l’occasione e cambiarlo alla prossima. Si tratta di assumere un habitus, quel modo  permanente di essere che ci connota come persona, per i credenti come uomini e donne che nel battesimo siamo resi partecipi del mistero pasquale di nostro Signore Gesù Cristo. Ginevra non è più tra noi – ha concluso – sgambetta nella Gerusalemme nuova, nella «tenda di Dio con gli uomini! Dove Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (cfr. Ap 21,3-4). Che ciascuno di noi si possa riconoscere nell’altro discepolo, che vide oltre il visibile e credette”.

Presenti ai funerali, anche una rappresentanza delle Forze di Polizia, di Soccorso e del mondo del Volontariato accorsi in via San Giuseppe il giorno dell’incendio. Il Sindaco Stefano Castellino che ha espresso il cordoglio alla famiglia, a nome della Città ed ha ringraziato quanti,  nel tragico evento, Istituzioni e Volontari hanno   espresso vicinanza e collaborazione.

Il Presidente della Regione Nello Musomeci ha fatto pervenire al primo ocittadino questo  messaggio: “Caro Sindaco, la tragedia che ha colpito la famiglia Manganello, con il doloroso epilogo della perdita di Ginevra, ha scosso il mio animo di genitore, prima ancora che di presidente.  Con la serenità dei credenti, la prego, caro Sindaco,  di porgere agli inconsolabili genitori il più sincero cordoglio mio e del Governo regionale, sicuro di interpretare anche il commosso sentimento della intera Comunità siciliana.”

 

 

 

 

 

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