Racalmuto: consacrata la Chiesa “Gesù Maestro”, Montenegro:”Questa è casa di tutti”

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Mercoledì 30 settembre 2020, è  stata consacrata e consegnata alla comunità ecclesiale, la nuova chiesa “Gesù Mastro” di Racalmuto insieme al Complesso parrocchiale. A presiedere la S. Messa di consacrazione della Chiesa, l’Arcivescovo, Card. Francesco Montenegro alla presenza – a motivo delle misure imposte dall’emergenza sanitaria –  di rappresentanze, ecclesiali, civili e militari (100 persone in tutto). La realizzazione del nuovo complesso è esito della quinta edizione del concorso “Progetti Pilota” promosso dalla CEI nel 2008, volto a promuovere un dibattito sulla funzionalità e sulla qualità delle chiese, sul significato teologico ed ecclesiologico delle opere, sul valore dell’impianto liturgico Il concorso è stato vinto da un raggruppamento formato da Rigamonti (capogruppo), Negozio Blu Architetti Associati e Garnero, con l’artista Luisa Valentini e il liturgista don Paolo Tomatis. Il progetto architettonico definitivo ed esecutivo è stato coordinato dall’arch. Paola Gatti di Negozio Blu Architetti Associati. Il progetto delle strutture dall’ing. Elio Lo Giudice. La direzione lavori dall’ing. Gian Luigi Di Marco.

Caratteri dell’architettura

Uno degli elementi significativi del progetto è la scelta di riprendere alcuni caratteri delle antiche chiese cittadine (leggeri movimenti delle facciate, verticalità delle sedi campanarie, compenetrazione tra pietra e intonaco) per esprimere il senso della tradizione mediterranea attraverso forme contemporanee. La facciata della nuova chiesa, intonacata di bianco, emerge dai massicci muri perimetrali in pietra locale ed è leggermente concava, quasi ad accogliere i fedeli, ed è ritagliata dalla grande porta, dalla croce e dalle aperture delle campane. Un altro elemento fondamentale è la concezione dello spazio interno: l’aula è caratterizzata da una volta a botte in legno ed è orientata secondo un asse longitudinale (porta, altare, crocefisso) che non si interrompe nella parete absidale ma, grazie ad una ampia vetrata opalina incisa dalla luce che filtra dall’immagine di Gesù Maestro, prosegue verso un “oltre”, un giardino racchiuso da alti muri. L’imponente vetrata artistica in cristallo riporta, in un nitido segno di luce, la gigantesca sagoma di Gesù Maestro, chiaro rimando all’icona bizantina, accompagnata da scritte che ne rimarcano l’imprescindibile ruolo nel percorso della rinascita spirituale. La luce filtra attraverso la trama fine dell’intera vetrata e, a seconda dell’orientamento dei raggi, ne proietta il segno sul pavimento e sul soffitto della chiesa […].

Integrazione arte/architettura

Centrale è la forte integrazione tra arte e architettura: le opere e gli arredi liturgici sono realizzati per mezzo di trame metalliche traforate che rileggono in chiave contemporanea la tradizione religiosa locale. Tutto lo spazio è attraversato dalla linfa vitale – la Parola di Dio – che permea di sé e rigenera ogni elemento che incontra sulla sua via; pertanto l’altare, il manto della Vergine Maria, il tabernacolo, la sede, la penitenzeria, il ciborio, il fonte, la cassetta degli olii, i portaceri, l’acquasantiera ed il portale mutuano dal mondo vegetale il tessuto e la trama del loro svolgersi […]. L’ordine e l’orientamento cui converge la liturgia è sottolineata non solo dalla disposizione ma anche dalle forme geometriche di altare, ambone e fonte battesimale, realizzati in acciaio, bronzo e pietra; l’altare è un rilievo di ramificazioni metalliche e foglie in bronzo; l’ambone, sollevato di tre gradini, ed il fonte hanno forma di tronco di cono e sono risultati dall’intreccio di sottili ramificazioni, sviluppate ad accogliere rispettivamente il leggio, sostenuto da venature in bronzo e sospeso sul limitare dei rami, e la vasca, sufficientemente profonda per accogliere un battesimo ad immersione. Il tabernacolo, scrigno compatto sopra ad un intrico di rami, è custodito nella cappella feriale ed è collocato in posizione allineata all’asse ortogonale, dove si trovano la statua della Madonna, nella nicchia sulla destra, e l’ambone. La sede si accompagna ad altre due sedute e da esse si differenzia per l’altezza maggiore dello schienale ed i braccioli in bronzo fuso a cera persa. La statua della Madonna Odigitria, che indica la via, è ispirata alla Madonna Annunciata di Antonello da Messina: nella fisicità della grandezza naturale la sua figura diafana è trattenuta dal velo traforato in leggeri ricami, che incornicia il dolce volto ed è trattenuto dalla mano sinistra, mentre la destra si protende verso il vangelo – la Parola.

Il giorno prima della consacrazione ,  nell’attimo della Curia Arcivescovile, si è tenuto, cura dell’ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi, che seguito e sostenuto l’Intero percorso del progetto, l’incontro su: “L’architettura e l’arte contemporanea per una comunità che celebra e vive il mistero”, durante il quale è stato presentato il complesso parrocchiale “Gesù Maestro”, con interventi Di Valerio Pennasso e Andrea Zappacosta dell’Ufficio Nazionale BBCCEE della CEI. Hanno presentato, invece,  il progetto e i lavori Paola Gatti in rappresentanza di Negozio Blu

e Luisa Valentini artista. Presenti anche il D.l. Luigi Di Marco e l’impresa esecutrice dei lavori Civiesse srl.

Durante la messa di consacrazione, trasmessa in diretta streaming sul canale You Tube dell’Arcidiocesi di Agrigento (vedi)  , l’Arcivescovo, nell’omelia (vedi) ha detto: “Questa è casa di tutti… è la casa del Signore, ma anche il luogo dove la famiglia si incontra per scoprire la fraternità e la figliolanza da vivere. Ha rivolto, poi, parole di ringraziamento per tutte le persone che hanno permesso, con il loro apporto, la realizzazione dell’opera.  Commentando la pagina degli Atti degli Apostoli proclamata, “ il numero dei credenti aumentava…, si volevano bene tra di loro” ha detto che “questa pagina è un invito a  tradurre la fede della risurrezione in un progetto di crescita secondo la Parola…” L’Arcivescovo ha chiesto un cambiamento di mentalità, per una chiesa in uscita,  capace di lasciare Il recinto… Il Signore – ha proseguito –  ci chiede di uscire, di frequentare le casa,  i luoghi della vita quotidiana della gente. La Chiesa, ha proseguito, si deve fare povera perché il Signore le ha detto che non può non stare dalla parte dei poveri…  Non basta – ha detto ai presenti – consacrare una Chiesa, occorre sentirsi Chiesa, presenza di Cristo nel mondo”. E citando una nota canzone,  il cui testo viene attribuito a Raoul Follereau,  ha ricordato ai presenti:  «Cristo non ha mani ha soltanto le nostre mani, per fare oggi il suo lavoro. Cristo non ha piedi ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri. Cristo non ha labbra soltanto le nostre labbra per raccontare di sé agli uomini di oggi. Cristo non ha mezzi ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé oggi. Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora siamo l’ultimo messaggio di Dio scritto in opere e parole. se noi ci sentiamo mani, piedi, voce, forza, noi siamo l’unica Bibbia che il popolo leggono ancora».”

Dopo l’omelia ha avuto inizio il suggestivo rito di dedicazione zione della Chiesa con il canto della litania dei santi, la preghiera di dedicazione a cui sono seguiti i riti esplicativi, l’unzione con il sacro Crisma dell’artare, coperto con la tovaglia e ornato di candelieri e i fiori, l’offerta dell’incenso, l’unzione delle croci poste sulle  mura e l’illuminazione dell’altare e della chiesa con l’accensione delle luci, delle candele sull’altare e di quelle poste in corrispondenza delle unzioni lungo le pareti. Al termine dei riti esplicativi la Messa è proseguita normalmente.

Prima della benedizione finale ha preso la parola l’arciprete, don Diego Martorana (vedi),  che esordito esclamando: “Ce l’abbiamo fatta, dopo 12 anni!”. Tanto è durato l’iter per arrivare alla inaugurazione. Don Diego ha ripercorso la strada fatta  a partire dal desiderio di mons. Carmelo Ferraro di volere lì la Chiesa,  alla donazione da parte di privati – Giuseppe Nalbone, Giuseppe Romano, gli eredi di Angela Curto, famiglie Burruano e Lauricella – del terreno su cui sorge il complesso. Ha ringraziato inoltre  – privati ed istituzioni – che hanno collaborato in maniera sinergica al raggiungimento del traguardo, ma anche i tanti  benefattori che hanno permesso l’arredo dell’opera, dai banchi, alla suppellettile sacra fino alle  5 campane donate anch’esse da privati e realizzate dalla storica Fonderia Virgadamo di Burgio. “Queste campane – ha detto padre Martorana a Malgradotutto il giorno della benedizione e collocazione,– hanno un timbro caldo e pastoso. Il loro suono animerà questo nuovo quartiere del paese, farà sentire vicina la voce della Vangelo”. Esse sono state dedicate a Sant’Alfonso, la più grande, a San Giuseppe e alla Madonna, a San Vincenzo, a Sant’Antonio e alla Madonna Assunta in cielo, la più piccola. Infine, il sindaco di Racalmuto,  Vincenzo Maniglia, a nome della comunità,  ha ringraziato la Chiesa agrigentina ed italiana (la Chiesa è stata realizzata con i fondi 8×1000 della Chiesa Cattolica), per avere donato alla comunità il complesso che va ad arricchire – ha detto –  il quartiere in espansione urbanistica e l’intero comune e si è augurato che la struttura possa rinvigorire lo spazio pubblico.

La Foto Gallery

 

IL VIDEO della Consacrazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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