Raffadali, funerali di Gaetano e Martina, mons. Damiano:”non sono morti, ma nati al cielo”

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La città di Raffadali, in “lutto cittadino” proclamato dal Sindaco, ha dato oggi, 16 ottobre, il saluto a Gaetano Maragliano e Martina Alaimo, due suoi giovanissimi figlimorti a seguito di un incidente stradale lungo la strada statale 118, fra Agrigento e Raffadali. A presiedere le esequie, in una gremitissima piazza Progresso, l’arcivescovo di Agrigento mons. Alessandro Damiano, a concelebrare i presbiteri di Raffadali. Mons. Damiano, lasciandosi guidare dalla Parola proclamata (il brano evangelico della risurrezione di Lazzaro) ha offerto parole di speranza ai tanti convenuti per dare il saluto a Martina e Gaetano.

“Scusate – ha iniziato così l’omelia davanti le due bare bianche disposte l’una accanto all’altra davanti il palco – se prendo la parola in un momento in cui sappiamo bene quanto le parole siano inutili”. Don Alessandro ha voluto, tuttavia, consegnare solo un breve pensiero partendo dalla consapevolezza che “nessuno di noi – ha detto – oggi vorrebbe trovarsi qui. Se ci siamo è per gridare con Marta, la sorella di Lazzaro, da una parte disperazione: «Signore se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto». Questo è un pensiero – ha proseguito – che se pur formulato diversamente – molti di noi conoscono. Anche noi, di fronte a ciò che non è spiegabile, che non trova motivazione, pensiamo: Ma dov’era il Signore in quel momento? È questo quello che fa Marta ed è questo che, ne sono certo, molti di noi, me compreso, ci siamo chiesti in occasioni tristemente imprevedibili nelle quali ci siamo imbattuti. Ma insieme a questo grido di disperazione di Marta, nella stessa persona c’è la speranza: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che deve venire nel mondo». Non è facile! Si affollano nella nostra mente e nei nostri cuori, nella mente nel cuore di papà Luciano di mamma Rosa Maria e papà Nino e mamma Antonella tante domande e tanti “perché?” E incalzano i “se” E se non ci fosse stato il cattivo tempo? E se non avessero preso in quel momento la strada? E se….  Ci vuole – ha affermato – di fronte a certi eventi della vita il coraggio di non avere risposte e di non affannarsi a cercarle. Non è da tutti – ha detto – questo coraggio! Però – ha affermato con la voce incrinata dalla commozione – è un coraggio che ci vuole!! Non è facile guardare oltre le porte dello spavento supremo, ma è lì che dobbiamo indirizzare i nostri occhi pieni di lacrime se vogliamo incontrare gli occhi pieni di luce di Gaetano e di Martina”.

E citando la lettera di San Paolo Apostolo ai Tessalonicesi (4,13), «…non vogliamo poi lasciarvi nell’ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza.» “Con queste parole, ha proseguito, apostolo Paolo consola gli uomini e le donne di Tessalonica davanti all’esperienza della morte corporale, ricordando loro, come lo ricorda a noi questo pomeriggio la comune fede: Noi periamo che Gesù Cristo è morto ed è risuscitato così anche a coloro che sono morti Dio li radunerà per mezzo di Gesù, insieme con lui. In forza di questa fede, oggi ferita, ma radicata nel battesimo che ci ha resi partecipi del Mistero Pasquale possiamo e dobbiamo dire con un atto della nostra volontà, corroborata dalla fede, possiamo e dobbiamo dire che Gaetano e Martina non sono morti, ma nati al cielo, mentre noi continuiamo a partecipare con tutta la creazione all’attesa della rivelazione dei figli di Dio. E citando ancora l’apostolo Paolo (Rm 8,18) « Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non era sola ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente, aspettando l’adozione a figli; la redenzione del nostro corpo. Il dolore della separazione fisica è un dolore contro natura per i genitori – per la donna madre poi in modo unico – non ci lasci però smarriti. A tutti noi oggi viene indirizzata la domanda di Gesù: « Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà… Credi tu questo?» Facciamo -ha concluso- riecheggiare in noi questa domanda; anteponiamo al « Credi tu questo?» il nostro nome.
Dalla risposta personale a questa domanda ne va’ della nostra serenità sotto il dolore.
E perché oggi – ha detto ai presenti – non riesce a fare sua risposta di Marta, non temiamo, appoggiamoci alla fede della Chiesa; a quella comunione dei santi che come e per conto del Pastore Buono, ci accompagna nell’attraversamento dei momenti scuri della vita verso giorni luminosi. Per quanto possano essere scure le nubi, sappiamo che sopra di esse, splende il sole di di giustizia: Cristo Signore. Amen”

Al termine delle esequie, prima di un lungo applauso e del lancio dei palloncini bianchi, ha preso la parola il sindaco, Silvio Cuffaro, che ha espresso il cordoglio della città ai genitori, ed ha invitato i giovani presenti a vivere in pienezza la vita e nel contempo ad essere “estremamente prudenti e sempre responsabili. Siete liberi – ha detto ai giovani presenti – respinge con forza tutte le tentazioni che vi possono rendere dipendenti e vi allontanano dalla realtà, rendendovi schiavi. Basta un attimo e la vita può sfuggire lasciando dietro di sé solo sconforto e dolore. Quel dolore che stanno vivendo oggi questi genitori. Sappiamo – ha proseguito – che scegliere di essere padre a madre è il più grande atto d’amore e di coraggio che si possa fare, perché significa responsabilità ed esporsi anche a questo Tito di dolore. L’unica cosa che mi sento di dire ai genitori – ha concluso – è che non sarete soli a piangere i vostri figli, ma un’intera comunità perché anche figli nostri.

A prendere la parola anche, Baldasare Galvano, un compagno di Gaetano e Martina,  che ha letto, nome di tutti, una lettera.

La lettera di addio 

“Solo ora ci rendiamo conto di quanto crudele possa essere il destino, solo tre giorni prima compivi 17 anni con una visione del futuro piena di speranze e di magia avendo accanto fino all’ultimo respiro l’unico amore della tua vita, Martina. L’hai vista per la prima volta seduta in quel banco, con i suoi capelli ricci e con quel sorriso stampato in faccia. Solo da poco avevamo iniziato a conoscervi per ciò che eravate davvero insieme. Le lunghe passeggiate in montagna, sul lungo mare, i giri in moto che ci raccontavi con grande passione, e il sorriso con cui descrivevi tutto ciò che condividevi con Martina era davvero unico e Lasciava trasparire in maniera evidente quanto veramente vi amavate.
Quando vi vedemmo per le prime volte scambiavano timidi saluti con Martina, calibrando ogni parola e scambiandoci sorrisini ricchi di complicità. Sarà difficile non averti più accanto in tutti i momenti della nostra vita, dalle mattine passate insieme ansiosi, in cui ripassavamo per le interrogazioni, agli abbracci pieni di felicità al solo annuncio dell’assenza di un professore, dalle passeggiate che facevamo per raggiungere l’autobus, alle telecronache sulle guide degli autisti, dai pomeriggi organizzati per studiare, ma in fondo sapevamo tutti che sarebbe finito con un’altro giro in moto, alle scampagnate caratterizzate da inseguimenti per vendicarsi delle pacche che ci scambiavamo con affetto.
Non avremo mai pensato di dimostrare il nostro affetto in questo modo e ridurci a leggere una lettera di addio. Ma questo vogliamo che non sia un addio ma soltanto un semplice arrivederci. Non morirete mai perché siete sempre vivi nei nostri cuori. Vi ringraziamo di Cuore per  Tutto quello che ci avete insegnato. La vostra storia è la Più bella Favola D’amore di tutti i tempi.
Siete stati e sarete per sempre una cosa sola.
Fate Buon Viaggio”.

Ascolta l’omelia di mons. Damiano

 

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