Ricordato il Maresciallo Guazzelli a 30 anni dal “suo martirio”

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La deposizione della Corona (foto dalla la pagina Facebook ufficiale dell'Arma dei Carabinieri)

Lunedì 4 aprile 2022, Agrigento ha commemorato il 30° anniversario dell’omicidio del

Il Maresciallo Giuliano Guazzelli

Maresciallo dei Carabinieri Giuliano Guazzelli, Medaglia d’oro al Valor Civile “alla memoria”. Per la commemorazione, in città, è arrivato il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Teo Luzi, il quale ha onorato la memoria del militare, insieme alla Sig. Maria Caterina, vedova del Maresciallo, alla figlia Teresa, le massime autorità civili e militari del territorio provinciale e regionale  e di numerosi cittadini, soprattutto giovani, presenti in Cattedrale per messa.

Teatro Pirandello esibizione della Fanfara

Dopo la Santa Messa nella Cattedrale di Agrigento, presieduta dall’Arcivescovo, Mons. Alessandro Damiano, sul luogo dell’assassinio, lungo la SS 115 Agrigento – Porto Empedocle è stata deposta una corona d’alloro mentre un picchetto con trombettiere del 12° Reggimento carabinieri “Sicilia” ha rendeva gli onori. Il Generale Teo Luzi , dopo la deposizione della corona, come riporta agrigentonotizie ha detto: ”Guazzelli continua a vivere giorno dopo giorno. Siamo arrivati a 30 anni dal suo martirio. Non a caso voglio usare questa definizione perché lui era ben consapevole dei rischi che correva ed è andato incontro alla morte per l’amore che nutriva per questa terra. Lui rappresenta un esempio per i giovani in un’Italia e in una Sicilia dove oggi c’è sicuramente un maggior senso di legalità. I giovani sono consapevoli della gravità del fenomeno mafioso che mina il loro futuro. Ma c’è ancora tanto lavoro da fare“. Per il prefetto Maria Rita Cocciufa – riporta ancora agrigentonotizie –  “La presenza del generale dei carabinieri Teo Luzi – – da l’idea di quanta attenzione ci sia nei confronti di questi nostri fratelli servitori dello Stato, il cui esempio rimane ancora oggi fortissimo in una terra tanto difficile. Siamo tutti qui per lo stesso scopo: il ricordo che non è solo tale ma è un monito alle attuali e nuove generazioni perché sappiano che, se oggi abbiamo conquistato delle cose positive, lo dobbiamo al sangue versato da persone come Guazzelli”.  A seguire il Comandante Generale ha incontrato i Suoi Carabinieri presso il Comando Provinciale, dove il Colonnello Vittorio Stingo ha fatto gli gli onori di casa. Il viaggio è proseguito con le visite presso la Stazione Carabinieri di Siculiana e la Compagnia Carabinieri di Sciacca. La giornata si è conclusa con la serata commemorativa al Teatro Pirandello, con esibizione della Fanfara del 12° Reggimento Carabinieri “Sicilia”, diretta dal Maestro Luogotenente Paolo Mario Sena ed intermezzi narrativi.

Durante l’omelia mons. Damiano lasciandosi guidare dalla Parola che è stata proclamata che  – ha detto – “Essa ci svela le trame e gli inganni di cui gli uomini spesso sono ora fautori ora vittime. Nella vicenda di Susanna, moglie di Ioakìm, troviamo una squallida vicenda di desideri disordinati e prepotenze cui seguono azioni che oggi chiamiamo depistaggi e false prove a danno degli onesti, di chi conduce la propria vita al cospetto di Dio e nella fedeltà alla legge. Noi oggi – ha proseguito – a 30 anni da quel 4 aprile 1992, celebriamo la memoria di un uomo, Giuliano Guazzelli, Maresciallo Maggiore dei Carabinieri, già definito «martire della legalità», sposo e padre, modello di «cittadino da imitare e da proporre come esempio a tutta la comunità civile» scrive sulla pagine dell’Amico del Popolo, il Presidente Cardinale (vedi).

Con le parole di un libro della Bibbia, il Siracide – ha detto ancora –  possiamo dire «facciamo l’elogio di uomini illustri (…) le loro opere giuste non sono dimenticate» (cfr. Sir 14,1.9-13). Il giovane Daniele nella narrazione che abbiamo ascoltato si fa annunciatore e difensore della verità in una storia torbida segnata da corruzione e inganni, è il campo in cui si muovono le forze dell’ordine: difendere la gente dagli agguati e dalle prevaricazioni della criminalità organizzata, dalla mafia che è volto del Male, assicurarne i galoppini alla giustizia degli uomini. Tutti, uomini e donne di buona volontà – ha affermato – siamo chiamati ad essere custodi gli uni degli altri custodendo l’umano che è in noi”.

Ha poi ricordato ai presenti quanto scrive la moglie di Giuliano Guazzelli: «aveva fatto suo il comandamento divino di “amare il prossimo” per la cui difesa aveva speso tutte le sue energie fino all’estremo sacrificio». Il Maresciallo Guazzelli, insieme a tanti uomini e donne in divisa, cui è tolta la vita per aver avuto «fame e sete della giustizia» sono beati ci dice il vangelo delle beatitudini. A noi tutti – ha proseguito – ciascuno per le proprie responsabilità, il compito di guardare al giovane Daniele che nel contrastare l’ingiustizia ci mette la faccia. Si può fare e si deve fare anche fuori dalle pagine delle Sacre Scritture, così da inscrivere la legge divina nella vita della città degli uomini. «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita», è l’invito che ci consegna la pagina del Vangelo odierna. Sì, chi segue Cristo l’uomo perfetto si fa anche egli più uomo e pur dovendo attraversare cammini tenebrosi la luce della vita non verrà meno”.

Richiamando poi il documento della Chiesa agrigentina del 1992 “Emergenza mafia” ha ricordato come “la nostra Chiesa non ha mancato di alzare la voce e indicare vie di conversione… Scriveva mons. Ferraro: «E’ necessario capire quali sono i connotati antropologici di quello che viene chiamato “spirito di mafia” e che a livello sociale deve essere confutato e disprezzato. Una attenzione diversa da parte di tutti e a tutti i livelli tra le emergenze che bisogna comprendere e delle quali prendere coscienza. Bisogna prendere coscienza che si tratta di una teoria disumana e antievangelica che deve essere ripudiata, rifiutata, respinta: per i cristiani questa teoria è segno dell’impero di satana. In definitiva si tratta di un’opera di liberazione da una condizione di schiavitù e da una cultura di morte». Uomini e donne in divisa, così come Magistrati e preti hanno firmato con il sangue quest’opera di liberazione ancora in corso. Siamo ormai prossimi alla Pasqua del Signore. La festa di Pasqua  – ha proseguito – rimanda al tema della pace non solo i credenti ma tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Nella morte e resurrezione del Signore si fa pace tra cielo e terra, ma non c’è pace nelle terre. Sabato scorso, da Malta, il santo padre Francesco all’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico ha dichiarato: «Oggi è tanto difficile pensare con la logica della pace. Ci siamo abituati a pensare con la logica della guerra. Da qui comincia a soffiare il vento gelido della guerra, che anche stavolta è stato alimentato negli anni (…) Ed è triste vedere come l’entusiasmo per la pace, sorto dopo la seconda guerra mondiale, si sia negli ultimi decenni affievolito, così come il cammino della comunità internazionale …». Mentre a Tapac, in Uganda, un pozzo «dà molta acqua» nel nome del Maresciallo Guazzelli, auguro a tutti e a tutte  – ha concluso di essere nelle vostre famiglie, tra i vostri colleghi, nel vostro servizio “pozzi d’acqua” che purificano e rinfrescano le aridità della vita. Maria Virgo fidelis interceda per noi”.

 

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