Giuliano Guazzelli, un modello da imitare

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Immagine di repertorio ( di Carmelo Petrone)Deposizione della corona di alloro al monumento in ricordo sul viadotto luogo dell’agguato.

Ricorre oggi, 4 aprile 2022, il XXX anniversario dall’uccisione del Maresciallo Giuliano Guazzelli  (v vedi le iniziative)

in questa ricorrenza proponiamo ai nostri lettori  il ricordo  del dott. Salvatore Cardinale, già Presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta (pubblicato sulle colonne del nostro settimanale nell’aprile del 2018)

Il  4 aprile, cade l’annuale anniversario della morte del Maresciallo Maggiore dell’Arma dei Carabinieri, medaglia d’oro al valor civile, Giuliano Guazzelli, ucciso nel 1992, in località Villaseta di Agrigento, da un commando di malavitosi che gli tendeva u

n’imboscata mentre egli, come era solito fare, rientrava a casa alla guida della sua autovettura.

Le modalità dell’agguato e l’utilizzo di micidiali armi capaci di sviluppare un notevole volume di fuoco indicavano chiaramente l’origine mafiosa dell’assassinio.

Tuttavia, le indagini sviluppate per la scoperta degli autori del delitto si rivelavano complesse e, per certi versi, inconducenti tant’é che, nelle prime fasi di esse, era seguita e coltivata una pista che, apparentemente plausibile, alla fine risultava essere errata.

Solo successivamente, e grazie a nuovi contributi conoscitivi, le ulteriori investigazioni imboccavano la giusta pista che, con certezza, riconduceva l’omicidio alla mafia di Agrigento, consentendo di individuare, nell’ambito di tale organizzazione, i veri mandanti e gli effettivi esecutori dell’omicidio e delineare una causale soddisfacente, legata alla stringente attività investigativa svolta dalla vittima contro il crimine organizzato.

Come è noto, Giuliano Guazzelli, originario della Toscana, all’inizio della sua carriera si era trasferito in Sicilia ove aveva messo su famiglia prendendo la residenza a Menfi, ridente paese della nostra provincia.

Il Maresciallo Giuliano Guazzelli

Divenuto “siciliano più siciliano” degli stessi nativi, amava la nostra terra della quale apprezzava le tante bellezze e le tante positività che essa esprime ma era ben consapevole della necessità di non rassegnarsi alla presenza deleteria e inquinante della mafia.

Dopo avere prestato servizio in alcuni presidi isolani dell’Arma, ove si distingueva quale investigatore tenace e capace, veniva assegnato al Comando Provinciale dei Carabinieri di Agrigento, assumendo la titolarità della Stazione di Palma di Montechiaro, distaccamento territoriale tra i più complessi del territorio provinciale a causa della presenza di malavita comune e di delinquenza mafiosa.

La successiva tappa della sua carriera era il capoluogo agrigentino, ove operava presso la sede provinciale della sua Arma, per essere destinato, in ultimo, alla direzione della Squadra di Polizia giudiziaria, aliquota dei Carabinieri, della locale Procura della Repubblica.

Chi lo ha conosciuto, ricorda del maresciallo Guazzelli il grande acume, la straordinaria capacità investigativa, la costanza non comune di onorare sempre la divisa che orgogliosamente indossava.

La sua attività lavorativa lo portava ad affrontare i vari aspetti dell’illegalità nel territorio ma ciò che caratterizzava il suo operare era l’impegno a contrastare, coadiuvato da un gruppo di scelti e fidati collaboratori, la criminalità organizzata della provincia contro la quale egli, con meditata decisione e con la consapevolezza del pericolo – peraltro già sperimentato in altre sedi di servizio – che tale scelta comportava, era impegnato a battersi senza risparmio di energie e con accettata esposizione personale.

Tale sua scelta consentiva ad una buona fetta della società locale di superare l’atavica diffidenza verso le istituzioni e di respirare un’aria nuova di legalità, resa pulita da una rinascente vigorosa azione di contrasto, diretta a ripristinare il potere e il prestigio dello Stato contro il crimine organizzato e il malaffare, di cui il Sottufficiale era un protagonista.

Come già accaduto nelle precedenti sedi di servizio, Giuliano Guazzelli confermava nell’ambiente di lavoro agrigentino quelle capacità, già sperimentate altrove, che lo rendevano uno dei migliori investigatori che il Comando Provinciale di Agrigento abbia mai avuto nella sua storia più recente.

Per tale suo dinamismo investigativo, egli si attirava l’attenzione della malavita più pericolosa che, trovandolo presente in ogni indagine di mafia, lo faceva oggetto di quel progetto omicidiario portato a termine il 4 aprile 1992.

Il resto è storia e nella storia della lotta al crimine organizzato Giuliano Guazzelli occupa un posto di primo piano, al pari di altre figure prestigiose che hanno contrassegnato l’azione di contrasto condotta dallo Stato alla mafia e al quel mondo perverso, fatto di collusioni, condivisioni e indifferenza, che l’alimenta e la favorisce. A ben ragione, i più recenti testi e dizionari sulla mafia contengono un’ampia illustrazione della vita eroica del Sottufficiale.

Giuliano Guazzelli, per la sua personalità e per il suo agire in pubblico e nel privato, era un “uomo” secondo la definizione sciasciana (il Giorno della Civetta) e tale è rimasto anche dopo la sua morte. È una dignità della quale i suoi assassini, pur togliendogli la vita, non sono riusciti a privarlo.

La storia umana e professionale di Giuliano Guazzelli merita, dunque, di essere ricordata con immutata tensione emotiva anche quest’anno, a 29 anni dalla sua morte.

Il dovere della memoria rappresenta un impegno duraturo che, ad onta del trascorrere del tempo, deve essere onorato, oggi e negli anni a venire, da parte dei cittadini onesti che hanno l’obbligo di vedere nel martire della legalità Giuliano Guazzelli, nel suo modo straordinario di essere stato fedele servitore dello Stato e padre e marito affettuoso, un modello di cittadino da imitare e da proporre come esempio a tutta la comunità e, specialmente, alle nuove generazioni che fortunatamente non hanno vissuto i tragici avvenimenti di allora ma che da essi devono trarre i dovuti insegnamenti per non “vivere come bruti ma per seguire virtute e conoscenza”.

E l’esempio che Giuliano Guazzelli ci ha lasciato può essere riassunto nella motivazione della concessione della medaglia d’oro al valore civile, decorazione riconosciuta dal Capo dello Stato «al fine di premiare atti di eccezionale coraggio che manifestino preclara virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore», che così recita: «Sottufficiale di elevatissime qualità professionali, impegnato in delicate attività investigative in aree caratterizzate da alta incidenza del fenomeno mafioso, operava con eccezionale perizia, sereno sprezzo del pericolo ed incondizionata dedizione al dovere e alle istituzioni, fornendo costanti e determinanti contributi alla lotta contro la criminalità organizzata fino al supremo sacrificio della vita, stroncata da proditorio ed efferato agguato criminale. Eccelso esempio di preclare virtù civiche ed altissimo senso del dovere».

Salvatore Cardinale

(già Presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta)