Livatino Beato: lettera degli Arcivescovi Montenegro e Damiano alla Comunità Ecclesiale di Canicattì

0
289

In data 21 gennaio 2021, l’Arcivescovo di Agrigento, card. Francesco Montenegro e l’Arcivescovo Coadiutore, mons. Alessandro Damiano,  hanno indirizzato,  alla Comunità di Ecclesiale di Canicattì,  una lettera che di seguito pubblichiamo.

LETTERA ALLA COMUNITÀ ECCLESIALE DI CANICATTÌ

La beatificazione del Servo di Dio Rosario Angelo Livatino costituisce per l’intera comunità diocesana un segno inequivocabile della predilezione del Signore per la nostra terra, che San Giovanni Paolo II — nella sua storica visita — ha definito «madre di menti eccelse e di cuori generosi». La decisione del Santo Padre Francesco di riconoscerne pubblicamente la santità lo inscrive a pieno titolo tra i figli eletti di questa Chiesa, i quali — in una storia tristemente segnata da logiche e interessi estranei al Vangelo — l’hanno edificata nel bene e nella giustizia, diventando «sale della terra» e «luce del mondo» (Mt 5,13.14) secondo lo stile delle beatitudini evangeliche.

Tale privilegio, di natura esclusivamente ecclesiale, espropria colui che ne viene insignito da ogni appartenenza locale per consegnarlo alla Chiesa universale e al mondo intero, quale esempio di santità per tutti: una santità che certamente si radica nel proprio contesto originario, ma che — soprattutto in alcuni casi — eccede i confini di un luogo circoscritto per assumere dimensioni ben più vaste. Questo vale in modo eminente per il Giudice Livatino.

Da un punto di vista strettamente biografico, diversi sono gli elementi che lo collocano in una prospettiva extraterritoriale. La sua scelta di esercitare la professione forense all’interno della pubblica amministrazione lo ha condotto ad assumere diverse cariche istituzionali in ambito provinciale, prima nel Tribunale di Caltanissetta e poi in quello di Agrigento. E in territorio agrigentino ha sigillato la sua testimonianza con il martirio, proprio mentre si recava a svolgere il suo lavoro di magistrato.

Ma è soprattutto per la valenza simbolica del suo singolare profilo di uomo, di cristiano e di santo, che il prossimo Beato si inserisce in un orizzonte molto più ampio di quello circoscrivibile alla sua città natale. In lui la professione della fede e l’annuncio del Vangelo si concretizzano in un modello inedito di santità, senza precedenti nella storia della Chiesa. Sarà infatti il primo magistrato laico, impegnato in prima fila nella lotta alla mafia, a essere proclamato Beato e Martire, per di più in un periodo storico dell’Italia, dell’Europa e del mondo particolarmente caratterizzato da profonde crisi dei valori, delle coscienze, delle istituzioni.

Per queste ragioni, come abbiamo rappresentato al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale di Canicattì (leggi qui), «la cosiddetta sepoltura privilegiata” nella Basilica Cattedrale riconosciuta dalla tradizione ecclesiale come la Chiesa Madre della Diocesi sarebbe auspicabile e preferibile, visto che la riconosciuta santità del battezzato diventa dono per tutta la Chiesa, sia particolare sia universale. […] Considerato, inoltre, linteresse riservato al prossimo Beato in ambito nazionale e internazionale, la custodia delle reliquie nella Cattedrale di Agrigento garantirebbe alla sua memoria una maggiore visibilità, non solo logistica, ma anche […] simbolica».

Nel pieno rispetto delle comprensibili aspettative e delle legittime richieste avanzate dalla comunità canicattinese, dobbiamo constatare con profonda amarezza che i toni e lo stile della controversia in merito all’eventuale traslazione delle spoglie mortali del Giudice Livatino in Cattedrale non si addicono né al momento (che dovrebbe essere l’occasione di una gioia condivisa con tutta la Chiesa) né alla circostanza (data la natura tipicamente ecclesiale della questione). Di certo, non fanno onore alla memoria del Servo di Dio né danno una buona testimonianza a chi, da tante parti dell’Italia e del mondo, ha gli occhi puntati su di noi in vista della sua beatificazione.

Quello che doveva essere un confronto sereno e leale per individuare la collocazione più adeguata al prossimo Beato sta degenerando in una pretesa unidirezionale e, in alcune manifestazioni, sta scadendo nellinsulto, nella polemica, se non addirittura in una vera e propria campagna denigratoria contro la Chiesa Agrigentina e contro il suo Pastore.

Ci duole riconoscere che tutto questo denota la mancanza di un profondo senso di appartenenza, che dovrebbe farci considerare tutti parte di un’unica famiglia, capace di condividere — seppure a diverso titolo in base alle rispettive competenze — un “bene” che per nessuna ragione può ritenersi di alcuni, in quanto è di tutti e per tutti.

Ci auguriamo che, in coscienza, chi ha esagerato nel parlare abbia l’umiltà di riconoscerlo, la saggezza di ravvedersi e la disponibilità ad aprirsi a un dialogo costruttivo, perché una pace ricomposta e un’intesa ritrovata ci aiutino a indirizzare i legittimi eredi verso la decisione più idonea, che dovrà tenere in conto i criteri oggettivamente più validi e dovrà infine ricevere il consenso della Congregazione delle Cause dei Santi.

A tutti assicuriamo la nostra paterna benevolenza e su tutti invochiamo — per intercessione dell’eletto Beato Rosario Angelo Livatino — la benedizione e la consolazione del Signore.

Agrigento, 21 gennaio 2021

Francesco Card. Montenegro

Arcivescovo

+ Alessandro Damiano

Arcivescovo Coadiutore

 

donazioni

Sostieni L'Amico del popolo

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare L'Amico del Popolo a crescere con una micro donazione.