In un comune come Santo Stefano Quisquina, dove non esistono sale cinematografiche né teatri, il cinema diventa molto più di un semplice passatempo: è un’occasione di incontro, di cultura condivisa, di comunità. Per questo la riapertura del Cinema Parrocchiale “San Giacinto Giordano Ansalone”, ospitato nei locali della Sala parrocchiale “Mons. Luigi Abella” (ex Teatrino), rappresenta una piccola ma significativa rinascita per il paese.
La nuova stagione prenderà il via venerdì 21 novembre 2025 alle ore 20:30, con una proposta che unisce qualità artistica e valore simbolico.
“Questa iniziativa nasce per rispondere a un bisogno reale: offrire al paese uno spazio culturale che altrimenti non avrebbe,” spiega il parroco Don Giuseppe Alotto, promotore del progetto. Non si tratta di un semplice esperimento, ma dell’avvio di un percorso strutturato. “Abbiamo allestito un grande telo di proiezione da 6×3 metri che garantisce una visione ottimale. Per dicembre stiamo già organizzando un calendario di film dedicati al Natale, pensati sia per gli adulti che per i bambini.”
La scelta del film inaugurale non è casuale: la prima proiezione, infatti, si inserisce nell’ambito delle celebrazioni dedicate a San Giordano Ansalone, cui è intitolato il cinema. Ad aprire la stagione sarà “Silence” (2016), il celebre film di Martin Scorsese che racconta la missione di due giovani gesuiti nel Giappone del XVII secolo. L’iniziativa è resa possibile anche grazie alla collaborazione con ACEC, l’Associazione Cattolica Esercenti Cinema che sostiene e tutela le sale della comunità e i cinema parrocchiali in tutta Italia, oltre all’utilizzo della licenza MPLC che permette di proiettare film nel pieno rispetto delle norme sul diritto d’autore. Un esempio concreto di come le parrocchie possano diventare presidi culturali nei piccoli centri, offrendo servizi che altrove verrebbero a mancare.
Come direttore del Centro per la Comunicazione dell’Arcidiocesi di Agrigento, mi complimento con don Giuseppe e con l’equipe che lo ha collaborato; l’auspicio è che altre parrocchie, soprattutto nei piccoli centri della nostra Arcidiocesi, possano, con passione educativa e alla luce della normativa, seguire l’esempio di Santo Stefano Quisquina e aprire le proprie strutture, come nel passato, all’arte cinematografica che unita alla formazione e alla cultura, è ancora capace di creare ponti tra generazioni che nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire.
Il 15 novembre, papa LeoneXIV incontrando, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il mondo del cinema ha detto: “Oggi, viviamo con gli schermi digitali sempre accesi”… Il flusso delle informazioni è costante. Ma il cinema è molto più di un semplice schermo: è un crocevia di desideri, memorie e interrogazioni. È una ricerca sensibile dove la luce perfora il buio e la parola incontra il silenzio. Nella trama che si dispiega, lo sguardo si educa, l’immaginazione si dilata e perfino il dolore può trovare un senso”. “Strutture culturali come i cinema e i teatri sono dei cuori pulsanti dei nostri territori, perché contribuiscono alla loro umanizzazione”, il tributo del Papa, che ha ammonito: “Se una città è viva è anche grazie ai suoi spazi culturali: dobbiamo abitarli, costruirci relazioni, giorno dopo giorno”. “Ma le sale cinematografiche vivono una preoccupante erosione che le sta sottraendo a città e quartieri”, ha rilevato Leone XIV: “E non sono in pochi a dire che l’arte del cinema e l’esperienza cinematografica sono in pericolo. Invito le istituzioni a non rassegnarsi e a cooperare per affermare il valore sociale e culturale di questa attività”.
“La logica dell’algoritmo – ha detto – tende a ripetere ciò che ‘funziona’, ma l’arte apre a ciò che è possibile. Non tutto dev’essere immediato o prevedibile: difendete la lentezza quando serve, il silenzio quando parla, la differenza quando provoca”, l’esortazione del Santo Padre. “La bellezza non è solo evasione, ma soprattutto invocazione. Il cinema, quando è autentico, non consola soltanto: interpella. Chiama per nome le domande che abitano in noi e, talvolta, anche le lacrime che non sapevamo di dover esprimere”. Buona missione!
















