Sulle orme di Pietro ad Agrigento: dal grido di Giovanni Paolo, al pianto di Francesco in attesa di Leone

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    Sabato 30 maggio 2026, nella chiesa San Pietro di Agrigento si è tenuto il convegno, organizzato da Ri.Crea Cultura e dall’Arcidiocesi di Agrigento, con il Centro per la Cultura e la Comunicazione «Sulle orme di Pietro: dal grido di Giovanni Paolo al pianto di Francesco in attesa di Leone». (vedi)

    L’incontro ha delineato i contorni di una Chiesa spogliata dalle sovrastrutture di potere, pronta ad abitare le fratture della storia. Dal grido di Giovanni Paolo II contro la mafia, alle lacrime di papa Francesco a Lampedusa, fino all’imminente attesa di Leone XIV, il Magistero si fa letteralmente carne.

    Il Prefetto di Agrigento, dott. Salvatore Caccamo, nel suo saluto ha sottolineato l’oggettivo mutamento civile generato dalle “scosse profetiche” del papato, visibile in conquiste come la restituzione dei beni confiscati. L’arcivescovo, mons. Alessandro Damiano, ha tracciato la linea teologica più dirompente: mettersi sulle orme di Pietro, ha detto, significa andare verso la persecuzione. Abbandonare i compromessi per difendere la dignità umana – condannando i mafiosi o accogliendo i migranti, visti come “storie interrotte” e non categorie sociologiche – significa remare contro le convenzioni del secolo. In questa prospettiva, l’altare si sposta e l’Eucaristia diviene condivisione concreta del pane tra vivi e sopravvissuti.

    L’on.le Calogero Pumilia, presidente di RI.CREA Cultura si è distinto per la denuncia delle ipocrisie occidentali, decostruendo la narrazione tossica che riduce l’immigrazione a un mero problema di ordine pubblico o di speculazione. Non possiamo ignorare le connessioni tra il nostro benessere e la spoliazione altrui. Ha smascherato la disumanità di chi erige “campi di detenzione” sfruttando parallelamente i marginalizzati, richiamando l’essenza di un cattolicesimo dalla presenza autonoma e profetica.

    Il moderatore Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000, ha offerto la dimensione esistenziale della memoria. Ricordando i suoi ruoli di cronista nella Valle dei Templi (1993) e a Lampedusa (2013), ha mostrato come il Magistero si incida nella biografia di un popolo, divenendo confessio. La Chiesa cessa di essere una cittadella assediata per farsi “ospedale da campo”, ponendo costantemente la domanda: «Dov’è tuo fratello?».

    Il teologo don Massimo Naro ha teorizzato un “Magistero in movimento”, un insegnamento induttivo originato dai contesti. Ha evidenziato la mutazione della martirologia sotto Giovanni Paolo II – oggi vissuta per la carità e la giustizia, come in Livatino e Puglisi – e la destrutturazione del linguaggio curiale operata da Francesco, il cui pianto a Lampedusa è valso più di un’enciclica. (leggi qui il testo integrale)

    Infine, il cardinale Baldo Reina ha allargato lo sguardo alla macro-dimensione, collegando l’eredità di Francesco a quella di Leone XIV. Se Bergoglio ha denunciato la “globalizzazione dell’indifferenza”, Leone XIV ne rintraccia la patogenesi strutturale: neocolonialismo ed economie predatorie in Africa. Il Vangelo esigente richiede di unire il soccorso in mare alla denuncia politica delle cause del naufragio. Lampedusa, per il cardinale,  smette di essere periferia per diventare il “centro morale del continente”. (leggi qui il testo integrale)

    L’incontro agrigentino conferma una rotta inequivocabile: la Chiesa “esperta in umanità”, opera per custodire la dignità della persona, accompagnarla nelle sue fragilità e promuovere la giustizia e la pace.

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