Il 10 settembre si presenta “Il vegliardo di Patmos”, romanzo di don Vincenzo Arnone

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(part. della copertina del testo di Vincenzo Arnone)

Sarà presentato, venerdì 10 settembre,  alle ore 18.00, (ingresso libero) Chiesa  di San Nicola alla Valle dei Templi, il romanzo di don Vincenzo Arnone “Il vegliardo di Patmos”.

Introdurrà l’incontro, al quale sarà presente l’Autore, don Lillo Argento, rettore della Chiesa San Nicola, seguiranno gli interventi di Mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo di Agrigento, Vincenza Iernapresidente “Società Dante Alighieri”, Comitato di Agrigento. Letture di Simona Collura. 

Il vegliardo di Patmos – si legge nella quarta di copertina del testo –  nella sua narrazione epistolare, trova radici e motivazioni in un’antichissima tradizione cristiana secondo cui l’apostolo Giovanni, quasi centenario, sarebbe vissuto e morto nella suddetta isola greca. Nell’anno 110 un contadino del posto, certo Ermogene, pensò bene di tramandare la sua memoria scrivendo una lunghissima missiva a un amico, Marone. È quanto, nella finzione letteraria, Vincenzo Arnone propone in uno stile arcaico, da antica favola, in cui la vita di Giovanni si fonde con quella di Gesù, degli altri apostoli e del tempo in cui essi vissero. Sembra essere una Voce che viene da antiche grotte di una storia che fu ricacciata in un passato freddo e indifferente; mantiene invece il soffio di vitalità e attualità che è proprio di certi Eventi che oltrepassano gli anni e i secoli, proiettati negli orizzonti infiniti. L’opera, nelle sue caratteristiche stilistiche, intende inserirsi in un filone narrativo biblico che ricrea personaggi ed eventi di particolare importanza storica. Tale “romanzo-biblico”, così potrebbe essere defi- nito, si rivolge a un pubblico medio che ha già una conoscenza della Sacra Scrittura e vorrebbe approfondirla sotto altri aspetti, quale quello poeticoletterario e umano.

«La figura luminosa di Giovanni e il mondo intorno a lui nella pagine di Il vegliardo di Patmos – scrive Laura Bosio – ne escono ulteriormente illuminati dalla scrittura limpida e insieme densa, dagli affondi, dalle riflessioni allo stesso tempo misurate e intense, dalle “scoperte” in una storia straordinaria. La forma della lettera è l’espediente più congeniale a questo risultato.»

 

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