Padre Orazio Restivo è nato a vita nuova

I funerali nella Chiesa del Carmine di Racalmuto (ph.CP)

I

l 1° luglio, all’età di 76 anni, è nato al cielo padre Orazio Restivo. Il Signore della Vita, lo ha chiamato a celebrare il mistero della sua gloriosa morte e risurrezione proprio nel giorno in cui ha compiuto il 51° anniversario di ordinazione presbiterale. Era, infatti, il 1° luglio del 1973, quando venne ordinato da mons. Giuseppe Petralia, nella chiesa Santa Maria del Monte a Racalmuto, paese dove era nato il 1° settembre 1948. 

Novello sacerdote viene assegnato, come vicario cooperatore, alla parrocchia SS. Crocifisso di Agrigento (1973-78). Gran parte del suo ministero presbiterale lo vede impegnato, dal 1978 al 2005, come parroco della Chiesa Madre, Santo Stefano Proto Martire, di Santa Elisabetta di cui con zelo ne ha curato il decoro senza trascurare le attività pastorali. Nel piccolo comune si fa tutto a tutti, con una attenzione particolare per gli anziani e gli ammalati; promuove l’Azione Cattolica e, con i laici, si fa anima di diverse iniziative culturali e sociali.

In tanti, giunti a Racalmuto anche il giorno del funerale, unitamente al delegato del sindaco di Santa Elisabetta Liborio Gaziano, lo ricordano come un prete buono, mite, gentile, disponibile, dal sorriso disarmante, un umile lavoratore nella vigna del Signore che, con uno stile di vita sobrio ma autentico, ha servito la Chiesa agrigentina. 

Lo ricordano come un prete al passo con i tempi che ha creato una biblioteca e una cineteca parrocchiale, dotandola di un computer tenendo, per i suoi ragazzi, i primi corsi di alfabetizzazione informatica. Apre gli spazi dell’oratorio parrocchiale a tutti diventando, ben presto, luogo di aggregazione per il piccolo comune. Fonda un giornale, “La Voce”, “per dare voce a chi non aveva voce”, educare al senso di comunità, alla partecipazione democratica e al bene comune; coinvolge nell’impresa le migliori risorse culturali di Santa Elisabetta e non solo. Una attenzione particolare l’ha riservata ai giovani a cui dedicava gran parte dello spazio sul giornale, con contributi di don Lillo Scaglia e degli ex alunni salesiani di Agrigento, a loro difesa denuncia senza timore apertamente il fenomeno della tossicodipendenza che, anche a Santa Elisabetta, andava diffondendosi. Spende le sue energie e i suoi risparmi per un sogno: Radio Cometa. Con essa raggiungeva le case dei sabettesi e quelle dei comuni vicini. Credeva nella radio come strumento popolare di informazione, formazione ed evangelizzazione. Ogni giorno era lui a guidare il momento di preghiera serale a cui tutti, dalle case, si univano. Ben presto le trasmissioni di Radio Cometa vennero apprezzate e sovente ritrasmesse da Radio Diocesana Concorda. “I giovani di padre Restivo” divennero punto di riferimento per la Radio diocesana dove vennero invitati a curare anche rubriche radiofoniche che riscuotevano l’apprezzamento degli ascoltatori.  

Lasciata Santa Elisabetta presterà il suo servizio come assistente del Volontariato vincenziano, cappellano dell’Ospedale San Giovanni Di Dio (2007-2015). Collaborerà con il rettore del Santuario San Calogero di Agrigento, dove, per quasi un decennio, dopo la messa mattutina delle 9, ha prestato il suo servizio come confessore.

I funerali sono stati celebrati il 2 luglio nella Chiesa Madonna del Carmelo di Racalmuto.

A presiedere la Celebrazione delle esequie l’arcivescovo Alessandro Damiano. A concelebrare circa venti presbiteri tra il clero locale, i compagni di seminario, i presbiteri dei luoghi dove ha prestato il suo servizio pastorale e quelli della Casa del Clero dove ha dimorato per diversi anni. L’arcivescovo nell’omelia ha invitato i presenti a riflettere sul mistero della morte che padre Orazio ha attraversato nel giorno anniversario dell’ordinazione presbiterale una “bella coincidenza – ha detto – quasi a chiudere un percorso terreno vissuto nell’esercizio del ministero, come il seme che muore per dare frutto. La sua – ha proseguito – è stata una vita donata, non trattenuta. E il ministero vissuto a Santa Elisabetta dice molto del suo sapersi spendere, farsi dono per gli anziani, nell’attenzione ai giovani e nell’impegno sociale e culturale per fare comunità. Chi dona la sua vita favorisce l’avvento del Regno di Dio. L’occasione di questa celebrazione – ha concluso – ci faccia riflettere sulla responsabilità del morire, ultimo atto della nostra vita terrena; il più importante che ci immette nella vita piena. Ringraziamo Dio per don Orazio, un uomo che ha scelto e vissuto il ministero presbiterale fino in fondo così come la sua vita gli ha permesso e preghiamo il Padre perché non ci faccia mancare altri uomini che sappiamo fare, in modo pieno, come realizzazione della vita, la scelta di servire il Signore nel ministero sacerdotale”.

Carmelo Petrone

Il saluto della gente (vedi qui)

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