33° dal martirio Livatino, Damiano:”profezia di una resistenza alla mafia”

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Foto E. Cicala

Si è tenuto questa mattina, 21 settembre 2023, il ricordo del giudice Rosario Livatino nel 33º anniversario dalla barbara uccisione nel 1990. Due i momenti che hanno caratterizzato il ricordo.

  • Nella chiesa San Domenico di Canicattì, parrocchia che il Giudice frequentava, mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo di Agrigento, ha presieduto l’Eucaristia, alla presenza delle massime autorità civili, militari, del popolo fedele, degli studenti;i membri l’associazione “Sul filo dell’arte Centro Storico” hanno realizzato e offerto un manto di rose realizzate all’uncinetto. Per l’occasione è stato portata in chiesa e posta accanto all’altare il reliquiario che custodisce la camicia insanguinata che il giudice indossava il giorno dell’assassinio.
    Nell’omelia l’Arcivescovo Alessandro ha esordito con l’esortazione dell’apostolo Paolo agli Efesini: «… vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, tenendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace». Ha poi fatto riferimento alla “Relazione semestrale al Parlamento dell’attività svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia”. Una lettura interessante. – ha detto – da una parte conforta il costante paziente cammino per ristabilire e custodire la legalità, frutto del lavoro tenace di uomini e donne che impegnano la loro stessa vita in questo servizio alla collettività; d’altra parte mi lascia sgomento la fotografia che ne scaturisce del nostro territorio, non escluso questo in cui stiamo celebrando l’Eucarestia che è vincolo di comunione e di giustizia. Recenti fatti di cronaca, alcuni quasi appuntamenti annuali – campi di grano dati alle fiamme, uliveti e vigneti distrutti – ci ricordano come il metodo mafioso continua ad essere presente e ad infestare i nostri territori come la zizzania, o loglio ubriacante, infesta i campi.

Qualcuno si chiederà: che c’entra questo discorso? Ma è per questo che siamo qui – ha detto mons. Damiano -, per ricordare un uomo – non l’unico, pensiamo al giudice Saetta ucciso insieme al figlio – che è stato assassinato perché «si è comportato in maniera degna della chiamata ricevuta», la stessa che ha ricevuto ogni battezzato: essere nella città terrena segno e strumento della logica del Vangelo. “Chiamata”, che riguarda – ha detto ai presenti – ogni uomo, ogni donna di buona volontà, ad operare a favore del bene comune, ovvero «di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente».”
Non è mancato il riferimento a quanto sta portando avanti la sezione agrigentina del Co.N.Al.Pa. in contrada Gasena il “Il 20 giugno – ha detto –  si è dato inizio ai lavori di bonifica ambientale per la

Foto Cicala

realizzazione del “Parco Livatino” in memoria del Beato Rosario e di tutte le vittime di mafia promosso dal Coordinamento Nazionale per gli Alberi e il Paesaggio. E richiamando Trout, un personaggio immaginario creato dallo scrittore statunitense Kurt Vonnegut ha proseguito:  “è certo che lì non ci sarà l’albero di Trout: «… un albero che faceva i soldi. Aveva come foglie dei biglietti da venti dollari. I suoi fiori erano titoli di stato. I suoi frutti erano diamanti. Attirava gli esseri umani, che si ammazzavano tra loro intorno alle sue radici e così diventavano un ottimo fertilizzante»;un albero a cui guardano in tanti. (K. Vonnegut, Mattatoio n. 5, Feltrinelli, p. 154).

Infine facendo riferimento alla pagina del Vangelo, «Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori» ha rivolto un appello:
 “Agli uomini e alle donne che hanno scelto la via della illegalità e della criminalità, ai galoppini del male che abbaglia con potere e ricchezze ma rosica l’anima e ruba la vita, voglio indirizzare la Parola del Vangelo: il Signore è qui e vi chiama ad una vita nuova, piena, redenta … cambiare si può”.
Rosario – ha concluso – , beato per i credenti, uomo giusto per la società civile, ci è offerto come «profezia di una resistenza alla mafia pensata e praticata con competenza, sacrificio e impegno, vissuta con le armi della legalità e della giustizia: armi del bene di un magistrato umile ma non remissivo, giusto e discreto, che non è rimasto a guardare dal balcone, come direbbe papa Francesco». Per tutti valgono le parole di un altro beato, anch’egli vittima della mafia, don Pino Puglisi: «Se ognuno fa qualcosa si può fare molto».

Al termine della celebrazione è seguito il momento con la deposizione delle corone di alloro davanti la stele in contrada Gasena sulla 640, luogo del martirio. Al momento oltre alle massime autorità civili e militari del territorio, era presente anche una delegazione del Consiglio superiore della magistratura, guidata dal vice presidente Fabio Pinelli.

Foto E.Cicala

Il momento, inoltre,  è stato propizio per illustrare il lavoro che sta portando avanti la Delegazione Provinciale del Co.N.Al.Pa (Coordinamento Nazionale per gli Alberi e il Paesaggio) intitolata a “Rosario Livatino” er la realizzazione del “Parco Livatino” in onore del Beato Rosario Livatino e di tutte le vittime di mafia. Il segretario del Co.N.Al.Pa, Alfonso Scanio, ha detto come in questi mesi l’area, con il contributo di tanti, privati e istituzioni, è stata bonificata, ripulita da erbacce e rifiuti, si è provveduto a piantumare circa 200 piante, a realizzare l’impianto di irrigazione a goccia alimentato da una vasca in pvc interrata, inoltre,  sono state collocati due cartelli che forniscono utili informazioni circa la realizzazione del Parco; le intenzioni della Delegazione Co.N.Al.Pa.- ha concluso Scanio, chiedendo la collaborazione di tutti, perché il parco è di tutti –  sono quelle di riuscire ad inaugurare il Parco entro la fine di quest’anno se si riuscirà a completare i lavori previsti ed autorizzati da A.N.A.S. Sicilia.

 

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