60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: CUSTODIRE VOCI E VOLTI UMANI

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Nel cuore di questo 2026, segnato da una pervasività tecnologica senza precedenti, il messaggio di Papa Leone XIV per la 60ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali “Custodire voci e volti umani” (leggi qui) si staglia non come una semplice riflessione tecnica, ma come un autentico manifesto antropologico. Donati da Dio, unici, distintivi di ciascuna irripetibile identità, volti unici dinanzi allo sguardo e voci dai suoni inconfondibili sono sinonimo di incontro, di relazione. La sacralità di ciascun volto e voce donata da Dio, che ci ha creati a sua immagine e somiglianza, è ribadita dalla Parola che Dio ci ha rivolto, comunicandoci se stesso, ascoltandolo e vedendolo nella voce e nel Volto di Gesù. Da ciò l’impegno a custodire in ciascuna persona il sigillo di Dio stesso e la vocazione inimitabile della comunicazione con gli altri. Questo pilastro antropologico e teologico, prosegue papa Leone, è messo a rischio dalle nuove tecnologie e dall’Intelligenza artificiale: “Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane”. La deriva antropomorfizzante dell’intelligenza artificiale, capace di simulare empatia e amicizia fino a occupare la sfera più intima dell’individuo, sta trasformando le nostre relazioni in uno sterile mondo di specchi: l’altro, il diverso, scompare dietro la proiezione dei nostri stessi desideri catalogati dalle macchine. I modelli di IA sono plasmati dalla visione del mondo di chi li costruisce e possono a loro volta imporre modi di pensare replicando gli stereotipi e i pregiudizi presenti nei dati a cui attingono. Il documento pontificio è estremamente ricco di robuste analisi e di due indicazioni di marcia: la difesa delle persone umane, affinché questi strumenti possano veramente essere da noi integrati come alleati; una alleanza che ha bisogno di fondarsi su tre pilastri: responsabilità, cooperazione e educazione. Quanto la realtà della Intelligenza Artificiale, della tecnologia stia già influenzando, trasformando la vita e la fede delle persone non solo giovani, delle relazioni sociali e delle famiglie, delle comunità parrocchiali e dell’economia, è sotto gli occhi di tutti. La nuova evangelizzazione va oggi integrata con quella che il papa denomina “una nuova alfabetizzazione che renda le persone capaci di pensiero critico e libere dallo spirito di adeguamento”. La tecnologia digitale sempre più presente, integrativa e poi invasiva e, a tratti, sostitutiva dell’essere umano, se non governata e se non praticata da persone alfabetizzate ai suoi sistemi e algoritmi rischia di ledere i tratti fondamentali della civiltà umana. Il livello più profondo della comunicazione umana, volto e voce, è a pericolo di distorsione, interferenza, invasione. Il papa non ne accenna ma non credo di far torto al messaggio se rilevo come la qualità della vita di fede, delle relazioni ecclesiali, della missione dei battezzati sono anch’essi sotto pressione di questa vera e propria ‘rivoluzione’, ben più profonda della stessa rivoluzione industriale.

In questa occasione, nella qualità di direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali e del Settimanale Diocesano, avverto il peso di un dovere morale che va oltre la semplice cronaca. È bene ripartire dai volti e dalle voci di tutti, proprio come la rinnovata pratica sinodale ha suggerito, per discernere come attivarci, in ragione dell’umano e della fede nel Verbo incarnato, alla responsabilità, cooperazione e educazione che ci abiliti alla missione ecclesiale nel mondo che si è imposto a noi e quasi dentro di noi con l’IA. Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. E che questa nella Chiesa, concorra alla comunicazione di fede, alla preevangelizzazione, all’inculturazione del messaggio anche con i mezzi di comunicazione. E’ necessario, ritornare, al messaggio del papa. Forse ne tratterà ancora nella probabile enciclica sull’Intelligenza artificiale. Magari è opportuno cominciare e vederci e ad ascoltarci, ad alfabetizzarci ancora al vangelo e alla tecnologia imperante di algoritmi. Imparare a custodirci nella relazione, nella quale il Maestro ha assicurato la presenza. Ne va del bene nostro, della sua santa Chiesa e per il bene comune del mondo al quale la fede ci impone di concorrere.

Carmelo Petrone