Lunedì 21 luglio, sono stati celebrati, nella parrocchia San Nicola di Fontanelle, i funerali della signora Gerlanda Capraro, per tutti Dina. All’età di 89 anni ha restituito al suo Signore il respiro, ricevuto in dono, 89 anni fa venendo al mondo. A presiedere il rito delle esequie il parroco, don Andrea Militello; a concelebrare, il vice parroco, don Ashok Kumar, don Giuseppe Anello e don Carmelo Petrone; ad assistere i diaconi Romano Lisci e Giuseppe Savarino. Nell’omelia don Andrea, commentando il brano del Vangelo proclamato – “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Giovanni 12,24) – ha detto che esso potrebbe descrivere la vita della Signora Dina. La sua esistenza, infatti, è stata un “morire” ai propri desideri per far sì che la sua famiglia potesse fiorire, come il chicco di grano, appunto, che muore per dare vita a una nuova pianta; così Dina ha sacrificato molto, soprattutto nell’accudimento amorevole di Aristide. Per chi, come il sottoscritto, l’ha conosciuta, fin dagli anni del Seminario e ha avuto, dopo, da presbitero modo di condividere, nella parrocchia San Nicola, un lungo tratto del cammino di fede e di amicizia sa bene che per Lei non è stato mai un peso, ma una scelta d’amore. La sua fede è stata, fino all’ultimo, la forza trainante che le ha permesso di affrontare ogni difficoltà con un sorriso, ogni ostacolo con forza.
Prima del commiato finale don Andrea ha letto la lettera del cardinale Baldo Reina ha fatto giungere, impossibilitato ad essere presente al rito delle esequie per i molteplici impegni legati al suo ministero. “Ho sentito il bisogno di scrivere queste righe per dire il mio affetto e la mia vicinanza, insieme alla preghiera affinché il Signore accolga Dina nella sua gloria e doni ad Aristide e Michele la forza necessaria per riprendere il cammino della vita. Ho conosciuto Dina – scrive don Baldo – tantissimi anni fa; io ero ancora un giovane seminarista e Lei si affacciava al Seminario di Agrigento sentendo quella realtà casa sua e facendo sentire tutti noi parte della sua famiglia. La dolce sensibilità di Aristide e il suo desiderio di servire il Signore lo portavano a trascorrere tante ore nei locali del Seminario, tra la cappella, le aule di studio e i luoghi comunitari. Dina ci affidava Aristide introducendoci in un clima di famiglia molto naturale e spontaneo”. Donna, moglie, mamma e amica sempre affettuosa e solare; era capace di trasmettere il suo mondo interiore attraverso il sorriso che precedeva e dava valore a ogni sua parola. La dignità e la compostezza erano i suoi tratti distintivi; coinvolgeva gli altri nei suoi motivi di sofferenza non per cercare un appoggio ma perché credeva che i legami veri si fondano sulla condivisione di ciò che la vita ci mette davanti. La forza nascosta di ogni suo gesto era la fede profonda e sincera. Si alimentava di Dio e cercava di trasmetterlo, come poteva, facendo in modo che la sua vita manifestasse con semplicità i valori del suo rapporto con il Signore. Nella sua vita tutto si teneva in piedi in modo mirabile a partire dal rapporto con Dio: la famiglia, i figli, il lavoro, il presente e il futuro. Ma ciò che mi ha sempre colpito di Dina è stata la sua forza interiore. Una donna e una credente che ha lottato con tutte le sue forze; che ha lottato per il bene dei figli, per le cose giuste in cui ha creduto, per la dignità della vita; ha lottato finanche con la sua malattia perché pensava di avere ancora tanto da dire e da dare. Ha lottato con dignità e con forza, lasciando un esempio di cosa voglia dire amare la vita. Era consapevole che la vita non è una dolce poesia e nemmeno un copione da recitare a memoria. La vita è dono e, a volte, è intrisa di prove e di difficoltà. Affiora la tentazione di fare a pugni con la vita o – addirittura – di detestarla per quando è complicata. Dina ci ha insegnato che la vita va abbracciata perché ogni istante è un regalo prezioso del buon Dio; va abbracciata e conquistata poco alla volta; va difesa e assaporata al tempo stesso. Quella di Dina è stata una vita intensa, vera, autentica. E lei ha saputo interpretarla nel migliore dei modi mettendo davanti a Dio ogni situazione di prova e ogni tornante difficile. Dopo la morte dell’amato marito si è dedicata interamente ai figli, accompagnandoli passo passo nel cammino di crescita e nelle difficoltà. Era fiera di Aristide, del suo animo dolce e trasparante e di Michele, forte e con una grande voglia di futuro. Sapeva dividersi tra i due suoi gioielli dando a ciascuno dei due ciò che serviva e ciò che poteva. Ha avuto la grazia di essere assistita nell’ultimo faticoso tratto della sua vita in modo ammirevole da Michele e ha gioito di ogni attenzione da parte di Aristide. A Dina va il nostro “grazie”. Personalmente sento di doverla ringraziare per tanti anni di amicizia e per tutto ciò che da lei ho imparato in quanto a dedizione, spirito di sacrificio e offerta di se. Mi stringo a Michele e ad Aristide – conclude don Baldo – perché posso solo immaginare la loro sofferenza ma so anche che sapranno fare tesoro degli insegnamenti dell’amata mamma per andare avanti, passo dopo passo, con umiltà e con la stessa compostezza che Dina ha loro testimoniato. Che il Signore Le doni pace e gioia eterna.”

















