Agrigento Capitale italiana Cultura 2025, il commento di Matteo Collura

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Parco Valle dei Templi, la via sacra (foto E.Cicala)
Parco Valle dei Templi, la via sacra (ph. Eduardo Cicala)

L’Amico del Popolo mi chiede uno scritto in cui approfondire il giudizio che qualche giorno fa ho espresso al giornale on line Agrigento notizie, a proposito della proclamazione di Agrigento capitale della cultura per il 2025. Il giudizio, riassunto al massimo, è questo: avere candidato Agrigento a una simile promozione è un rischio, perché la città, sotto i riflettori che attirerà su di sé, mostrerà tutto ciò che in essa e attorno a essa non funziona o risulta inadeguato a tenere testa al suo antico passato. Aggiungevo, come atto di buona volontà, che in questi circa venti mesi che ci separano dalla proclamazione, sarebbe opportuno lavorare sui tanti disservizi, “per farne una città normale – queste le mie testuali parole – prima che capitale della cultura”.

Ora sarò più chiaro, e per il bene che voglio ad Agrigento, dove sono nato, anche se ne vivo lontano da quarantacinque anni. È difficile immaginare come capitale della cultura una città che negli anni è stata urbanisticamente resa cieca, e mi esprimo così per dire dei tanti palazzi che nel centro abitato impediscono di godere la vista della Valle dei tempi e del mare. È difficile immaginare come capitale della cultura una città che ha sperperato cifre ingenti nella realizzazione di aree e impianti sportivi mai utilizzati e lasciati deperire nel completo abbandono.

Matteo Collura

È difficile immaginare come capitale della cultura una città che non dispone di un regolare servizio di trasporto pubblico, carenza aggravata dalla conformazione del territorio cittadino, frazionato in diversi agglomerati distanti tra loro.

È difficile immaginare come capitale della cultura una città “a vocazione turistica” che non ha un albergo (degno di chiamarsi tale) nel suo centro storico.

È difficile immaginare come capitale della cultura una città che negli anni ha assediato i propri preziosi siti archeologici con costruzioni edili di diverso genere e ampiezza, realizzati al di fuori della legge.

È difficile immaginare come capitale della cultura una città in ogni dove imbrattata dall’immondizia, e le cui strade statali e provinciali appaiono come discariche di rifiuti a cielo aperto.

È difficile immaginare come capitale della cultura una città che secondo le rilevazioni del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle 107 provincie d’Italia, nel 2022 risultava all’86° posto, due gradini più indietro dell’anno precedente.

Mi fermo qui, tralasciando di accennare alla inesistente manutenzione del verde pubblico, alla mancanza di posteggi per le automobili, alle condizioni della rete idrica e fognaria, quest’ultima causa di grave inquinamento del mare che bagna la località di San Leone.

“Adesso rimbocchiamoci le maniche per sfruttare al massimo questa opportunità”, ha detto sensatamente il sindaco di Agrigento dopo aver appreso della prestigiosa promozione della città che rappresenta. E ha esortato i concittadini a darsi da fare “per mutare le sorti turistiche della loro terra”, rendendosi “consapevoli delle bellezze di cui dispongono, per valorizzarle”. Per valorizzarle, certo, ma soprattutto per salvaguardarle da speculazioni che niente hanno a che vedere con la cultura, anche se in nome della cultura – ci dice l’esperienza – spesso vengono concepite e messe in atto.

La Valle dei templi si valorizza da sola, per quello che è. Sta alla città che l’ha avuta in eredità esserne specularmente degna nella modernità. Questa è la scommessa che riguarda Agrigento e per cui mi sono sempre adoperato come giornalista culturale e scrittore.                                                                                           Matteo Collura

(cfr.”L’Amico del Popolo” n.12/2023)             

 

 

 

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