Casteltermini saluta le suore del “Boccone del Povero” che lasciano dopo 106 anni

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La foto di gruppo al termine della Messa

Casteltermini. Dopo ben 106 anni di presenza ininterrotta, mercoledì 6 agosto 2025, la comunità ecclesiale e civile del Paese montano ha dato il saluto alle Suore “Serve dei Poveri”, dette del “Boccone del Povero” che lasciano definitivamente la loro casa di via Orfanotrofio.
Alle ore 19,00, in chiesa Madre, è stata celebrata la S. Messa in ringraziamento al Signore per la presenza delle Suore da più di un secolo. La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta da don Franco Giordano, il cappellano delle suore. A concelebrare don Carmelo Lo Bue, don Giorgio Casula e fra Gaetano Morreale, assistiti dal diacono Gaetano Bellino.

Il popolo fedele, nelle sue varie compagini e articolazioni presenti in città, insieme alle autorità civili e militari, hanno voluto salutare le suore con una partecipazione massiccia. Il sindaco Gioacchino Nicastro, presente alla Celebrazione, unitamente all’Amministrazione,  ha affidato i ringraziamenti della comunità a un post su Facebook, dove ha scritto: “Grazie per il vostro operato. “La loro presenza ha rappresentato un faro di speranza e carità evangelica: silenziosa ma tenace, umile ma instancabile, sempre pronta ad accogliere chi aveva bisogno”.

Anche le consorelle della Congregazione si sono strette attorno a Suor Beatrice, l’ultima superiora della comunità di Casteltermini, e a Suor Bindù, che presto lasceranno la Casa per altra destinazione. In rappresentanza del Consiglio della Congregazione erano presenti: la consigliera suor Sonida della comunità di Canicattì, suor Francesca della comunità cusmaniana di Palermo, suor Giulia della comunità di Castrofilippo e suor Remedio della comunità di Palermo.

Prima della benedizione finale, suor Cristina Dumitri ha tenuto il discorso di commiato a nome della Madre Generale. Successivamente, Tony De Marco, visibilmente commosso, ha espresso la gratitudine di tutto il personale, sia quello in servizio che quello in pensione. (Ascolta qui l’audio)

 

Il saluto di Tony De Marco a nome del personale

106 anni di presenza a servizio degli ultimi 

Le Suore “Serve dei Poveri”, fondate dal beato Giacomo Cusmano nel 1887 (leggi qui) arrivarono a Casteltermini il 19 marzo 1919; la prima comunità era composta da cinque suore partite da Palermo per la nuova missione  il 18 marzo e, dopo avere pernottato a Lercara, sono arrivate a Casteltermini, con una carrozza di seconda classe, il 19 marzo. Furono accolte in piazza dall’arciprete Giuseppe Picilli con il sindaco Antonio Acquisto e dai nipoti del beato Giacomo Cusmano, residenti in paese.
La loro prima casa, fino al 1924, fu in via Diaz (di fronte la chiesa di Gesù e Maria) quando il conte Lo Bue donò loro una nuova e più ampia sede in via Orfanotrofio, dove si trasferirono. La loro presenza è stato un dono prezioso per tutta la comunità di Casteltermini sempre fedeli al carisma del Fondatore: «Servire Gesù nel Povero, di qualsiasi età e condizione, in un “ministero di carità senza limiti”, nello spirito della “posposizione” al “Povero-sacramento di Cristo”, predicando la fede con la carità delle opere ed evangelizzando ricchi e poveri per mezzo del “boccone-amo di carità”.» (Regola del Carisma Cusmaniano).

Negli anni hanno prestato e rivolto la loro attenzione ai poveri in particolare; per oltre cinquant’anni, furono centinaia le orfane e ragazze bisognose accudite; hanno offerto, inoltre, il servizio asilo e le scuole elementari; negli ultimi cinquant’anni la loro attenzione è stata rivolta, in particolare,  agli anziani e alle persone disabili senza trascurare altri servizi in favore dei Castelterminesi: interventi medici, infermieristici, riabilitativi e assistenziali unitamente a tante attività di animazione  e formazione al volontariato e alla vita cristiana; non è mancata anche l’assistenza religiosa che ha offerto a tutti la possibilità di partecipare alla celebrazione della Santa Messa quotidiana nella cappella al primo piano e di ricevere i sacramenti della riconciliazione con la cura dei cappellani che si sono succeduti nel tempo fino a don Franco Giordano.
La struttura, inoltre, è stata sempre aperta alle parrocchie di Casteltermini e ai gruppi, Associazioni e Movimenti operanti in Paese per incontri di preghiera, ritiri spirituali corsi di formazione…

È un addio che lascerà un grande vuoto perché, le suore sono state per oltre un secolo un faro di speranza e un punto di riferimento per la nostra gente. Hanno vissuto e agito con un carisma unico, ispirato dal loro fondatore che le esortava a essere il pane spezzato per chi ha fame e l’abbraccio per chi è solo. E così è stato. Si sono spese con amore incondizionato per gli ultimi, i poveri, i bambini e gli anziani, dedicando la loro vita all’assistenza, all’educazione e alla cura.

La loro partenza è una perdita non solo per la comunità ecclesiale, ma anche civile. Casteltermini e l’Arcidiocesi di Agrigento, non perde solo una comunità di religiose; con esse; stiamo perdendo un pezzo della nostra storia e un punto di riferimento per chiunque avesse bisogno di aiuto. La loro non facile scelta di lasciare Casteltermini è frutto di una situazione complessa e dolorosa che accomuna molti istituti religiosi: la crisi vocazionale.
Sono certo però che la loro eredità non svanirà. La casa per anziani, anche se le suore vanno via, rimarrà aperta e continuerà ad accogliere gli anziani, a cui sarà assicurata la stessa qualità di assistenza di sempre grazie all’affidamento a dei nuovi gestori del posto.

Un Addio che Toccato il Cuore di Tanti
Quando ho appreso della notizia, essendo originario di Casteltermini, ho potuto registrare le reazioni unanimi da parte di amici cariche di emozione. Tanti sono i ragazzi, ormai adulti, che ricordano con affetto le suore che li hanno accolti all’asilo, le loro cure, la pazienza e l’affetto con cui sono stati educati.

Suor Concettina

“Non dimenticherò mai il sorriso di suor Concettina Alaimo e l’amore che ci hanno donato,” mi racconta Giuseppe, un ex alunno, testimoniando un legame che va oltre i banchi di scuola.
Il dispiacere è palpabile anche tra le famiglie che hanno visto nei locali della struttura una vera e propria casa per i loro genitori, nonni e parenti non più autosufficienti. Le suore non si sono limitate a prestare assistenza, ma hanno offerto una vera e propria famiglia, garantendo agli anziani serenità, dignità e calore umano.

Una Riflessione Sociale ed Ecclesiale  e una Speranza
La chiusura di questa storica casa religiosa assume un significato ancora più profondo se inserita nel contesto di un piccolo paese montano come Casteltermini. Già segnato da crisi economiche, dall’invecchiamento della popolazione e dalla costante fuga dei giovani in cerca di opportunità altrove; l’addio delle suore rappresenta una ferita in più nel tessuto sociale. La loro presenza, infatti, non era solo un servizio religioso e assistenziale, ma un punto di aggregazione, un presidio di umanità e un segno di speranza che bilanciava, seppur in minima parte, lo spopolamento e l’isolamento.

Questa situazione spinge a riflettere sulla crisi delle vocazioni che sta segnando profondamente il volto della Chiesa in Italia. La mancanza di nuove sorelle e fratelli, che scelgano di dedicare la propria vita al servizio di Dio e del prossimo, è una sfida complessa. Nonostante la situazione attuale, la comunità di Casteltermini si aggrappa alla speranza. Si augura che, un giorno, il seme piantato dalle Suore del Boccone del Povero possa rifiorire. Forse non sarà a breve, ma la fiducia nella Provvidenza non si spegne, alimentata dalla memoria viva del bene ricevuto. Con l’augurio che un giorno, quelle porte possano riaprirsi per accogliere nuove presenze, animate dallo stesso spirito di servizio a Dio e all’uomo.

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