Chiesa agrigentina in lutto: è morto mons. Calogero Castronovo

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Giovedì 10 marzo, a Grotte, mons. Calogero Castronovo, ha compiuto il suo passaggio da questa vita al Padre. A noi la sua dipartita è sembrata imprevista, ma di certo per lui la morte non è stata come un ladro che arriva senza preavviso.Si era preparato a questo incontro: “Sono al traguardo, mi resta da percorrere l’ultimo tratto”. Così, serenamente, rispondeva agli amici che l’hanno incontro gli ultimi giorni della sua vita.
Nato, il 6 luglio del 1931 a Palma di Montechiaro, in una famiglia di forte tradizione cristiana, mons. Calogero Castronovo, per tutti semplicemente “padre Lillo”, si è formato nel Seminario Arcivescovile di Agrigento preparandosi, umanamente e cristianamente, ad accogliere la volontà di Dio nella sua vita e a vivere per realizzarla nel ministero presbiterale.
Ordinato sacerdote, dal vescovo mons. Francesco Fasola, il 31 maggio del 1958 nella Chiesa San Francesco di Assisi di Agrigento, nei suoi quasi 58 anni di ministero ha ricoperto diversi incarichi pastorali a servizio della comunità diocesana.
A presiedere le esequie, nella gremitissima Chiesa Madre di Grotte, mons. Alfonso Tortorici, vicario episcopale per l’amministrazione, in sostituzione dell’Arcivescovo e del Vicario Generale, entrambi fuori sede per impegni pastorali. Mons. Tortorici, commentando il brano del vangelo della cosiddetta “preghiera sacerdotale” di Gesù ha messo in relazione la fedeltà di Cristo al progetto del Padre con la fedeltà di mons. Castronovo a Dio, alla Chiesa agrigentina e ai molteplici impegni pastorali che gli sono stati affidati a cui  – ha detto – “è stato fedele e si è prodigato fino all’ultimo, anche quando non aveva responsabilità dirette, collaborando per il bene della Chiesa agrigentina”.
Nei suoi anni di ministero “padre Lillo” è stato parroco della parrocchia San Giovanni Battista di Raffadali (1958-61) dove, ha detto mons. Tortorici, “ha saputo interagire con la gente semplice e povera e farsi carico delle loro necessità spirituali e materiali”. Sono seguiti poi incarichi di responsabilità a servizio della Chiesa diocesana: vice rettore del Seminario di Agrigento (1961-65) e successivamente economo (1962-73). “Da vice rettore – ricorda mons. Tortorici – animava le attività dei seminaristi e gli incontri vocazionali in giro per la diocesi; da economo si è speso, senza badare al tempo e ai sacrifici, facendo in modo che la vita in seminario, in un contesto sociale ed economico non facile, potesse essere vivibile e serena”.
Fu canonico del Capitolo dei Canonici della Cattedrale (dal 1967), con diverse mansioni. Per oltre cinquant’anni (dal 1976) fu cappellano della Casa di riposo di contrada San Michele delle suore del canonico Morinello, dove ogni mattina, prima del “lavoro” in Curia, celebrava la S. Messa. Alle suore ha offerto anche il sostegno fraterno per le tante esigenze a servizio del carisma della congregazione. È addetto di Cancelleria della Curia (1976) e per oltre 25 anni (1985-2011) Economo della Diocesi, guadagnandosi la fiducia e la stima dei vescovi, mons. Luigi Bommarito, mons. Carmelo Ferraro e del card. Francesco Montenegro. Sotto la sua direzione l’ufficio economato si riorganizza secondo le disposizioni del nuovo codice di diritto canonico per una amministrazione sempre più trasparente e corretta. Amava ripete che “i beni economici sono necessari alla vita della Chiesa, ma vanno utilizzati con sobrietà e in modo proporzionato al perseguimento dei fini specifici della Chiesa stessa”. È stato anche rettore della Chiesa San Pietro (1984-2012), sotto il suo rettorato, la Chiesa, dopo decenni di chiusura, viene riaperta e affidata nell’ambito del progetto Policoro alla cooperativa sociale “San Lorè”. Fu anche segretario del Consiglio diocesano per gli Affari Economici, incaricato della FACI (Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia) nell’Arcidiocesi di Agrigento, amministratore dell’Associazione “Radio Diocesana Concordia” e tesoriere di Telepace-Agrigento, componente del “Gruppo diocesano di lavoro per la promozione del sostegno alla Chiesa”, membro del Consiglio presbiterale e del Consiglio episcopale diocesano.
Prima del commiato finale, mons. Tortorici ha letto i messaggi fatti pervenire alla famiglia da mons. Salvatore Muratore e dal vicario generale, mons. Melchiorre Vutera. “Sei stato una colonna portante – scrive mons. Vutera – e un punto di riferimento per le varie istituzioni della nostra chiesa agrigentina: seminario, curia, capitolo, parrocchie, istituti e opere pie. La tua semplicità, correttezza, il tuo impegno tenace e costante, il tuo zelo e fedeltà, la tua prodigiosa memoria ti hanno fatto meritare la stima e la fiducia dei vescovi, sacerdoti e fedeli tutti. Per me sei stato un padre che mi ha seguito negli anni di formazione, un fratello che mi ha consigliato, richiamato e incoraggiato; un maestro esemplare di fedeltà, semplicità, attaccamento al senso del dovere, di vita sacerdotale”.
Il dott. Paolino Fantauzzo, sindaco di Grotte, città che “padre Lillo” ha abitato fin dal 1969 quando vi è arrivato assieme al fratello, don Giovanni, parroco della chiesa del Carmine ha ricordato gli anni di vita vissuti nella cittadina, “sono stati anni – ha detto – di una vita spesa per gli altri e fra gli altri…  ha lasciato un segno ricco e profondo non solo nel contesto in cui si è svolto il Suo impegno pastorale ma anche nelle coscienze di ciascuno di noi, perché è stato sicuramente una guida morale e spirituale. Era – ha detto ancora il sindaco – un uomo buono, un uomo probo, un uomo retto e saggio.  Tutta Grotte – ha concluso – continuerà a guardare a padre Lillo come esempio di sacerdote innamorato del Signore, concretamente impegnato a diffondere la forza redentrice del Vangelo”.

Ha preso la parola,  a nome del Consiglio pastorale e per una testimonianza, anche il dott. Antonio Carlisi, che lo ha ricordato come “sacerdote mite, umile, discreto, riverente, buono, generoso, attento.  É vissuto così – ha detto – in semplicità, traboccante di amore per tutti, con quel tipico sorriso sempre elegantemente dipinto nel suo volto, capace di aprire la sua intelligenza all’ascolto e dolce nel dispensare consigli e l’immancabile suo incoraggiamento”. Il dott. Carlisi, che per motivi professionali gli è stato accanto negli ultimi mesi in cui “sorella sofferenza” si manifestava con maggiore durezza, ha dato testimonianza di come nella sua ultima battaglia contro la malattia si è costantemente abbandonato nelle braccia consolatrici del Suo Signore. “Abbiamo spesso visto le sue labbra – ha detto – sciogliersi in una preghiera tutta coinvolgente. Pregava così: «Il Signore è buono, il Signore con me è tanto misericordioso». E sempre così… «Il Signore è buono, il Signore è misericordioso». Si addice – ha concluso – particolarmente calzante il versetto di San Paolo, riportato nel necrologio: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede»”.
Al termine delle esequie la spoglie mortali di “padre Lillo” sono state portate nella sua città natale di Palma di Montechiaro, nella tomba di famiglia, dove riposa accanto al padre Angelo e alla madre Carmela, a cui era particolarmente legato e al cui affetto era stato strappato in modo inaspettato dal terremoto del Belice del 1968.
Grazie, padre Lillo, per tutto il bene che hai fatto alla Chiesa agrigentina. Il Signore ti conceda il premio dei giusti.

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