Comunità Cristiani nel Mondo: da 25 anni un impegno concreto a Ipogolo (Tanzania)

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1 agosto 2005 - Mons. Tarcisius Ngalalekumtwa, vescovo di Iringa, benedice il "Ipogolo Dispensary" 01/08/2005 (foto Archivio de L'Amico del Popolo)

“Nozze d’argento” per la Missione in terra africana, ad Iringa, Tanzania, per le Discepole del Redentore nella “Comunità Cristiani nel Mondo”.

«La storia della nostra Missione di Ipogolo, diocesi e provincia di Iringa in Tanzania – raccontano dalla Comunità – è un “piccola storia” fatta di piccoli passi, di piccole luci che si sono accese man mano durante il cammino per dare fiducia e speranza ai nostri fratelli africani e permettere a noi di realizzare, di vivere anche tra loro, il nostro carisma: “Unità nella Carità” “Unità nella Diversità”. Partendo da Agrigento alla volta di Iringa nel luglio 1998 abbiamo voluto portare con noi dei “semi di speranza” da spargere in una terra povera ma aperta all’ accoglienza, semi di speranza da coltivare insieme, nella condivisione di vita e nello scambio di valori umani e spirituali sempre arricchenti ma affidando all’“acqua” e alla forza dello Spirito Santo di farli germogliare e portare frutti di grazia, di benedizione e di crescita umana, spirituale e sociale in questo lembo di terra dove il Signore ci ha chiamate e che ci ha accolte con gioiosa fiducia. Malgrado l’impatto con un mondo molto diverso dal nostro per differenze culturali, tradizioni, lingua, si è riusciti a stabilire presto buoni rapporti di collaborazione e di comunione perché quando si parla il linguaggio dell’amore tutto diventa più facile».

Mons. Giuseppe Di Marco, riceve lo “Shikamó”, il saluto di benedizione e reverenza dei più piccoli nei confronti dei più anziani.

In questi 25 anni tanti sono stati i piccoli semi di speranza “piantati” che hanno dato frutto, come ad esempio le adozioni a distanza che hanno permesso e permettono a tanti bambini di frequentare la scuola. Infatti come spiegano le Discepole del Redentore «la scuola in Tanzania è aperta a tutti e il Governo sollecita la frequenza ma non tutti possono permettersi di pagare le rette “gravose” anche per la scuola primaria. La situazione è ancora più grave per i numerosi orfani di tanti genitori falciati dall’HIV e affidati a nonni anziani e privi di mezzi. Per alleviare tale emergenza nasce la necessità di intervenire subito con le adozioni a distanza. I rapporti di collaborazione con i parenti e con la scuola hanno permesso di aiutare centinaia di bambini e ragazzi assicurando una frequenza regolare integrando anche l’alimentazione non sempre sufficiente e favorendo la promozione umana e sociale di intere famiglie». 

il primo dispensario

Le “adozioni” accompagnano gli alunni dalla scuola materna (2 anni) alla Primaria (7 anni) alla Secondaria (4 anni) e alcuni fino all’Università o a Scuole Professionali. Il sabato pomeriggio grande raduno alla St. Joseph’s House per due ore di festa: giochi, canti, preghiere e condivisione della merenda per gli” adottati” e per quanti si presentano numerosi ai cancelli.

Ma anche l’emergenza sanitaria richiedeva urgenti interventi sia a livello di strutture che di educazione all’igiene. «Molte malattie come la malaria, il tifo, la giardia, il colera sono dovute alla mancanza di igiene, all’acqua inquinata, alle discariche in mezzo alle abitazioni. La “Casa di Paskslia”, piccolo albergo abbandonato, acquistato dalla Comunità nel 2001, con l’aiuto di volontari della C.C.M. che hanno messo a disposizione le loro competenze, ha permesso di realizzare un Centro sanitario e il Dispensario “Madre del Redentore” (Mama wa Mkomhori).  Il Centro, dopo la dichiarazione di idoneità da parte del rappresentante del Governo che ha mostrato apprezzamento e gratitudine per questa opera a beneficio della popolazione, è stato inaugurato nel febbraio 2003 diventanto ben presto punto di riferimento per tutta la zona per la qualità dei servizi, per il rispetto, delle norme igieniche, e per il sostegno spirituale e morale offerto ai malati». 

Luglio 2005 – Il dott. Ruvolo mostra al mons. Tarcisius , vescovo di Iringa, il reparto cardiologico (foto Archivio L’Amico del Popolo)

Secondo le disposizioni di legge il personale medico e infermieristico deve essere del luogo. Al Centro vengono offerti diversi tipi di servizi che vanno dalle analisi cliniche complete, alle cure dentistiche, a terapie varie in day-hospital con la possibilità di trovare le medicine necessarie. Nel 2005 un passo avanti nella vita del Dispensario: il progetto “Un cuore per Ipogolo” portato avanti con tanto impegno ed entusiasmo dal cardiochirurgo Giovanni Ruvolo che, venuto a conoscenza della nascita del poliambulatorio ha voluto arricchirlo di un reparto di cardiologia fornendo le apparecchiature necessarie e prestando periodicamente la sua preziosa opera insieme ad altri medici. Per tanti cardiopatici non è stato più necessario andare fino a Dar per un elettrocardiogramma o per una visita specialistica.

Il “progetto” del prof. Ruvolo, ha inoltre permesso di assistere con “borse di studio” decine di giovani della zona che studiano medicina o infermieristica. 

Ma in terra africana sono anche nate delle vocazioni, «dopo anni di presenza orante e di impegno silenzioso – raccontano dalla Comunità delle Discepole del Redentore – la nostra missione di Ipogolo, si è arricchita di due nuovi membri Sr. Maria Isima e Sr. Veronika Nkuande. 

L’Arcivescovo, Alessandro, in occasione dell’anniversario si è recato, in Tanzania per condividere con la Comunità la tappa del 25° che è stata arricchita dalla professione dei primi voti di altre  tre suore nell’Istituto religioso Discepole del Redentore nella “Comunità Cristiani nel Mondo”, sr. Maria, Sr Veneranda e sr. Valentina.

 

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