Frati Minori di Sicilia: Messaggio ai reggitori dei popoli

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Dal 28 aprile al 2 maggio e dal 26 al 30 maggio 2025, i frati minori della Provincia del SS. Nome di Gesù di Sicilia si sono radunati presso la “casa di spiritualità S. Giovanni Battista” in Palermo per celebrare il XXVII Capitolo provinciale, dal tema «Chiamati a libertà. Fratelli e Profeti di comunione», sotto la presidenza del Visitatore generale, Fr. Luca Pozzi.
Durante la prima settimana di Capitolo, i frati sono stati impegnati nel confronto su tre tematiche fondamentali che hanno ricavato da una previa fase di ascolto dei frati e della gente: Vita Fraterna, Giovani e Itineranza. Attraverso il confronto fraterno hanno cercato di discernere la volontà del Signore. Nella seconda settimana, i lavori sono culminati nella votazione delle proposizioni da attuare e nell’elezione del nuovo Governo della Provincia per il triennio 2025-2028 (vedi qui):

Al termine il capitolo provinciale dei frati minori di Sicilia ha redatto e di ffuso un  Messaggio ai reggitori dei popoli che pubblichiamo di seguito, nel quale vengono affrontati diversi temi tra cui: le guerre, la corsa al riarmo, le persone migranti, la condizione lavorativa dei giovani siciliani, la mancanza di infrastrutture, la carenza idrica, cambiamento climatico, le ingiustizie, l’omertà connivente con la cultura mafiosa.

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A San Francesco era caro il mistero dell’Incarnazione che celebra Dio che si fa carne. Noi frati minori vogliamo che la nostra fede, sulle orme del Poverello d’Assisi, non sia disincarnata nella storia. Come Chiesa sentiamo forte la chiamata all’ascolto delle gioie e delle sofferenze che vengono dalle strade della storia, in quanto fratelli e figli di questo tempo, nella nostra terra di Sicilia.
Viviamo un tempo segnato da guerre, da violenze gratuite e da crimini impuniti i cui echi vengono dall’altra parte del Mediterraneo, mentre continua la corsa al riarmo e le politiche dell’odio sembrano diffondersi senza confini. Contro il dilagare della rassegnazione e dell’indifferenza, come seguaci del Vangelo, sentiamo che attuale rimane la profezia dell’essere costruttori di pace che scelgono di assumersi la responsabilità di sentire il dolore delle vittime, ancor di più dei civili innocenti e tra questi i bambini; avvertiamo la fatica della riconciliazione, ma non l’impossibilità del perdono.

(ph off.org)

Come figli di San Francesco, ripudiamo, per la promozione della giustizia tra i popoli e nel rispetto del diritto internazionale, la guerra come unico mezzo di risoluzione dei conflitti in Ucraina, le politiche di pulizia etnica in Palestina e l’invasione armata in tanti altri conflitti dimenticati.
Nei secoli la cultura della terra di Sicilia si è contraddistinta per l’accoglienza incondizionata, nell’apertura al dialogo delle diversità, percepite come possibilità di arricchimento e non di usurpazione. Questo ha permesso di poter avere un variegato ventaglio che contraddistingue il nostro popolo. Il Mediterraneo, ieri come oggi, vien percepito come spazio di interconnessione.
Come nel passato, i conventi dei frati continuano ad essere dimore aperte verso le diversità che si incarnano oggi anche nelle persone immigrate.
Registriamo il grido di sofferenza che proviene dalle giovani e dai giovani della nostra terra, i quali esprimono un profondo disagio legato alla condizione lavorativa: sempre più numerosi sono coloro che si vedono costretti ad abbandonare la Sicilia per cercare un’occupazione stabile altrove. Riteniamo profondamente ingiusta la condizione riservata alle nuove generazioni, condannate a una precarietà continua, che ostacola la costruzione di un futuro familiare e le espone al rischio di sfruttamenti ed ingiustizie.
Desideriamo che questo grido venga ascoltato da chi esercita responsabilità politiche, sia a livello regionale che nazionale. Ogni autentico progetto di sviluppo deve fondarsi sulla possibilità concreta di un futuro, oggi sempre più compromessa per un’intera fascia generazionale che ha smarrito la speranza.
L’essere itineranti ci porta ad attraversare la nostra terra di Sicilia, condividendo con gli altri viandanti la bellezza dei nostri paesaggi cangianti, ma anche la mancanza di infrastrutture idonee ai collegamenti. Con gli altri cittadini condividiamo la carenza d’acqua, risorsa sempre più preziosa eppure ancora inefficientemente distribuita. Il cambiamento climatico ha sempre più effetti devastanti nelle nostre terre e piangiamo con gli altri le conseguenze della desertificazione e degli incendi. Come frati minori di Sicilia chiediamo strutture efficaci ed efficienti che tengano conto dei reali bisogni del popolo siciliano.
Anche noi frati minori possiamo cadere nell’assuefazione ad immagini di violenza, nell’uso di parole ostili, nel disinteresse verso le ingiustizie o nell’omertà connivente con la cultura mafiosa. Resti vivo in noi piuttosto, come lo fu per San Francesco nel suo tempo, lo spirito di franchezza per essere testimoni credibili del Vangelo che ci impegniamo a vivere.

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