Giornata Creato: “per una conversione” che metta al centro il Creato e, in esso, la creatura: l’uomo

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Il momento dell'intervento dell'Arcivescovo Alessandro

Promossa dal Centro per la Missione e dall’Ufficio di Pastorale sociale dell’Arcidiocesi si è svolta, domenica 2 ottobre, la Giornata diocesana del Creato, con una passeggiata silenziosa che ha visto i partecipanti incamminarsi, dal quadrivio Spinasanta verso il parco dell’Addolorata attraverso un percorso che ha lambito parte della vegetazione circostante. A metà del percorso si è unito al gruppo l’arcivescovo Alessandro il quale, dopo la sosta in cui è stato letto un brano del messaggio di Papa Francesco per la Giornata del Creato, ha invitato i presenti a porsi in ascolto del creato non in maniera generica ma nel contesto del nostro territorio, bello e violentato nello stesso tempo. «Vogliamo porci – ha detto – in ascolto delle bellezze e delle ferite di questo territorio; dare voce a questa terra, dare voce a questo parco che parla di abbandono, distrazione. Esso è una risorsa naturale posta nelle nostre mani perché possiamo esaltarne la bellezza e non deturparne il volto. Tutto questo richiede – ha detto –  scelte puntuali, decisioni precise, interventi mirati, perché ci riguarda». 

Nel suo intervento poi l’arcivescovo Alessandro si è soffermato sul termine “conversione ecologica”. «È un’espressione – ha detto – diventata di moda ma non bisogna soltanto parlarne, ma aprirsi alla conversione ecologica. Essa riguarda i nostri stili di vita. Se noi non siamo disposti, individualmente e comunitariamente, a rivedere i nostri modelli di vita, non possiamo parlare di conversione ecologica, perché essa parte, da azioni quotidiane, come il non buttare il sacchetto della spazzatura dal finestrino della macchina. La Conversione ecologica, passa da scelte che sono nella nostra disponibilità, dall’uso dei climatizzatori, dei caloriferi. Molte volte – ha detto, facendo riferimento alla sua esperienza personale – è su queste piccole cose che siamo mancanti perché trascinati da stili di vita che non hanno nulla che vedere con la conversione ecologica». 

La passeggiata silenziosa dal Quadrivio spinasanta fino al Parco dell’addolorata è stata occasione per vedere e accendere i riflettori (qualora ce ne fosse bisogno) sul degrado causato dall’abbandono selvaggio dei rifiuti nelle periferie della città capoluogo. Non pochi partecipanti hanno rotto il silenzio per rappresentare al sindaco, con toni a tratti accesi lo stato di abbandono di questa e di altre zone della città al punto da spingere don Mario Sorce a chiedere pubblicamente al sindaco un incontro-dibattito su questa problematica.  In tanti sono rimasti indignati per lo stato in cui versa il Parco dell’Addolorata, un polmone verde abbandonato a sé stesso, che potrebbe essere un giardino e spazio accogliente a misura di famiglie e giovani, ridotto, purtroppo, e non da ora, a pattumiera. 

Nonostante ciò il sindaco Miccichè ha voluto rivolgere ai partecipanti un “saluto” che – come lui stesso ha evidenziato in premessa e i presenti hanno percepito come tale – è stato fuori contesto rispetto al momento e al tema della Giornata. A nostro avviso, avrebbe potuto mettersi in ascolto della gente, anche che se è a conoscenza delle tante problematiche sollevate; ha invece preferito controbattere, quasi a tu per tu e con un cliché trito e ritrito addossando sostanzialmente sull’amministrazione precedente – a torto e a ragione, omettendo, però, di fare un minimo di autocritica – le colpe di non pochi disservizi e mancate occasioni di sviluppo per la città perché i bilanci non approvatidegli anni precedenti al suo insediamento hanno impedito l’accesso a finanziamenti pubblici in merito, per esempio, alla viabilità. Ma ancora, per restare in tema di decoro urbano, il contratto inadeguato del servizio di igiene ambientale ereditato dalla precedente amministrazione e che vincola la città fino al 2023 e impedisce, all’Amministrazione, di apportare i correttivi necessari per sanare i disservizi che non permettono di avere una città pulita. A tal proposito ha annunciato controlli e sanzioni più stringenti con l’adozione di moderne foto trappole per scovare coloro che si esercitano nello “sport” del lancio della spazzatura dal finestrino dell’auto, arrecando così un danno erariale, sono solo perché, nella maggior parte evasori, ma anche per il danno che arrecano alle casse comunali per il ripristino dei luoghi. 

Alla manifestazione erano presenti anche – per la gioia dei più piccoli che hanno apprezzato il momento dimostrativo – una rappresentanza dei Vigili del Fuoco e degli operatori della Forestale che con i propri mezzi hanno illustrato in cosa consiste la loro attività anche in termine di prevenzione. Al termine della Giornata ai partecipanti è stata offerta dalla Caritas diocesana una piantina. 

Da queste colonne, infine, vogliamo denunciare – il sottoscritto lo ha già fatto fornendo al sindaco, documentazione fotografica, perché attivi i servizi sociali del comune – il fatto che probabilmente nel Parco e nelle grotte troglodite limitrofe trovano un rifugio di fortuna persone prive di dimora (vedi fotogallery sotto). Questo non puo’ non interpellare anche la comunità ecclesiale perché è facile, in occasione della Giornata del Creato fare una passeggiata, porsi in ascolto del creato e poi non udire il “grido” di chi, nel silenzio, non avendo una dimora, in quel Parco trova rifugio dormendo sotto il cielo stellato. Non è possibile ripulire il percorso della manifestazione e dimenticare di offrire assistenza adeguata ai senza tetto. Tutto questo richiede sì una “conversione ecologica” che metta al centro il Creato e, in esso, la creatura: l’uomo che – ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 356) – di tutte le creature visibili, è «capace di conoscere e di amare il proprio Creatore»; [cfr. Dignitatis humanae, 2] ed «è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa»;[ Gaudium et spes, 12].

Oggi, invece, forse perché incapaci di metterci in ascolto, abbiamo relegato tanti nostri fratelli e sorelle, anche per non lasciare i nostri comodi stili di vita, ai margini della nostra città, e non solo al Parco dell’Addolorata o al parcheggio pluripiano di piazzale Rosselli ma anche nei non pochi pertugi nel centro storico e delle periferie della nostra città al punto da non accorgerci di loro e muoverci a compassione. 

Carmelo Petrone

 

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