Giovedì Santo, Montenegro: “Le parrocchie non possono diventare parcheggi per gente dal respiro corto e di fede stanca”.

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Con la Messa crismale, questa mattina, Giovedì Santo, celebrata, dopo otto anni nella Cattedrale di Agrigento, ha avuto inizio il triduo pasquale. Quella crismale è una liturgia ricca di significati, a partire dal fatto che vede tutto il clero riunito attorno al vescovo, insieme ai religiosi e le religiose e ai fedeli laici, manifestando così la Chiesa nella sua multiforme varietà di carismi e vocazioni. Questa mattina ha concelebrato, anche, S.E. mons. Ignazio Zambito, vescovo emerito di Patti.

Essa è significativa anche perché il vescovo benedice e consacra gli olii santi: il crisma, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi che al termine della Messa ciascun parroco ritirerà in appositi vasetti e che verranno utilizzati durante l’anno liturgico per i battesimi, le cresime, l’unzione dei malati. Altro tratto distintivo della celebrazione il rinnovo, da parte del presbiteri, delle promesse sacerdotali come segno di unità con il vescovo e di fedeltà verso l’unzione ricevuta.

La concelebrazione è stata introdotta da un saluto augurale da parte del vicario generale, mons. Melchiorre Vutera che citanto il salmo 122,  “Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme” ha detto:”Permettetemi questa mattina di cantare con il salmista e insieme a voi la gioia e lo stupore davanti alla nostra Cattedrale rinnovata, che era divenuta muta a causa delle gravi ferite inferte dal dissesto geologico e che ora torna ad essere un corpo vivo e quindi a parlare e a vivere la vita per la quale è stata voluta da San Gerlando. La riapertura al culto della Cattedrale – ha continuatomanifesta quanto sia importante per la Chiesa agrigentina e per la collettivitàdisporre nuovamente di questo antico tempio, testimone dei principali avvenimenti ecclesiali, luogo della memoria e della celebrazione, dove tante generazioni di fedeli hanno imparato a conoscere, ad amare e pregare il Signore. Qui noi percepiamo che la nostra chiesa locale è strettamente unita alla chiesa universale e apostolica… L’occasione della Messa crismale – ha proseguito il Vicario rivolgendosi all’Arcivescovo –  è l’occasione propizia, carissimo don Franco, per rivolgerle un pensiero di gratitudine per gli anni profusi come nostro Vescovo e per la lieta ricorrenza del cinquantesimo della sua ordinazione sacerdotale, che ricorre il prossimo 8 agosto. Ci uniamo a lei per ringraziare il Signore per averla chiamata cinquant’anni fa al ministero ordinato e per averla eletta al ministero episcopale al servizio della Chiesa diciannove anni fa e in questi ultimi undici anni della nostra Chiesa agrigentina. Grazie per la sua presenza e la sua testimonianza”.

Vai al testo integrale del Vicario Generale, mons. Melchiorre Vutera

L’Arcivescovo, invece, nell’omelia ha esortato i presenti  a non cadere della mediocrità e nell’abitudine, per puntare a ideali alti. “Se non vogliamo cadere nella mediocrità, nell’abitudine piatta e nelle ripetizioni stanche di gesti senz’anima, è necessario puntare a ideali alti ed esaltanti. La vita delle nostre comunità – ha continuato – non può percorrere i vecchi e consunti binari di sempre, né accontentarsi di singhiozzi di entusiasmo; farlo sarebbe solo porre toppe, acquietare la coscienza per un po’, provare brevi illusioni che vengono spente dal vecchio che riprende il sopravvento… Va rinnovata – l’invito – la vita delle comunità, mi riferisco a orari, iniziative, scelte… Le parrocchie non possono diventare parcheggi per gente dal respiro corto e di fede stanca”.
Don Franco ha messo in guardia anche  da alcuni rischi: “Non possiamo – ha detto –  continuare a fare quello che si è sempre fatto – ne va di mezzo la nostra fedeltà –, rischiamo di invischiarci sempre più in tradizioni e abitudini che vanno perdendo significato. Dà più soddisfazione, è vero, organizzare processioni anziché vivere la missione verso le famiglie e i malati. Diciamo che le feste religiose sono frequentatissime, eppure sempre meno gente conosce il Vangelo. Siamo preoccupati delle tradizioni religiose, non sempre di qualità, ma sono numerosi i cristiani che frequentano i maghi.  Ci lasciamo prendere la mano dalle scenografie religiose, senz’altro interessanti e belle esteticamente, ma andiamo dimenticando il mistero. È vero che i giovani partono per studiare o lavorare, ma quanti restano non vengono da noi”.
Ancora, “devono preoccuparci i ragazzi che nonostante frequentino il catechismo sono in piazza con in mano la bottiglia o lo spinello; o i giovani senza futuro che si affidano ai falsi profeti di moda; o le famiglie ferite dalle sofferenze, dalle malattie, dalla mancanza di lavoro e da amori spezzati; o gli anziani violentati dall’età e dalla solitudine. Attrezziamoci di audacia, inseguiamo i sogni. Ridaremo più vitalità alla nostra Chiesa se inseguiremo il sogno di una ‘scelta missionaria e profetica’, capace cioè di interpretare il progetto di Dio e assumere il cammino dell’uomo”.

Prima della benedizione il cardinale ha invitato a pregare per la Chiesa di Parigi segnata dall’incendio della Cattedrale di Notre Dame. “Noi – ha detto facendo riferimenti agli otto lunghi anni di chiusura  –  sappiamo cosa significhi essere senza cattedrale” e prima di congelare i presenti ha dato appuntamento a tutta la chiesa agrigentina l’8 maggio nella cattedrale per la celebrazione dell’assemblea diocesana.

Vai al testo integrale dell’ Arcivescovo, card.Francesco Montenegro

 

 

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