Il Libro: Linx, “Siamo eredi del nostro stesso orgoglio di creatori”

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(part. della copertina)

(Linx, di Luca Giribone, Editore:Europa Edizioni, pagg. 182)

“Siamo eredi del nostro stesso orgoglio di creatori. Ecco il punto. E il punto si chiama io”. Linx di Luca Giribone è un romanzo poliedrico, intenso e visionario, dove le caratteristiche proprie del genere distopico si intrecciano a quelle del thriller fantascientifico ed al registro intimistico dello psicologico delineando un’opera dalla trama convincente ed avvincente. Ne nasce un libro che si legge ad un ritmo incalzante e che, già dalle prime pagine, travolge il lettore in una spirale narrativa adrenalinica ed emozionante.

Il protagonista, Linx, è un cacciatore di androidi, un killer “pietoso”, un uomo che, dilaniato ed annientato dal dolore per la morte della sua donna, cerca di dare un senso a quella perdita devastante abbandonando le vesti anonime dell’impiegato e, a modo suo, ribellandosi alla disperazione ed al buio fitto che lo circonda. La storia è narrata in prima persona. Il racconto è il diario di una giornata vissuta in una Milano decadente, in una società alla deriva, soggiogata al potere di pochi e dove il confine tra uomo-robot è sempre più labile. In un’ambientazione pennellata da atmosfere cupe, insidiose, con un linguaggio fluido e coinvolgente, l’autore ci fa “vivere” una realtà degenerata, intrisa di menzogne e sospetti e segnata dall’evidente fallimento a cui è giunta l’umanità assecondando la tentazione suprema di farsi Dio.

Il finale non delude, anzi, sorprende e spiazza il lettore proprio perché è ciò che non si aspetta. Perché leggerlo? Perché è raro oggi trovare dei libri scritti così bene e che, al contempo, “mettano in crisi” il lettore ponendo degli interrogativi esistenziali rilevanti. La metafora sottintesa nel finale, con le sue implicazioni reali più che mai attuali, è un invito a riflettere sulla condizione dell’uomo odierno e sul futuro sempre più prossimo che lo attende se continuerà ad aspirare a farsi “Creatore”. Perché…”Loro non sono uguali a noi. Loro siamo noi”.

Anna Chiara Della Monica

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