“Pasqua della GdF”, mons. Damiano:”Custodire la legalità e cercare la giustizia”

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Il Corpo della Guardia di Finanza di Agrigento ha celebrato, questa mattina, 12 aprile, nel Santuario San Giuseppe di Agrigento, la “Pasqua del Finanziere”.

Presenti il Comandante Provinciale,  Colonello  Rocco Lopane,  i Comandanti del territorio agrigentino ed una rappresentanza di uomini e donne del Corpo. A presiedere l’Eucarestia l’arcivescovo coadiutore di Agrigento mons.Alessandro Damiano, a concelebrare don Antonino Pozzo, decano dei cappellani militari di Sicilia  don Antonio Lalicata, cappellano della Polizia di Stato ed il parroco don Enzo Sazio.

Nell’omelia mons. Damiano ha ringraziato gli uomini e le donne della Guardia Finanza   per il servizio al bene della comunità agrigentina ed ha pregato per loro e le famiglie, non presenti in chiesa, a causa dell’emergenza sanitaria in corso che ha dettato i numeri  delle presenze solo per rappresentanze ed in ossequio alle disposizioni governative.

Nell’omelia mons. Damiano ha presentato le figure di due testimoni: Nicodemo e Pietro.  “Da Pietro – ha detto – possiamo imparare l’umanità è la del testimone. Un testimone fedele ma che deve fare i conti con la sua fragilità… Nicodemo, invece, è l’uomo colto – ha proseguito –  è il cercatore di Dio anche nella notte della vita… Due uomini,  culturalmente distanti tra loro, ma ognuno cerca, vive, testimonia Gesù Cristo.  Anche noi – ha detto rivolto ai finanziari – possiamo essere,  come loro, testimoni, pur nelle nostre fragilità e nelle notti oscure dell’esistenza”. E,  richiamando i vangeli della risurrezione, ha fatto riferimento alla corruzione delle guardie messe a custodia della tomba del Cristo… “La corruzione – ha proseguito –  è un malessere profondo delle società di ieri e di oggi. Diventa – ha continuato- testimonianza nel vostro servizio per far si che questo tumore della società possa essere sconfitto. È importante – ha proseguito –  nel vostro servizio, come in quello delle altre Forze dell’ordine, che, insieme alla custodia della legalità, sia cercata l’affermazione della giustizia che è al piano superiore della legalità”. E nella Chiesa San Giuseppe – luogo quotidiano della sosta mattutina del giudice Rosario Angelo Livatino, prima di recarsi in Tribunale – non poteva mancare un riferimento al prossimo beato. L’ Arcivescovo, lo ha indicato come esempio di vita cristiana che ha creduto al suo battesimo al punto da farlo diventare la chiave di lettura della sua vita e del suo lavoro.

La celebrazione si è conclusa con il saluto-ringraziamento del Comandante provinciale della Guardia di Finanza e la preghiera del finanziere con la richiesta al Signore “affinché, forti della Tua fede – recita il testo – , affrontiamo fatiche e pericoli in generosa fraternità di intenti, offrendo alla Patria la nostra pronta obbedienza e il nostro sacrificio… e le Fiamme Gialle d’Italia siano d’esempio a tutti i cittadini nella fedeltà ai Tuoi comandamenti e alla Tua Chiesa, nell’osservanza delle patrie leggi e nella consapevole disciplina verso l’autorità costituita”. Non è mancato, infine, il ricordo di “coloro che hanno speso la vita nell’adempimento del dovere”.

 

 

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