La “Lampada”: in scena la storia dell’Albania del regime comunista e dei martiri cristiani

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Lunedì 29 aprile presso l’aula magna del seminario arcivescovile di Agrigento, trenta giovani Albanesi, gli “Ambasciatori di pace”, provenienti dalla diocesi Sapa, guidati da don Enzo Zago, prete missionario Fidei Donum della diocesi di Milano, in Albania da 12 anni, hanno messo in scena un bellissimo Musical dal titolo la “Lampada”. Attraverso danze, rappresentazioni, narrazioni, video e varie letture di testi, gli ambasciatori di pace hanno raccontato in modo molto emozionante e suggestivo, la recente storia dell’Albania durante i cinquanta anni del regime comunista capeggiato dal dittatore Henver Oxa (1945 – 1991), le persecuzioni e le atroci torture che specialmente i cristiani, e non solo, hanno dovuto subire solo per il fatto di essere cristiani.

Molto significativo il messaggio offerto dai giovani Albanesi nel musical in ordine alla fede, simboleggiata dalla “lampada”, che, nonostante la repressione sistematica operata dal regime di ogni sentimento e pratica religiosa, è rimasta accesa nel tempo e trasmessa clandestinamente ai giovani grazie soprattutto al sangue dei martiri.

Commovente, nella seconda parte dello spettacolo, il racconto delle atroci sofferenze vissute da frati, suore, sacerdoti, seminaristi e laici, durante gli anni del regime, tutte storie finite con lo spargimento del proprio sangue per testimoniare la propria appartenenza a Cristo e alla Sua Chiesa. Trentotto di questi martiri sono stati beatificati da Papa Francesco il 5 novembre 2016 nella Cattedrale di Scutari.

Prima del Musical – organizzato dalla Caritas Diocesana di Agrigento, a cui hanno partecipato un centinaio di persone provenienti da tutta la diocesi – sono state rese alcune testimonianze missionarie, moderate da Giovanni Russo del Centro per la Missione, in particolare di don Riccardo Scorsone, Calogero Sallì (seminarista) e Dalila Alagna a cui ha seguito un appello del Card. Montenegro, destinato a tutta la Chiesa Agrigentina, incentrato sulla necessità di sentirsi tutti coinvolti per la missione, presbiteri, religiosi e laici, perché la dimensione missionaria è nel DNA del battezzato e della comunità.

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