Lampedusa, celebrati i funerali delle 13 vittime del naufragio, don La Magra: “chiediamo perdono a Dio e a voi”

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Sono stati celebrati ieri sera, 9 ottobre, i funerali delle 13 vittime, tutte donne, una dodicenne, le altre di età intorno ai 20 anni, alcune incinte. I loro corpi sono stati ritrovati al largo di Lampedusa dopo il naufragio che si è verificato nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 ottobre 2019. Sull’imbarcazione, secondo quanto raccontato dai sopravvissuti, ci sarebbero state circa 50 persone, di cui anche 8 bambini; la ricerca dei dispersi  prosegue a rilento a causa del mare mosso.

Le bare sono state disposte nel salone della Casa della fraternità di Lampedusa davanti ad un altare predisposto per l’occasione. A presiedere le esequie il parroco dell’isola,  don Carmelo La Magra, “su richiesta dei sopravvissuti”; hanno concelebrato con don Carmelo,  il co-parroco, don Fabio Maiorana e don Emanuele, presente sull’isola per un breve riposo.

Don La Magra, durante l’omelia ha detto : “ a voi – rivolgendosi ai sopravvissuti e ad alcuni lampedusani presenti ai funerali – e ai vostri cari che riposano in fondo al mare, noi chiediamo scusa. Se ci siamo vantati di essere nazioni cristiane, giuste, democratiche e libere e poi permettiamo che accada questo. Chiediamo perdono a voi, come lo chiediamo a Dio.

Da questo altare – ha detto ai sopravvissuti – va un ringraziamento a voi, che avete accettato di pregare insieme a noi, anche se  il vostro dolore è tanto. La nostra preghiera va anche alle vostre famiglie, a quanti sapranno della morte dei propri cari. E un ringraziamento- ha proseguito don Carmelo – anche a quanti in questi giorni – si per lavoro – ma con grande delicatezza e tenerezza  hanno trattato con i morti e con  i vivi, militari e civili, perché oggi hanno scelto di essere qui senza esserne obbligati. Il Signore benedica – ha concluso –  quanti hanno scoperto nel loro cuore umanità e tenerezza”.

Al termine dei funerali, dal Forum Lampedusa Solidale, sono state donate ai sopravvissuti delle copie in lingua francese della Bibbia e del Corano. Le salme, invece,  saranno sepolte nei cimiteri dei Comuni agrigentini che daranno disponibilità ad accoglierle.

Il giorno prima sull’isola è andato in pellegrinaggio,  anche l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro (foto accanto), che si è soffermato davanti alle bare per un momento di preghiera e commemorazione delle vittime.

“L’Europa sta dimostrando – ha detto il card. Francesco Montenegro  – che ancora non è in grado di affrontare questo problema. Oppure, non voglio essere cattivo, forse non vuole essere in grado. Perché affrontare questi problemi vuol dire perdere popolarità e allora noi, pur di restare a galla, preferiamo che gli altri affondino: una Europa che non è capace di accogliere, che da anni discute dicendo che le cose cambieranno. Sì, le cose cambieranno: i numeri dei morti cambia ma le cose restano”.

“Si ripetono – ha aggiunto il card. Montenegro – gli stessi sentimenti e le stesse emozioni di sempre: meraviglia, perché gli altri si meravigliano perché succedono questi fatti. E indignazione, perché questi fatti succedono. Ed è strano che continuiamo a contare i morti e la storia continua a essere quella che è. Tante parole, ma le parole non riescono ancora a cambiare la vita. Ora sarà una rincorsa sulla responsabilità di chi è colpevole, perché sono morti”. E poi l’arcivescovo ha aggiunto: “Ognuno di noi ha un po’ di colpe. C’è gente che ha voglia di vivere e noi decidiamo che non deve avere questo desiderio. Ecco perché – ha proseguito – di fronte a questi fatti c’è solo il silenzio e cercare di capire perché il cuore dell’uomo è così chiuso e non riesce a leggere quella che è una storia che vuole andare avanti e che andrà nella misura in cui noi lo permettiamo”.

 

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