Mattarella assiste al CSM alla proiezione del Docu-Video “Picciotti, che cosa vi ho fatto?” sul giudice Livatino (Immagini e Parole)

0
736
Il Presidente Sergio Mattarella partecipa alla proiezione di un filmato per la beatificazione del giudice Rosario Livatino (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Giovedì 6 maggio Tv2000 ha presentato in anteprima nella sede del CSM il documentario Picciotti, che cosa vi ho fatto? realizzato, in collaborazione con con il Centro per la cultura e la comunicazione dell’arcidiocesi di Agrigento,  per la beatificazione del magistrato Rosario Angelo Livatino, ucciso dalla mafia 21 settembre 1990. Nella sala delle conferenze di Palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio superiore della magistratura, erano presenti il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; il ministro della Giustizia, Marta Cartabia; il vice presidente del CSM, David Ermini; il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti; l’ arcivescovo di Pesaro e presidente di Rete Blu, mons. Piero Coccia; l’amministratore delegato di Tv2000, Massimo Porfiri e il direttore di Tv2000, Vincenzo Morgante. Ad assistere alla proiezione il primo presidente, Pietro Curzio e il procuratore generale della Corte di Cassazione, Giovanni Salvi e magistrati consiglieri del CSM. [Continua a leggere dopo il video]

Mons. Coccia ha introdotto il documentario, realizzato a cura di Fausto Della Ceca, ideato e scritto da Giuseppe Cutrona, regia di Simone Di Tella e produzione di Sara Brogi. Al termine della proiezione del documentario, molto applaudito, ha preso la parola il card. Gualtiero Bassetti.

Intervento di Mons. Coccia (Foto Quirinale.it)

L’intervento del card. Bassetti

Intervento del card. Bassetti (Foto Quirinale.it)

“Vorrei riassumere l’eredità di Livatino con la stessa frase che ho utilizzato per ricordare don Pino Puglisi: con la mafia non si convive! – ha affermato il cardinale Bassetti-  Fra la mafia e il Vangelo non può esserci alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun deprecabile inchino”.

Quella del giudice Livatino, ha ricordato Bassetti, è “una beatificazione che avviene, come è noto, in una ricorrenza di grande significato: il 9 maggio del 1993 papa Giovanni Paolo II nella messa celebrata nella Valle dei Templi lanciò un durissimo monito contro la mafia colpevole di ’calpestare il diritto santissimo di Dio’ e di ’uccidere’ vite innocenti”. “Ancora oggi – ha proseguito – sento vibrare nel mio cuore quel grido rivolto ai mafiosi con cui concluse la sua omelia: ’Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!’”. Secondo il presidente della Cei, a tratti commosso”le parole che sono state pronunciate dai pontefici sulle organizzazioni malavitose sono chiarissime. E a quelle di papa Wojtyla vorrei aggiungere le parole magisteriali di Francesco che a Sibari, nel 2014, disse non solo che la malavita ’è adorazione del male e disprezzo del bene comune’ ma che, soprattutto, quegli uomini che ’vivono di malaffare e di violenza’ non sono in comunione con Dio e quindi ’sono scomunicati’”.
“La malavita organizzata – la possiamo chiamare mafia, camorra, stidda – non è quindi una criminalità comune ma è un’organizzazione feroce e, al tempo stesso, una forma di ateismo che si colora di tinte neopagane e di blasfeme citazioni cristiane. La malavita è  inequivocabilmente fonte di morte: morte della società, morte del territorio, morte dell’anima delle persone”, ha sottolineato il card. Bassetti. E “le organizzazioni criminali per realizzare i loro progetti creano un clima di paura che sfrutta la miseria e la disoccupazione, la disperazione sociale e l’assenza della certezza del diritto”. “Proprio per questo è assolutamente necessaria la presenza dello Stato – ha detto ancora -. Una presenza forte, autorevole e soprattutto educativa. Come quella di Rosario Livatino”. “Rosario Livatino – ha aggiunto Bassetti – è stato un appassionato difensore della legalità e della libertà di questo Paese. Un autentico rappresentante delle istituzioni che è riuscito a incarnare la certezza del diritto e anche la cultura morale dell’Italia profonda: di quell’Italia che non si arrende alle ingiustizie e alle prevaricazioni, e che non cede agli ignavi e a coloro che si adeguano allo status quo: anche quando lo status quo è rappresentato dalla mafia”.
“Senza alcun dubbio, Rosario Livatino è stato un piccolo e giovane uomo ma, al tempo stesso, è stato un gigante della verità . Un uomo che ha incarnato il Vangelo delle Beatitudini perché egli aveva ’fame e sete di giustizia’”, ha osservato. Livatino ci lascia dunque una preziosa eredità civile e un altrettanto importante eredità spirituale – ha concluso il presidente della Cei -. Il suo martirio parla alla Chiesa e all’Italia intera. Ma soprattutto parla alle giovani generazioni: a coloro che non sono ancora compromessi e che possono, anzi, devono resistere, con tutta l’energia e il coraggio della gioventù, alle false lusinghe malavitose”.

L’intervento di Ermini

Intervento di Ermini (Foto Quirinale.it)

Dopo Bassetti è intervenuto l’onorevole David Ermini . “La credibilità esterna della magistratura nel suo insieme ed in ciascuno dei suoi componenti è un valore essenziale in uno Stato democratico, oggi più di ieri” ha sottolineato il vicepresidente del Csm David Ermini citando le parole dello stesso magistrato. “Livatino tutto questo lo ha testimoniato con la vita. Livatino è il modello a cui ciascun magistrato ha il dovere di ispirarsi per guadagnarsi la fiducia dei cittadini, fonte primaria ed esclusiva della legittimità del suo agire”, ha aggiunto Ermini. Livatino sarà il primo magistrato beato nella storia della Chiesa, ha ricordato Ermini  sottolineando il suo insegnamento di uomo e magistrato “esemplare” nell’”essere credibili”. “Un uomo semplice e misericordioso – ha detto ancora il vicepresidente Csm – e insieme determinato e coraggioso. Un magistrato schivo e per nulla carrierista e insieme rigoroso e tenace. Capace, da sostituto procuratore, di condurre delicate indagini contro la mafia e gli intrecci corruttivi con politici e imprenditori e di colpire duramente le cosche agrigentine confiscandone i beni”. Poi Ermini ha citato direttamente Livatino, ricordando la sua idea dell’essere magistrato .”L’indipendenza del giudice – diceva Livatino – non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà  morale, nella fedeltà  ai principi, nella sua capacità  di sacrificio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità  delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della sua condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità  ad iniziative e ad affari, tuttora consentiti ma rischiosi, nella rinunzia ad ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo della interferenza; l’indipendenza del giudice è infine nella sua credibilità, che riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni ed in ogni momento della sua attività”. (continua a leggere dopo il video)

Il documentario
Card. Montenegro (Foto dal documentario)

“Picciotti, che cosa vi ho fatto?”,  la frase rivolta ai suoi assassini dal giudice dà il titolo al documentario, è realizzato in collaborazione con con il Centro per la cultura e la comunicazione dell’arcidiocesi di Agrigento, e andrà in onda domenica su Tv2000  il 9 aprile alle 21.20, giorno della beatificazione.

Il Servo di Dio Rosario Livatino magistrato del Tribunale di Agrigento è stato un uomo appassionato del suo lavoro, che ha combattuto la mafia nonostante le ripetute minacce indirizzate a lui e ai suoi anziani genitori; un laico fedele e innamorato di Dio, che tutte le mattine, all’insaputa di tanti, si recava a pregare nel santuario di San Giuseppe, attiguo al Tribunale. È questa fede feriale che lo rende saldo la mattina del 21 settembre 1990, quando viene assassinato. Il magistrato, inseguito dai suoi killer, tenta una fuga disperata ma non urla, non maledice, non chiede aiuto e quando si rende conto che è giunta la sua ora, si volta verso di loro e come Gesù pronuncia parole di verità: “Picciotti, che cosa vi ho fatto?”. Nel documentario ne rendono testimonianza i compagni di scuola, i colleghi magistrati, tutti quelli che hanno avuto modo di conoscere la sua straordinaria normalità, la serietà e la dedizione, le fatiche e le paure, la carità e la fede. Alcune immagini emozionanti: Paolo Borsellino  sul luogo del delitto, Giovanni Falcone ai funerali. E poi l’anatema di Giovanni Paolo II contro i mafiosi, quel “Convertitevi” pronunciato con tono severo nella spianata dei Templi di Agrigento. Accanto al Pontefice si intravvede il cardinale di Palermo Salvatore Pappalardo. (fonte www.tv2000.it)

 

Gallery – Backstage del Docu-Video (di Carmelo Petrone)

PER SAPERNE DI PIU’

Dal sito del Quirinale 

Il Presidente Mattarella al CSM per l’anteprima del docu-film sul giudice Rosario Livatino

Gallerie fotografiche

Galleria video

 

Dal sito di Tv2000

Speciale Livatino

Comunicati stampa 

 

Documentari di Tv2000 pubblicati sui canali YouTube di Tv2000 e dell’Arcidiocesi di Agrigento

Rosario Livatino… l’Uomo (vedi) 

‘Rosario Livatino… il Magistrato (vedi)

Rosario Livatino… il Credente (vedi)

 

Gallery tratta da immagini del documentario Picciotti, che cosa vi ho fatto?

donazioni

Sostieni L'Amico del popolo

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare L'Amico del Popolo a crescere con una micro donazione.