Messaggio dei Vescovi di Sicilia per la beatificazione: “Livatino, uno di noi”

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Si è tenuta oggi, 6 maggio, nel Palazzo vescovile di Agrigento la conferenza stampa in preparazione alla beatificazione del giudice Rosario Angelo Livatino. All’incontro con i giornalisti erano presenti il card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo coadiutore, mons. Giuseppe Marciante, vescovo di Cefalù e delegato per la Conferenza episcopale siciliana per i Problemi sociali e il Lavoro, la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato ed il direttore del Centro per il Culto e la Liturgia dell’Arcidiocesi di Agrigento, don Rino Lauricella. Nel corso della conferenza stampa, mons. Marciante ha presentato il il Messaggio dei Vescovi di Sicilia in occasione della Beatificazione del giudice martire. (leggi qui il messaggio integrale)
” Un testo- si legge sul sito della Conferenza Episcopale Siciliana – sentito, dedicato non solo a Livatino, definito “uno di noi, cresciuto in una comunissima famiglia delle nostre e in una delle nostre città, dove ha respirato il profumo della dignità e dove ha appreso il senso del dovere, il valore dell’onestà e l’audacia della responsabilità”.
I pastori delle Chiese di Sicilia, scrivono della “giovinezza” del martire canicattinese, della sua professione e della sua professionalità, del significato della sua beatificazione oggi e in questa terra; illustrano le tappe del cammino delle coscienze iniziato con l’assassinio del magistrato, e passato attraverso il grido di Giovanni Paolo II e la lettera “Convertitevi!” dei vescovi di Sicilia per il 25° di quell’appello e fino alla beatificazione; si soffermano sulla “eredità” di Livatino, ma non meno su quella “di Puglisi e di innumerevoli altri fratelli e sorelle, che non saranno mai elevati gli onori degli altari, ma che hanno scritto pagine indelebili di storia ecclesiale e civile, anche ai nostri giorni e anche nella nostra Sicilia!”. ”Purtroppo – scrivono i vescovi siciliani – dobbiamo riconoscere che, al di là di alcune lodevoli iniziative più o meno circoscritte, le nostre Chiese non sono ancora all’altezza di tale eredità”. L’invito è a “ripartire, considerando che in questi trent’anni tante cose sono cambiate, ma non sono ancora cambiate abbastanza. Se sembra finito il tempo del grande clamore con cui la mafia agiva nelle strade e nelle piazze delle nostre città, è certo che essa ha trovato altre forme – meno appariscenti e per questo ancora più pericolose – per infiltrarsi nei vari ambiti della convivenza umana, continuando a destabilizzare gli equilibri sociali. Di fronte a tutto questo non possiamo più tacere, ma dobbiamo alzare la voce e unire alle parole i fatti: non da soli ma insieme, non con iniziative estemporanea ma con azioni sistematiche. Solo così il sangue dei Martiri non sarà stato versato invano e potrà fecondare la nostra storia, rendendola, per tutti e per sempre, storia di salvezza”.

Nel suo intervento il card. Francesco Montenegro ha evidenziato come “questa terra (Agrigento ndr) non produce solo male, anzi diventa capitale del Bene. La Beatificazione di Rosario Livatino – ha detto l’ arcivescovo di Agrigento – è luce per la gente di Sicilia e non solo, ed era necessario e urgente accenderla, soprattutto in un momento difficile come quello che viviamo. Le ristrettezze alle quali anche il Covid ci costringe non ci ha scoraggiati: la data è quella dell’appello del papa Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi. Non ci sarà la festa che avremmo voluto, ma la santità non richiede i grandi numeri in termini di presenza, ma di persone che si lasciano coinvolgere e interrogare. Questo è lo stile con il quale viviamo questo momento – ha continuato il cardinale -, quello di chi si vuole lasciare illuminare per procedere senza sosta e andare avanti rompendo il buio che rischia di scoraggiarci e rallentarci”.
A testimoniare quanto a cuore stia l’esempio di Livatino alla Chiesa tutta anche un messaggio che il Papa Francesco ha voluto indirizzare ai ragazzi e alle ragazze, posto in apertura al libro “Rosario Livatino. La lezione del giudice ragazzino”, a firma di Lilli Genco e mons. Alessandro Damiano, arcivescovo coadiutore di Agrigento ed edito da Di Girolamo Junior (vedi qui). “Fate tesoro della testimonianza del beato Rosario Livatino, un “santo della porta accanto” che – scrive il pontefice – attraverso la sua vita ordinaria ha realizzato qualcosa di straordinario agli occhi di Dio donando la sua vita per la giustizia”. Sul suo esempio – sollecita Papa Francesco – prendete in mano la vostra vita e senza cedere mai a compromessi alla sopraffazione, dato il meglio di voi stessi per il cambiamento della vostra terra”.
Infine, don Rino Lauricella, ha illustrato alla stampa i momenti del rito della beatificazione che sarà presieduto dal card. Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione della Causa dei Santi domenica 9 maggio nella Cattedrale di Agrigento alla presenza di 200 persone in rappresentanza dei vecovi siciliani, presbiteri, religiosi, defeli, familiari e autorità. La celebrazione, come già comunicato, sarà trasmessa in diretta da RAI UNO e TV2000.

Il rito di beatificazione – “Il rito – ha spiegato il direttore del Centro per la Liturgia – si svolgerà durante la celebrazione eucaristica. Dopo i riti introduttivi e l’atto penitenziale, l’arcivescovo di Agrigento, card. Montenegro, farà presente al rappresentante pontificio che ha chiesto al Papa l’iscrizione del Venerabile Livatino nel numero dei Beati, subito dopo il postulatore della causa del giudice Livatino, l’arcivescovo Vincenzo Bertolone, leggerà un breve profilo biografico del futuro beato al termine del quale il card. Marcello Semeraro, legge la lettera apostolica in cui Papa Francesco ha iscritto nell’albo dei beati Rosario Angelo Livatino, martire e indica la data in cui sarà celebrata la memoria liturgica. Successivamente verrà scoperta l’immagine del nuovo beato verrà portata una reliquia del nuovo beato che sarà venerata dal Cardinale prefetto che presiede a nome del papa, mentre il coro diocesano canterà l’inno dal titolo “Sub Tutela Dei” composto per l’occasione da don Giovanni Gattuso con testo di Raimondo La Valle e di G. Gattuso. Terminata la venerazione della reliquia,  l’arcivescovo di Agrigento ringrazierà, a nome della della Chiesa agrigentina, il Santo Padre, attraverso il suo rappresentante,  per aver iscritto nell’albo dei Beati Rosario Angelo Livatino, martire”.

 

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