Novità editoriale: “Rosario Livatino, il Giudice giusto”

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Il libro:  “Rosario Livatino, il Giudice giusto” di Toni Mira (Ed. San Paolo)

In occasione della beatificazione del Giudice Rosario Livatino, il giornalista Toni Mira ha compiuto un ampio lavoro di indagine intorno alla figura dell’uomo, del cittadino, del servitore dello Stato, per offrirci la possibilità di un incontro faccia a faccia con un personaggio che è un altissimo esempio di valore civile e che scuote le coscienze di tutti noi ben più di quanto farebbe un “santo da immaginetta”. Livatino in preghiera, sì, Livatino guidato da un fortissimo senso della giustizia e della misericordia divine… ma soprattutto Livatino professionista, magistrato competente, concentrato e abile. L’uomo di legge che guadagna sul campo rispetto e autorevolezza. L’uomo scomodo per le mafie e forza trainante nel contrasto alla malavita. Un incontro vivo, emozionante e istruttivo, reso possibile dall’ascolto di molti testimoni: colleghi, collaboratori nelle indagini, persone informate sui fatti. Al termine del percorso vengono pubblicati integralmente tre discorsi di Livatino (uno dei quali inedito) che, in circostanze e su temi diversi, ci fanno scoprire la sua voce, il suo pensiero, i suoi ideali. “

Un uomo che ancora, nell’esempio e nella memoria, vive” scrive nella prefazione don Luigi Ciotti, di cui l’Ansa, riporta alcuni passaggi.   “Vive nelle speranze di fedeli che a lui si affidano. Vive nel ricordo di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo”, “vive nell’impegno dei giovani che coltivano i terreni confiscati, e nei prodotti che hanno per marchio il suo nome. Vive nell’ammirazione di tanti magistrati, giuristi e studenti che a lui si ispirano nel coltivare l’amore per il diritto e soprattutto per i diritti di ogni persona. Vive nell’impegno di chiunque si spenda contro ogni forma di prepotenza, violenza e sopraffazione dell’uomo sull’uomo”.
Il presidente di Libera sottolinea che “la Chiesa ci dice che Livatino non è stato solo un uomo dalle fulgide virtù cristiane, un figlio e un amico affettuoso e un eccellente magistrato, ma qualcuno talmente vicino a Dio da morire per la sua fede. Lo fa infatti beato ‘in odium fidei’, ossia perché ritiene che il suo omicidio abbia avuto ragione nella purezza e nell’intransigenza della fede, vista dai criminali come l’ostacolo insormontabile a corromperlo o farlo desistere dalla sua ricerca di verità e giustizia”.

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