Il Papa ai presbiteri sicialiani: nella vostra terra “grandi virtù” e “crudeli efferatezze”. Cita “Pirandello, il grande siciliano”

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(foto chiesedisilia.org)

Sono circa 300 i presbiteri siciliani, tra di essi 13 agrigentini, guidati dall’Arcivescovo mons. Alessandro Damiano, che hanno preso parte al pellegrinaggio a Roma in occasione del XXX anniversario della Giornata Sacerdotale Regionale Mariana, la cui prima edizione si tenne a Sciacca nella Basilica della Madonna del Soccorso nel 1992 (vedi foto sotto)

. L’appuntamento romano ha previsto diversi intensi momenti di preghiera di di fraternità fino a questa mattina, giovedì 9 giugno, all’udienza privata con papa Francesco.

Durante l’udienza il Papa ha tenuto un discorso schietto affrontando diversi temi di carattere, ecclesiale, economico, sociale con un appello: “Abbracciare fino in fondo la vita di questo popolo”.

Papa Francesco: in Sicilia “grandi virtù” e “crudeli efferatezze”. Cita il film Kaos e “Pirandello, il grande siciliano”

“Il cambiamento d’epoca nel quale ci troviamo a vivere – ha detto Papa Francesco ai pellegrini – richiede scelte coraggiose, anche se ponderate e, soprattutto, illuminate con il discernimento dello Spirito Santo. Questo cambiamento sta mettendo a dura prova soprattutto i legami sociali e affettivi, come la pandemia ha ancor più chiaramente evidenziato”, ha proseguito Francesco, precisando che “la Sicilia non è fuori da questo cambiamento; anzi, come è accaduto in passato, si trova al centro di percorsi storici che i popoli continentali disegnano. Essa ha spesso accolto i passaggi di questi popoli, ora dominatori ora migranti, e accogliendoli li ha integrati nel suo tessuto, sviluppando una propria cultura”. “Io ricordo quando quarant’anni fa mi hanno fatto vedere un film sulla Sicilia, Kaos”, ha detto il Papa a braccio citando la pellicola dei fratelli Taviani: “Quattro racconti di Pirandello, il grande siciliano: io sono rimasto stupito di quella bellezza, di quella cultura, di quella insularità continentale”. “Questo non significa che sia un’isola felice, perché la condizione di insularità incide profondamente sulla società siciliana, finendo per mettere in maggior risalto le contraddizioni che portiamo dentro di noi”, ha poi precisato: “Si assiste in Sicilia a comportamenti e gesti improntati a grandi virtù come a crudeli efferatezze. Come pure, accanto a capolavori di straordinaria bellezza artistica si vedono scene di trascuratezza mortificanti. E ugualmente, a fronte di uomini e donne di grande cultura, molti bambini e ragazzi evadono la scuola rimanendo tagliati fuori da una vita umana dignitosa. La quotidianità siciliana assume forti tinte, come gli intensi colori del cielo e dei fiori, dei campi e del mare, che risplendono per la forza della luminosità solare. Non a caso tanto sangue è stato versato per la mano di violenti ma anche per la resistenza umile ed eroica dei santi e dei giusti, servitori della Chiesa e dello Stato”.

I presbiteri agrigentini a Roma con l’Arcivescovo Alessandro Damiano

“ La pietà popolare è grande ricchezza, ma dobbiamo educarla”. No ai “merletti”, “andare avanti, non rimanere quietisti”

Nel discorso, Francesco ha menzionato “la grande devozione mariana della Sicilia, consacrata a Maria Immacolata, per la quale insieme, vescovi e sacerdoti, avete preso l’abitudine di celebrare una Giornata Sacerdotale Mariana. Continuate!”. “Non vorrei finire senza palare cosa che a me preoccupa”, ha poi concluso a braccio: “io mi domando, la riforma che il Concilio ha avviato come va tra voi? La pietà popolare è una grande ricchezza, dobbiamo custodirla, accompagnarla, ma anche educarla”, invito, insieme a riscoprire il n. 48 della Evangelii nuntiandi di Paolo VI. “La liturgia come va?”, ha chiesto inoltre sempre fuori testo il Papa: “Non vado a messa in Sicilia, non so come predicano i preti siciliani, se predicano come è stato suggerito nell’Evangelii Gaudium o se in tal modo che la gente esce a ‘fare una sigaretta’ e poi torna. Quelle prediche in cui si parla di tutto e di niente. Dopo otto minuti l’attenzione cala, la gente vuole sostanza: un pensiero, un sentimento e un’immagine, e quello se lo porta tutta la settimana”. “Come celebrano?”, ha chiesto di nuovo il Papa ai presenti: “Non vado a messa lì, ma ho visto qualche foto… Quei merletti: sono passati 60 anni dalla riforma del Concilio, ci vuole un aggiornamento anche nella moda liturgica. Alle volte va bene portare qualche merletto della nonna, per fare omaggio alla nonna… è bello fare un omaggio alla nonna, ma è meglio celebrare la madre Chiesa. Andare avanti, non rimanere quietisti!”. Infine, una raccomandazione “universale”: “Una delle cose che più distruggono la vita ecclesiale è il chiacchiericcio, che va insieme all’ambizione. Ti toglie l’identità, ti toglie l’appartenenza!”.

“State attenti al carrierismo, la nostra non è una professione, è una
donazione”

“Abbracciare fino in fondo la vita di questo popolo”. È l’appello del Papa ai vescovi e a sacerdoti. ” Vicinanza, compassione e tenerezza: questo è lo stile di Dio ed è anche lo stile del pastore”, ha ribadito il Papa: “Nell’’oggi’ faticoso del popolo di Dio che è in Sicilia, i sacerdoti attingono quotidianamente questa forma di vita dall’Eucaristia”. “La nostra non è una professione, è una donazione”, ha proseguito a braccio: “Non un mestiere, che può servire pure per fare carriera, ma una missione. Per favore, state attenti al carrierismo, strada sbagliata che alla fine delude, e ti lascia solo, perduto!”.

Cita don Puglisi e Rosario Livatino, “in Sicilia si guarda ancora ai sacerdoti come a guide spirituali e morali”

“Non sono mancate, in passato, e non mancano ancora oggi, figure di sacerdoti e fedeli che abbracciano pienamente le sorti del popolo siciliano… Come non ricordare i Beati don Pino Puglisi e Rosario Livatino – ha detto – , ma anche persone meno note, donne e uomini che hanno vissuto in ogni stato di vita la fedeltà a Cristo e al popolo?”, ha proseguito Francesco: “Come ignorare il silenzioso lavoro, tenace e amorevole, di tanti sacerdoti in mezzo alla gente sfiduciata o senza lavoro, in mezzo ai fanciulli o agli anziani sempre più soli?”. “E su questo, sui sacerdoti che sono vicini ai vecchi – ha rivelato a braccio – ho ricevuto poco tempo fa lettera di uno dei vostri sacerdoti, che raccontava come ha accompagnato il vecchio parroco negli ultimi tempi di vita, fino all’ultimo momento. Tornava stanchissimo dal lavoro, ma la prima cosa era andare dal vecchio e farlo felice. E poi portarlo a letto, accompagnarlo fino a che si addormentasse…questi sono gesti grandi, e questa grandezza c’è anche tra voi, nel vostro clero”. “La figura sacerdotale in mezzo al popolo è importante”, ha commentato il Papa: “in Sicilia, si guarda ancora ai sacerdoti come a guide spirituali e morali, persone che possono anche contribuire a migliorare la vita civile e sociale dell’isola, a sostenere la famiglia e ad essere riferimento per i giovani in crescita”. “Alta ed esigente è l’attesa della gente siciliana verso i sacerdoti”, ha rimarcato Francesco: “non restare a metà cammino, per favore”.

N.B. Su prossimo numero del nostro settimanile dedicheremo un ampio servizio raccogliendo la testimonianza dei nostri presbiteri.

 

 

 

 

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