Riapertura Sacrario, Damiano: “la guerra non è un fantasma del passato, ma una tragedia del presente”

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Foto di gruppo al termine della Messa (ph. Carmelo Petrone)

“L’occasione che ci convoca in questo luogo, il cimitero di Bonamorone, è la riconsegna alla memoria collettiva del Sacrario dei morti in guerra, ricordo per i familiari e per gli agrigentini tutti e monito per chi torvi nella guerra una soluzione ai conflitti. Seppellire i morti, e avere cura del loro sepolcro, è una misura di umanità che ci unisce di fronte al mistero dell’ultimo passo e che, rinnovando l’amore nel ricordo, ci aiuta a non arrenderci all’inesorabile fluire del tempo”. Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano, nell’omelia quest’oggi, 27 ottobre 2023, al cimitero Bonamorone di Agrigento durante la S. Messa per la riconsegna del sacrario militare e della giornata mondiale di preghiera, indetta da Papa Francesco,per la pace.

Presenti alla cerimonia di riapertura, i ragazzi delle scuole, le autorità militari, religiose e civili del territorio ed anche il capo dell’ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa, il generale di divisione Diego Paulet. Dopo anni di oblio il Sacrario è stato  restituito alla città,  grazie ad un intervento di restauro finanziato dal Ministero della Difesa, un importante tassello della memoria storica della città di Agrigento, luogo simbolo della gratitudine della nazione per i caduti in guerra.

Mons. Damiano, citando poi Ugo Foscolo, ne “i Sepolcri”, ha detto: “una società che non conserva il culto dei morti fra i suoi valori spirituali più preziosi, non merita di sopravvivere. Seppellire i morti, e avere cura del loro sepolcro, è una misura di umanità che ci unisce di fronte al mistero dell’ultimo passo e che, rinnovando l’amore nel ricordo, ci aiuta a non arrenderci all’inesorabile fluire del tempo”. E ancora, con le parole del Presidente Mattarella, ha ricordato come «La Grande Guerra, che comportò il sacrificio di più di dieci milioni di soldati, e un numero altissimo – rimasto imprecisato – di caduti civili, non diede all’Europa quel nuovo ordine fondato sulla pace, sulla concordia e sulla libertà che molti, con sincere intenzioni, avevano auspicato o vagheggiato. La guerra non produsse, e non produce oggi, neppure per i vincitori, ricchezza e benessere ma dolore, miseria e sofferenze»; ricordando tutti i soldati e i marinai ha proseguito dicendo: «I più intrepidi, certamente, animati dallo sprezzo del pericolo e dalla forza della volontà. I tanti eroi, quelli riconosciuti e quelli sconosciuti. Ma anche i rassegnati, gli afflitti, quelli pieni di timore. La morte e il sacrificio sono la cifra della guerra, che unisce tutti i soldati facendo gravare su di essi le sofferenze che provoca» (Mattarella 4.11.2018).

Giorni oscuri – nota mons. Damiano – che ci illudevamo avere alle spalle; quanto poco e svogliatamente impariamo dalla storia. Netta la denuncia dell’arcivescovo Alessandro: “Stiamo vivendo un’eclissi della ‘coscienza’, non è la prima, sappiamo che le eclissi sono temporanee, ma ogni volta le conseguenze possono essere sempre peggiori”. Ricordando le parole del Papa, “ad oggi voce solista che supera il monito del salmista ‘parlano di pace ma nel cuore hanno la guerra’”, mons. Damiano  cita la Fratelli tutti, che “ha indicato che ‘la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro’. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali”.

“La guerra – ha detto – non è un fantasma del passato, ma una tragedia del presente”.E, citando la Fratelli tutti di Papa Francesco ha proseguito dicendo che «ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni. Rivolgiamo lo sguardo a tanti civili massacrati come “danni collaterali”. Domandiamo alle vittime. Prestiamo attenzione ai profughi, a quanti hanno subito le radiazioni atomiche o gli attacchi chimici, alle donne che hanno perso i figli, ai bambini mutilati o privati della loro infanzia. Consideriamo la verità di queste vittime della violenza, guardiamo la realtà coi loro occhi e ascoltiamo i loro racconti col cuore aperto. Così potremo riconoscere l’abisso del male nel cuore della guerra e non ci turberà il fatto che ci trattino come ingenui perché abbiamo scelto la pace» (FT 261).

«Siamo qui – ha concluso –  per rammentare che soltanto l’impegno per una memoria, attiva e vigile, del dolore e delle vittime di quei conflitti può consolidare e rendere sempre più irreversibili le scelte di pace, di libertà, di serena e rispettosa convivenza tra le persone e tra i popoli» (cfr. Mattarella). Onore ai caduti! Cristo principe della pace, la Madre sua addolorata, l’arcangelo Michele ci siano di guida, consolazione e protezione nell’arduo cammino della pace. Al termine, il sindaco Francesco Miccichè ha letto il messaggio inviato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto e consegnato delle benemerenze al Tenente Colonnello Fabio De Vittoris e al Luogotenente Daniele Galardo.

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