Ricordato il 50° dell’inizio Missione a Ismani (Tanzania)

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Martedì 12 dicembre 2023, alle 18:00 nella parrocchia San Nicola di Agrigento, è stata celebrata una Messa in occasione del 50° anniversario dell’inizio della Missione diocesana in Tanzania (Africa). A presiedere la celebrazione è stato Mons. Carmelo Ferraro, presenti, il Vicario Generale, don Giuseppe Cumbo e tutti i sacerdoti che hanno prestato il loro servizio nella parrocchia di Ismani e numerosi i laici che in qualche modo hanno contribuito in questi anni al servizio della missione.

Il Vescovo Carmelo nell’omelia ha ricordato “l’importanza di essere figli del Figlio” e non ha mancato di sottolineare il grande contributo del ruolo che hanno avuto i laici nel portare avanti questa Missione. Particolarmente commovente per tutti è stato il ricordo del compianto Ciccio Piscopo, amministratore per molti anni della missione di Ismani; alla celebrazione era presente anche sua moglie Giovanna Gelardi.La suggestiva liturgia, ricca di colori, canti e simboli africani, è stata animata dalle suore africane presenti in Diocesi. Dopo la messa nel salone parrocchiale ci si è intrattenuti con i missionari in un agape fraterna.

Mons. Carmelo Ferraro con i missionari agrigentini a Ismani (Mazzocchio, Catanzaro, Burgio e Giunta)

Vi proponiamo un piccolo riassunto della storia della Missione di Ismani a cura di Domenico Gambino

I primi contatti tra la diocesi di Agrigento e quella di Iringa, in particolar modo con i Padri della Consolata, furono avviati da mons. Giuseppe Burgio che a pieno titolo può essere definito il “promotore della parrocchia in Tanzania”. In seguito, tra i vescovi di Agrigento, mons. Giuseppe Petralia  e di Iringa, mons. Mario Mgulunde, venne stipulata una convenzione.

I primi due sacerdoti agrigentini in partenza per la missione furono don Saverio Catanzaro e don Saverio Taffari.

da sx padre Filippo Mammano, p. Ignazio Giunta e don Angelo Burgio

La consegna del Crocifisso, datata 4 novembre 1972, avvenne nella chiesa San Domenico ad Agrigento per le mani del card. Angelo Rossi, prefetto della Sacra Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Il Papa si rese presente con un telegramma. Il Vescovo di Iringa accolse i due missionari con grande affabilità e con senso di gratitudine.” Dal 12 luglio al 5 agosto del 1976, in occasione del decennale della fondazione della parrocchia di Ismani, mons. Petralia visitò la missione dove da tre anni operavano i due sacerdoti agrigentini. Constata con viva soddisfazione i frutti crescenti del lavoro svolto dai due missionari che hanno costruito chiese, dispensari, scuole, impianti per la macinazione del mais (alimento base per la popolazione) e per il filtraggio delle acque del fiume; insegnato le norme per la pulizia e l’igiene, promosso l’agricoltura e il giardinaggio; sono considerati consiglieri e pacieri ascoltati e riveriti molto più dello stregone, che esercita ancora un forte prestigio sui pagani come “sacerdote, guaritore e mago”. Ma soprattutto i due missionari, coadiuvati dai numerosi catechisti della parrocchia, si dedicano alla predicazione del vangelo e alla catechesi.“La retrovia sostiene la frontiera”: tutta la diocesi è presente nella sua parrocchia, dando fiducia ai missionari e comunicando loro la gioia d’essere uniti con la diocesi di provincia. Intanto, ai due primi missionari se ne aggiunge un terzo: è don Angelo Burgio che, il 3 novembre 1979, nella concattedrale S. Domenico di Agrigento, in occasione del XV anno di consacrazione episcopale di mons. Petralia, riceve il Crocifisso e il vangelo.

Nel novembre del 1980, mons. Luigi Bommarito, nuovo vescovo di Agrigento, si reca a Ismani in visita pastorale. Quella visita segnò il ritorno in diocesi di don Saverio Taffari. Nel 1981 ai missionari di Ismani si aggiunse don Filippo Mammano, sacerdote della diocesi di Nicosia. Vi rimarrà per alcuni anni (fino al 1990) prima di andare come parroco in un’altra missione (Ilula) con la quale la sua diocesi ha deciso di gemellarsi.

Nel novembre dello stesso anno un altro sacerdote agrigentino raggiunge Ismani: don Ignazio Giunta che vi rimarrà fino al mese di agosto 1987.

La parrocchia di Ismani

Il 1° agosto 1982 è un’altra data importante, mons. Mario Mgulunde consacra la nuova chiesa parrocchiale d’Ismani. La costruzione è stata resa possibile grazie all’opera indefessa dei nostri missionari, in particolar modo per la tenacia e il dinamismo di don Saverio Catanzaro. Intanto, nella mente del Vescovo Bommarito si fa strada l’idea di accettare nel nostro seminario agrigentino seminaristi tanzaniani, idea che si concretizza positivamente con l’arrivo in diocesi nel 1984 dei seminaristi Peter Wissa e Liberatus Mwenda. Quest’ultimo, in ossequio allo scambio di sacerdoti tra chiese sorelle, rimarrà nella nostra diocesi di Agrigento per alcuni anni come parroco della chiesa Santo Spirito di Canicattì. Intanto, nell’agosto del 1990 arrivano dalla Tanzania altri due studenti: Leonard Maliva e Luciano Mpoma.

Luciano proviene dalla nostra parrocchia di Ismani che ha già avuto la gioia di aver visto consacrare come primo sacerdote uno dei suoi figli: Alfons Mayemba (1987). La seconda ordinazione sarà quella di Ferdinand Fihoma (29 giugno 1994) e la terza quella dello stesso Luciano (26 luglio 1995). Dopo l’ordinazione, proseguirà gli studi di teologia presso l’Istituto Teologico S. Paolo di Catania e, pastoralmente, servirà ancora la chiesa agrigentina nella comunità ecclesiale di Canicattì. L’invio di sacerdoti Fidei donum continua con la partenza di don Paolo Ferrante. La consegna del Crocifisso e del vangelo avviene nella catte- drale di Agrigento durante il conferimento del presbiterato ai diaconi Giuseppe Anello, Salvatore Castronovo, Nazareno Ciotta e Giovanni Lillo Sardella. Don Paolo servirà la chiesa di Iringa quasi quattro anni. Suoi sono molti dei dipinti realizzati nelle chiese dei villaggi di Ismani. Anche la diocesi Ragusa invia a Ismani un suo figlio: è don Vito Intanno, che sceglie l’Africa per celebrare un “anno sabbatico” (1996-97). Al ritorno in patria riprenderà la sua funzione di parroco a Vittoria. Nel mese di gennaio 1997, il vescovo di Iringa invia a Ismani un sacerdote locale, in qualità di vice parroco, per aiutare don Angelo Burgio rimasto solo a seguire pastoralmente la parrocchia: è p. Emanuel Myuki. Le sue condizioni di salute fisica non sono buone e fa continuamente la spola tra Ismani e l’ospedale, compreso quello di Nairobi. Morirà il 1° novembre 1997 per un tumore al fegato. Ancora una volta don Angelo rimane solo. La Provvidenza, dopo non molto, gli metterà accanto don Luigi Mazzocchio della nostra diocesi agrigentina. Partito dall’Italia il 30 gennaio 1999, ha sostato a Morogoro per seguire il corso di lingua swahili. E ha servito la parrocchia di Ismani fino al suo rientro in Italia nel 2004.

Da quella data a gestire la parrocchia di Ismani è rimasto don Angelo Burgio affiancato dai viceparroci africani P. Ombeni, P. Vitalis, e P. Herman che si sono alternati in questi anni; don Angelo ha terminto il suo mandato come parroco di Ismani il 25 dicembre 2013.Il 30 dicembre 2013 alla presenza di una delegazione della Diocesi di Agrigento formata da don Luigi Mazzocchio, don Dario Morreale e il seminarista Marco Farruggia la Diocesi di Agrigento ha consegnato la parrocchia nelle mani della diocesi di Iringa che ha già nominato il nuovo parroco P. Alois Mdemu (allora vicario generale della Diocesi di Iringa). I sacerdoti agrigentini impegnati come fidei donum nella parrocchia di Ismani sono stati:

P. Saverio Catanzaro (1973-1982); P. Saverio Taffari (1973-1980); P. Angelo Burgio (1979-2012); P. Filippo Mammano, della diocesi di Nicosia (1981- 1990); P. Ignazio Giunta (1981-1987); P. Paolo Ferrante (1990-1994); P. Luigi Mazzocchio (1999- 2004).

In 39 anni di servizio pastorale, sono stati raccolti copiosi frutti spirituali e materiali:

Oltre 15.000 battezzati, 5 sacerdoti, 3 religiosi, 18 religiose, comunità di base nei 22 villaggi. Tante le Celebrazioni liturgico- sacramentali e le opere di carità, come intensa è stata la formazione catechistica e spirituale.

Riguardo alle strutture sono state costruite: 16 chiese , 2 dispensari sanitari, 1 scuola secondaria, 1 primaria, 3 asili, 1 scuola di falegnameria, 2 scuola di sartoria, 3 mulini, 1 officina di fabbro ferraio, 1 ostello per gli studenti, un Centro culturale dotato di biblioteca, sala computer e laboratorio musicale e infine la Casa di accoglienza “Nyumba Yetu” per bambini sieropositivi o orfani dell’Aids.

La Diocesi di Agrigento ha accolto in Italia Sacerdoti, Seminaristi e Suore Teresine; ha collaborato con Associazioni laicali missionarie come le ALM e le AMI per opere di apostolato e di promozione sociale; ha inviato numerosi volontari tra i quali il Cav. Zambuto e Ciccio Piscopo che in 39 anni hanno rivestito il ruolo di amministratori della missione di Ismani, Giovanna Gelardi, Ivano Indelicato, di Agrigento, Lillo Gugliotta di Montevago, Augusto Sbaraglia di Roma, Maria Barbini di Venezia, Lina Russo, Selene Cimò, Roberta Zarbo e Alessandra Errore di Agrigento. Due volte l’anno nel tempo estivo e in quello invernale, un gruppo di volontari laici, coordinati da Roberta Di Rosa e Mimmo Gambino, si sono prestati per realizzare i progetti di adozione a distanza che nel corso degli anni hanno sostenuto circa 3.000 famiglie, 2.000 bambini, 900 studenti superiori, 100 seminaristi. Con la generosità di tanti benefattori, i volontari con le loro attività di animazione e manuali, hanno provveduto all’invio di molti containers e sostenuto la Missione nelle opere da realizzare. Con l’ausilio di Nyumba Yetu Onlus, coordinata, allora, da Vicky Lipari, 4 bambini sono stati operati in Italia. Grazie agli amici milanesi di P. Angelo è stato avviato un progetto di rifacimento e prolungamento dell’acquedotto. Tra i laici missionari presenti a Ismani sicuramente un posto di riguardo hanno le associate dell’Associazione Laicale Missionaria che dal 1978 sono state presenti a Usolanga uno dei villaggi della parrocchia di Ismani operando egregiamente nel campo sanitario, in quello educativo, sociale e pastorale. Hanno organizzato subito un corso di taglio e cucito, integrato da altre materie quali la matematica, l’inglese, lo swahili, l’igiene, per favorire la promozione sociale della donna. Hanno avviato e gestito un dispensario diventato negli ultimi anni una sorta di ospedaletto che dispone di un ambulatorio, di una sala parto, di un laboratorio delle analisi e quattro stanze per degenza e per l’assistenza alla maternità. A poco a poco l’idea della clinica sembra trovare consensi e le donne vi si recano in numero sempre maggiore. Lì hanno l’opportunità di curarsi e di seguire corsi di educazione sanitaria, al fine di prevenzione. Molte vi partoriscono, anche se, per una legge governativa, per il primo parto e dal quinto in poi bisogna andare presso l’ospedale di Iringa, città che dista da Usolanga 70 km circa. Ad ogni modo, per i casi più gravi sono state sempre le ALM ad accompagnare le partorienti in città usando una “Land Rover-Ambulanza” ricevuta in omaggio dall’associazione ALMA di Agrigento (Associazione Laici Missionari Agrigentini).

Nell’ambito educativo ricordiamo la realizzazione di un asilo, di una scuola elementare

Una piccola parte della famiglia dei volontari di Nyumba Yetu Onlus

e da pochi anni una scuola secondaria. Nell’impegno sociale le ALM si sono distinte anche per la realizzazione di due mulini nel villaggio di Usolanga e di Makadupa, e di un frantoio per l’estrazione dell’olio dai semi di girasole. Insieme a questi non possiamo dimenticare i volontari laici che si sono occupati della gestione di Nyumba Yetu la casa famiglia per bambini orfani vittime dell’Aids voluta fortemente da don Angelo Burgio e don Luigi Mazzocchio, la cui costruzione ebbe inizio nel 2002 e aperta nel 2009 alla presenza del Presidente della Repubblica di Tanzania.

La collaborazione con la Diocesi di Iringa continua mantenendo i contattio con il Vescovo, Mons. Tarcisius.  Attualmente tramite Nyumba Yetu onlus (vedi qui)  restano attive le adozioni a distanza, le borse di studio, le cure ai bambini malati, l’accoglienza dei bambini orfani e l’aiuto alimentare per le famiglie i cui genitori sono malati di aids o sieropositivi.

Domenico Gambino

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